Il conflitto in Medio Oriente ha scosso le fondamenta di una stabilità che l’Italia sperava di aver ritrovato dopo la pandemia. Tuttavia, è nel Mezzogiorno, e in particolare in Calabria, che le ferite economiche appaiono più profonde e difficili da rimarginare. Secondo l’ultimo report dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, la povertà energetica non è più un’ipotesi statistica, ma una condizione di vita che si allarga a macchia d’olio. In questa regione, il disagio colpisce il 17,4% della popolazione, una cifra che doppia la media nazionale (ferma al 9,1%) e supera ampiamente anche quella del Sud Italia (13,4%). Si parla di oltre 143 mila famiglie, circa 318 mila persone, che vivono quotidianamente la difficoltà di onorare le bollette di luce e gas.

La stangata del 2026: costi oltre il miliardo di euro
L’orizzonte economico per il prossimo anno appare decisamente fosco. Le proiezioni indicano che nel 2026 la spesa complessiva delle famiglie calabresi per l’energia elettrica supererà la soglia psicologica del miliardo, attestandosi a circa 1 miliardo e 60 milioni di euro. Rispetto al 2024, si tratta di un aggravio di ben 152 milioni di euro in soli due anni. Questi numeri descrivono un percorso a ostacoli fatto di rinunce e sacrifici forzati. La povertà energetica si manifesta in modo silenzioso: sono le abitazioni che restano fredde d’inverno e prive di refrigerazione d’estate, ma anche la scelta drammatica di rimandare le cure sanitarie per poter far fronte alle scadenze dei pagamenti.

Piccole imprese tra incudine e martello
A subire l’urto più violento della crisi è il tessuto minuto della regione, composto da artigiani, piccoli commercianti ed esercenti. La Cgia sottolinea come queste categorie siano «costrette a pagare due volte il prezzo della crisi: prima a casa e poi per mantenere l’attività». Ogni lampadina accesa in un negozio, ogni frigorifero in un laboratorio o sistema di riscaldamento in un’officina rappresenta un costo che erode margini di profitto già estremamente sottili. In un contesto dove il reddito medio è inferiore alla media nazionale e l’efficienza energetica degli edifici è spesso carente, ogni scossa inflazionistica arriva amplificata, innescando aumenti a cascata che dalle tariffe scivolano inevitabilmente nella vita quotidiana di ogni cittadino.







