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24 Maggio 2026
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Bob, la pizza che ha messo Montepaone sulla mappa del mondo: la scelta di Roberto Davanzo nata da una “punizione”

Dal lavoro nei ristoranti degli zii alla bottega aperta in Calabria con Anna, fino al riconoscimento tra le migliori pizzerie al mondo: al TEDx Vibo il racconto dell’imprenditore che ha trasformato sacrifici, lutti e debiti in una storia di riscatto

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Non è salito sul palco del TEDx Vibo Valentia per raccontare una favola. Roberto Davanzo, anima di Bob Alchimia a Spicchi, una delle pizzerie più importanti al mondo con sede a Montepaone, ha scelto un altro registro: quello della semplicità, della fatica, della paura, degli errori e delle scelte che, mentre le vivi, sembrano perfino punizioni. Poi, anni dopo, capisci che erano il primo passo verso la tua strada. La sua è una storia profondamente calabrese e insieme universale. Parte da Catanzaro, passa per i lavori più umili in cucina, attraversa una depressione, un amore lungo quasi una vita, il coraggio di aprire in un piccolo paese della Calabria, il trauma del Covid, la morte del padre, la malattia della moglie Anna, i debiti, i mutui. E arriva lì dove pochi avrebbero immaginato: una pizzeria di Montepaone capace di finire tra le migliori d’Italia e poi tra le migliori del mondo.

“Non ho l’idea di essere una persona speciale”

Davanzo ha iniziato il suo intervento smontando subito ogni retorica del successo. “Io non so perché mi abbiano voluto invitare qui, perché in realtà io non ho l’idea di essere una persona speciale”, ha detto al pubblico. E ha aggiunto una riflessione che ha dato il tono all’intero monologo: oggi, ha spiegato, si vive in un tempo in cui tutto deve essere “speciale, euforico, fantastico”, con il rischio di sentirsi sempre inadatti. La sua, ha insistito, è “una storia semplice”. Ma proprio in questa semplicità sta la forza del racconto: non il talento esibito come destino, non il successo come illuminazione improvvisa, ma un percorso fatto di inciampi, disciplina, sacrificio e persone che, a un certo punto, hanno creduto in lui.

Il padre, il rotolo di soldi e quella “punizione” che cambiò tutto

Davanzo è nato a Catanzaro, da madre calabrese e padre veneto. Del padre ha ricordato la figura di un uomo stacanovista, capace di non fermarsi nonostante la malattia. In famiglia, racconta, il suo destino sembrava già scritto. Studiava da geometra, i fratelli erano ingegneri e ragionieri, il padre ragioniere. Ma lui aveva un’indole diversa, anticonformista, ribelle. Poi l’episodio che diventa snodo narrativo. Un giorno il padre trovò nei suoi pantaloni un rotolo di soldi che non erano suoi. Non disse molto, ma prese una decisione. “Mi mandò dai miei zii”, ha raccontato Davanzo. Gli zii avevano hotel e ristoranti. Lui arrivò lì e cominciò dai lavori più duri. “Pensai: questa è una punizione. Non vedevo l’ora di andare via, di scappare”. E invece proprio quella che sembrava una punizione sarebbe diventata la svolta. “Non sapevo che in quel momento sarebbe cambiata la mia vita”, ha detto.

Piatti, pentoloni e il profumo della pizzeria

Nei ristoranti degli zii Davanzo non entrò dalla porta principale del successo. Cominciò dal basso: puliva, lavava piatti, spostava pentoloni, grattava a mano lo sporco incrostato. Ma intanto guardava la pizzeria. Ne era affascinato. Chiedeva agli zii di poter fare esperienza accanto al pizzaiolo. L’occasione arrivò a Ferragosto, nel pienone. “Mi innamorai del profumo, della gestualità”, ha raccontato. Quello che vedeva gli sembrava complesso, ma allo stesso tempo familiare, come se gli appartenesse già. Poi, però, il ritorno alla realtà: dopo avere assaporato la pizzeria, venne richiamato in cucina a lavare piatti e pentoloni per tutta la sera. Da quell’episodio Davanzo ha tratto una delle lezioni centrali del suo intervento: “Qualsiasi sogno, qualsiasi piccolo traguardo, necessita di un sacrificio”. E ancora: “Se provi a prendere scorciatoie, prima o poi quel conto lo paghi”.

La depressione e la scelta di stare accanto ai fragili

Il racconto non procede in linea retta. Dopo quella prima scoperta, Davanzo torna in Calabria e attraversa un periodo durissimo. “Caddi in una profonda depressione”, ha raccontato, una fase così difficile da fargli perdere il senso di molte cose. Da lì, però, nasce un’altra scelta: avvicinarsi alle persone fragili. Entra in un’esperienza di volontariato dentro una comunità, accanto a ragazzi pieni di rabbia e di senso di ingiustizia. Non lo racconta per rivendicare un merito, ma per spiegare un bisogno. “Il fatto di credere negli altri è una cosa fondamentale per me, perché tempo fa qualcuno ha creduto in me nello stesso modo”, ha detto.

“Io avevo già scelto. Volevo fare il pizzaiolo”

Davanzo prova anche l’università, si iscrive a Geologia, ma capisce presto che la sua strada è altrove. “Io avevo già scelto. Io volevo fare il pizzaiolo. Il lavoro mi rendeva felice”, ha raccontato. Da quel momento comincia a viaggiare in Europa, a fare esperienze, a conoscere colleghi, cucine, pizzerie, imprenditori. Arrivano anche proposte, gestioni, investimenti. Ma non si sente ancora maturo. Perché, come ha detto sul palco, “alcune scelte nella vita non sono professionali, sono personali”. E nella sua vita c’è Anna, conosciuta a 17 anni. Lei a Roma per l’università, lui in viaggio per imparare. Insieme nasce l’idea di costruire un posto loro, capace di contenere quello che avevano imparato, vissuto, immaginato.

Montepaone, la bottega dell’anima

La scelta cade su Montepaone. Non il luogo dove aprire per “sfondare”, come ha spiegato Davanzo, ma “un posto della nostra anima”. Un piccolo locale di 50 metri quadri, vicino alla casa che aveva acquistato da giovanissimo. Lì nasce Bob, Alchimia a Spicchi. Per Davanzo e Anna, l’alchimia era il sentimento che si trasferisce da una persona verso una cosa. Una bottega, più che un locale. Un progetto identitario, prima ancora che imprenditoriale. Poi, quasi senza accorgersene, il successo. “Un giorno abbiamo aperto la serranda e troviamo centinaia di persone fuori dalla fila”, ha raccontato. Il progetto cominciava a sfuggire di mano. Tavolini costruiti a mano con il suocero, nuovi spazi, una crescita improvvisa e complicata.

Covid, lutti, debiti: il momento in cui tutto poteva crollare

Poi arriva il momento più buio. Il Covid. Il progetto di trasferirsi in un nuovo locale, che doveva essere un passaggio felice, si trasforma in una montagna di problemi. Il padre, che lavorava con lui fino a poco prima, muore per un tumore al pancreas. Nello stesso periodo Anna viene operata d’urgenza per un’emorragia interna. Davanzo si ritrova solo, spaventato, con i debiti addosso. “Avevo perso la mia rete di salvataggio, mi sentivo solo”, ha detto. E in quel momento di sconforto decide di rischiare ancora: “Feci tre mutui”.

La pizzeria calabrese tra le migliori al mondo

Poi accade qualcosa. Qualcuno parla di una pizzeria a Montepaone capace di classificarsi tra le migliori d’Italia. Da lì arrivano guide, giornalisti, riviste. “Oggi ci piazzano tra le cinque migliori pizzerie al mondo”, ha raccontato Davanzo. Ma subito dopo ha corretto il tiro: “Ma non è questo”. Perché il punto, nel suo racconto, non è la classifica. È quello che quella credibilità ha reso possibile: un evento che raccoglie centinaia di professionisti da tutto il mondo per la ricerca contro il cancro, in forma itinerante in Calabria. Un modo per trasformare il successo in restituzione, visibilità, rete. Davanzo ha raccontato anche una frase che per anni non ha vissuto come un complimento: “Non pensavo che qualcosa del genere potesse nascere in Calabria”. Oggi, ha spiegato, chi arriva da fuori non la dice più. Alcuni hanno perfino deciso di venire a vivere e investire in Calabria. “Questa per noi è stata la soddisfazione più grande”.

Il messaggio ai ragazzi: il talento c’è, manca l’educazione al sacrificio

Davanzo ha guardato ai tanti giovani che ogni giorno arrivano da Bob. E ha indicato un nodo che riguarda non solo la ristorazione, ma il modo in cui oggi si raccontano il lavoro e il successo. “Io non penso che oggi sia un problema di talento. Il talento c’è”, ha detto. Il problema, secondo lui, è un altro: “Nessuno di questi ragazzi sembra aver insegnato che il sacrificio fa parte di un percorso”. Davanzo ha confessato di non volerci nemmeno stare, su quel palco, perché si considera una persona timida. Ma anche quella, alla fine, è stata una scelta. E le scelte, ha detto, spesso non sembrano grandi mentre le stai facendo. “A volte sembrano degli errori, a volte sembrano dei sacrifici”. Poi, guardandoti indietro, capisci che erano esattamente le scelte che dovevi fare.

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