Un pomeriggio di massima tensione ha sconvolto il cuore istituzionale di Washington, dove gli agenti del Secret Service hanno risposto a un attacco armato ravvicinato neutralizzando l’assalitore. Poco prima delle ore 18 locali di sabato 23, un individuo si è avvicinato a un posto di blocco situato nei pressi della Casa Bianca e ha aperto improvvisamente il fuoco contro il personale di guardia. I tiratori scelti e gli agenti di pattuglia hanno reagito con prontezza all’agguato, ingaggiando un conflitto a fuoco in cui l’uomo è rimasto gravemente colpito, per poi decedere poco dopo il suo trasferimento in ospedale. L’autore dell’attacco è stato identificato come Nasir Best, un ventunenne che risultava già noto alle forze dell’ordine per una serie di inquietanti precedenti legati alla sicurezza della presidenza.
Il bilancio dell’evento registra purtroppo anche il ferimento di un civile che si trovava a transitare nella zona al momento degli spari. Le autorità competenti sono al lavoro per determinare se il passante sia stato raggiunto dal proiettile iniziale esploso dal sospetto o se sia rimasto vittima del successivo fuoco incrociato. Nessun esponente delle forze dell’ordine ha riportato lesioni e nessuna conseguenza diretta ha riguardato il presidente Donald Trump, che si trovava all’interno del complesso presidenziale al momento della sparatoria e che è stato immediatamente informato della situazione.
Le indagini condotte dal Secret Service hanno svelato un percorso di progressiva radicalizzazione e ossessione da parte di Best nei confronti della Casa Bianca. Nel giugno del 2025, il giovane aveva già bloccato una via d’accesso alla residenza affermando di essere “Dio”, un episodio che spinse gli agenti a disporre il suo ricovero presso l’Istituto Psichiatrico di Washington per una valutazione clinica. Appena un mese dopo, a luglio dello scorso anno, il ventunenne era stato nuovamente tratto in arresto durante il tentativo di penetrare in un vialetto interno del complesso, azione che aveva spinto un giudice a emettere un’ordinanza restrittiva per imporgli il divieto assoluto di avvicinamento al perimetro della struttura. L’analisi dei suoi profili sui social media aveva inoltre evidenziato minacce esplicite rivolte a Trump e farneticazioni in cui il giovane sosteneva di essere “il vero” Osama bin Laden.
La reazione del Presidente e il messaggio sui social
La risposta politica di Donald Trump non si è fatta attendere ed è arrivata attraverso i propri canali di comunicazione ufficiali, dove ha espresso gratitudine per la gestione dell’emergenza ed è tornato a premere sulla necessità di inasprire i protocolli di difesa della capitale. “Ringraziamo i nostri straordinari Servizi Segreti e le Forze dell’Ordine per l’intervento rapido e professionale di questa sera contro un uomo armato vicino alla Casa Bianca, che aveva precedenti di violenza e una possibile ossessione per l’edificio più sacro del nostro Paese – ha scritto Trump su Truth social – L’uomo armato è morto dopo uno scontro a fuoco con gli agenti dei Servizi Segreti vicino ai cancelli della Casa Bianca. Questo evento, avvenuto a un mese di distanza dalla sparatoria durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca, dimostra quanto sia importante, per tutti i futuri Presidenti, garantire a Washington, D.C., lo space più sicuro e protetto mai costruito nel suo genere. La sicurezza nazionale del nostro Paese lo esige!”
Le parole del presidente inquadrano l’accaduto all’interno di una cornice di sicurezza nazionale e rilanciano i progetti di modifica strutturale della cittadella presidenziale, considerati urgenti dall’amministrazione in carica.
Il lockdown della Briefing Room e gli spari in diretta web
L’esplosione dei colpi d’arma da fuoco ha fatto scattare in pochi secondi le procedure di massima allerta all’interno della residenza, traducendosi in un lockdown immediato della struttura. I giornalisti e i tecnici televisivi che stavano lavorando nel Giardino Nord sono stati evacuati d’urgenza e confinati nella sala stampa dell’edificio, rimanendo bloccati all’interno della struttura fino alla revoca del provvedimento restrittiva, giunta intorno alle ore 19 locali. All’interno della Briefing room, i primi attimi di smarrimento e il timore di un assalto su larga scala hanno lasciato spazio alla cronaca in tempo reale. I fotografi hanno tentato di documentare la situazione attraverso le vetrate dell’edificio, mentre i corrispondenti hanno avviato collegamenti in diretta video per raccontare l’evoluzione degli eventi minuto per minuto.
Particolare eco ha avuto la testimonianza di Selina Wang, inviata senior per l’emittente ABC News, la quale è riuscita a registrare le fasi concitate dell’attacco mentre si trovava sul prato nord. Il filmato, nel quale si percepisce chiaramente il rumore della sparatoria mentre la giornalista cerca riparo all’interno della tenda dei media, ha raccolto milioni di visualizzazioni sui canali social. Wang ha descritto l’evento confermando di aver udito decine di colpi d’arma da fuoco prima di essere scortata dal personale di sicurezza verso gli spazi interni della sala stampa.
Escalation di violenza a Washington e scontro sui fondi federali
L’incidente di sabato rappresenta il terzo episodio di violenza armata registrato nelle vicinanze del presidente Trump nell’arco degli ultimi trenta giorni. La scia di sangue era iniziata il 25 aprile scorso con una sparatoria avvenuta in concomitanza con l’annuale cena della White House Correspondents’ Association, seguita il 4 maggio da un secondo scontro a fuoco localizzato nei pressi del Washington Monument. I precedenti recenti includono inoltre il grave agguato dello scorso novembre ai danni di due esponenti della Guardia Nazionale del West Virginia nei pressi di una stazione della metropolitana non lontana dalla Casa Bianca, costato la vita alla specialista dell’Esercito statunitense Sarah Beckstrom e il ferimento grave di un altro militare.
Questa sequenza di attacchi si inserisce in una fase di forte contrapposizione politica all’interno del Parlamento americano, dove i legislatori sono divisi sulla gestione economica e strutturale dei nuovi interventi di protezione voluti dalla presidenza per il complesso governativo. Al centro della disputa vi è la proposta legata alla realizzazione di una sala da ballo alla Casa Bianca. Se da un lato il presidente Trump ha assicurato che la costruzione dell’opera verrà interamente coperta tramite finanziamenti di natura privata, i parlamentari del Partito Repubblicano hanno richiesto uno stanziamento straordinario di circa un miliardo di dollari in fondi federali. Tali risorse dovrebbero finanziare il potenziamento dei servizi di scorta del Secret Service, il rafforzamento delle barriere perimetrali della Casa Bianca e l’implementazione di sistemi avanzati per il controllo degli accessi. La proposta trova la netta opposizione del Partito Democratico e di una frangia di esponenti repubblicani, che denunciano il rischio di far gravare sui contribuenti costi non chiari e privi di una rendicontazione dettagliata. Al contrario, i sostenitori del progetto affermano che l’aumento delle minacce concrete renda indispensabile un immediato adeguamento delle strutture difensive per tutelare i grandi eventi ospitati nel perimetro istituzionale.








