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24 Maggio 2026
24 Maggio 2026
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Sant’Anna Hospital, cala il sipario: il Consiglio di Stato conferma la fine dell’accreditamento

Il terzo grado amministrativo respinge l’ultimo ricorso della clinica in liquidazione. Saltano definitivamente le speranze di rilancio e di riassunzione dei novantacinque ex dipendenti

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L’immagine del Sant’Anna Hospital come struttura privata d’eccellenza nel campo della cardiochirurgia non appartiene più al presente. È un capitolo che si è chiuso da tempo, ma la sentenza n. 9138/2025 del Consiglio di Stato, depositata dopo l’udienza di Roma di giovedì scorso, ne ha sigillato in modo definitivo la conclusione.

Il ricorso presentato dalla curatela fallimentare contro la Regione Calabria è stato rigettato nel merito dalla Terza Sezione. L’esito è stato comunicato dall’avvocato Oreste Morcavallo, legale della società Igreco-Ospedali Riuniti, intervenuta in giudizio, mentre l’avvocata Angela Marafioti ha rappresentato la Regione, che aveva già decretato la decadenza dell’accreditamento.

L’accreditamento che non c’è più

Il provvedimento regionale decisivo è il decreto n. 149 del 19 giugno 2024, firmato dal commissario alla Sanità calabrese. Con quell’atto la Regione aveva ritirato l’accreditamento del Sant’Anna, che copriva cardiochirurgia, cardiologia con emodinamica, Utic, terapia intensiva, chirurgia vascolare, chirurgia ambulatoriale e riabilitazione, distribuendo i posti letto alle strutture pubbliche della rete: la Dulbecco di Catanzaro, il Gom di Reggio Calabria e la nuova unità programmata all’Annunziata di Cosenza.

La vicenda è nata dalla mancata presentazione della documentazione necessaria al rinnovo dell’accreditamento da parte della clinica, come ricordato nelle comunicazioni della Regione che hanno ricostruito tutte le tappe: dalla liquidazione giudiziale dell’ente al primo ricorso al TAR, respinto, poi riformato dal Consiglio di Stato soltanto per ricalendarizzare l’udienza di merito.

L’asta, il nuovo acquirente e le speranze rimaste sospese

Nel frattempo il ramo d’azienda del Sant’Anna era stato acquistato all’asta dal Gruppo Citrigno, attraverso il Centro Clinico Ortensia, con l’obiettivo dichiarato di riattivare le attività seguendo la “storica missione” del Sant’Anna. L’operazione, però, conteneva una condizione risolutiva: senza il rinnovo dell’accreditamento, l’accordo sarebbe venuto meno.

La decisione del Consiglio di Stato ha prodotto esattamente questo scenario. Le speranze dei 95 ex dipendenti, che confidavano in un riassorbimento nella nuova gestione, si sono quindi indebolite in maniera decisiva.

Le posizioni in aula

L’avvocata Marafioti, per la Regione, ha sostenuto la piena legittimità del decreto di decadenza, richiamando il rispetto delle procedure e la necessità di garantire una corretta programmazione sanitaria. La Terza Sezione ha condiviso questa impostazione, affermando – nella motivazione resa pubblica a seguito dell’udienza – che la mancanza della documentazione prevista fosse «causa sufficiente alla conferma della decadenza», riconoscendo la fondatezza delle tesi della Regione e dell’intervento della società Igreco-Ospedali Riuniti.

Il Sant’Anna era difeso dall’avvocato Francesco Pitaro e dal professor Bernardo Giorgio Mattarella. Al termine della decisione, Pitaro ha dichiarato che «la sentenza pone fine a una vicenda giudiziaria che, purtroppo, ha avuto come controparte sostanziale e irriducibile i decisori pubblici della sanità calabrese» (dichiarazione rilasciata dopo la pubblicazione del dispositivo). Ha inoltre sottolineato di aver tentato ogni strada «sul piano tecnico-giuridico» per salvaguardare la possibilità di un rilancio grazie alla disponibilità imprenditoriale manifestata dagli acquirenti, nel tentativo di preservare «una storia di eccellenza cardiochirurgica unanimemente riconosciuta».

La conclusione giuridica

La sentenza n. 9138 del 2025 chiude in via definitiva il contenzioso. Confermando la decadenza dell’accreditamento, il Consiglio di Stato ha considerato dirimente la mancata consegna degli atti richiesti e ha ribadito la necessità di applicare in modo rigoroso le procedure previste per l’autorizzazione delle strutture sanitarie private.  La vicenda del Sant’Anna, così, arriva alla sua conclusione istituzionale. Le ricadute operative e occupazionali restano ora nelle mani dei soggetti coinvolti e delle scelte che seguiranno.

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