La Calabria si pone all’avanguardia nazionale con il progetto Corecom Academy in Tour. Si è conclusa la prima fase di un percorso che, per la prima volta in Italia, integra l’educazione digitale con quella affettivo-relazionale, coinvolgendo 500 studenti e aprendo la strada a una nuova ricerca scientifica presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro.
Un modello istituzionale d’avanguardia
Non si tratta di un evento isolato, ma di una sperimentazione strutturata che mira a colmare il divario tra il mondo degli adulti e quello dei giovani, sempre più connessi ma spesso fragili. L’iniziativa, promossa dal Corecom Calabria con la compartecipazione del Consiglio regionale e la collaborazione dell’Università Magna Graecia, punta a fornire strumenti reali per affrontare le sfide del digitale.
“Con questo progetto, l’UMG si colloca tra le prime università italiane a sviluppare un percorso scientifico di educazione affettivo-relazionale collegato all’educazione digitale e al patentino digitale, ponendo la Calabria al centro di una sperimentazione che parla all’intero Paese – dice il Rettore dell’Università Magna Graecia, Giovanni Cuda – sottolineando il valore strategico dell’iniziativa e il ruolo centrale dell’Ateneo catanzarese”.
Il plauso delle istituzioni e la validità nazionale
Il valore dell’iniziativa è stato riconosciuto anche a livello nazionale. Il progetto è visto come una “buona pratica” capace di offrire risposte concrete non solo agli studenti, ma anche a scuole e famiglie.
“Il Coordinamento nazionale dei Corecom, i Corecom italiani e AGCOM hanno guardato con grande attenzione al progetto pilota della Calabria, non solo per la possibilità di condividerne il modello formativo sull’educazione relazionale e digitale, ma soprattutto per la capacità di offrire risposte concrete ai giovani, alle scuole e alle famiglie – dice la coordinatrice nazionale dei presidenti Corecom, Carola Barbato – riconoscendo il ruolo propulsivo del Corecom Calabria, definendolo una realtà dinamica, guidata da un Presidente vulcanico e sostenuta da un Comitato di primissimo piano”.
Dalla sperimentazione alla ricerca scientifica
Dopo la conclusione della prima fase nelle scuole, il progetto entra nel vivo della ricerca. L’obiettivo è trasformare l’esperienza maturata in un modello scientifico esportabile, capace di influenzare anche le politiche nazionali.
“La sfida sarà passare dalla sperimentazione alla ricerca, dalla formazione alla misurazione, dall’intuizione alla costruzione di un modello istituzionale esportabile – dice il prof. Antonio Viscomi – sottolineando l’importanza di trasformare l’esperienza maturata nelle scuole in un vero caso Calabria”.
“Il digitale – aggiunge la prof.ssa Francesca Felicia Operto – non è separato dalla vita affettiva degli adolescenti: attraversa l’identità, il corpo, il linguaggio, le relazioni, la percezione di sé e il rapporto con gli altri”.
La sfida educativa: il richiamo agli adulti
Il cuore del progetto risiede nel richiamo alla responsabilità degli adulti. Il Presidente del Corecom Calabria, Fulvio Scarpino, ha sottolineato come il percorso sia un ponte necessario per ricongiungere generazioni che rischiano di non capirsi più.
“Per la prima volta, con la compartecipazione dell’intero Consiglio regionale, il Corecom Calabria ha costruito un percorso che non è una manifestazione, ma un segno concreto. Abbiamo provato ad aprire un ponte tra due mondi che rischiano di non parlarsi più: quello degli adulti e quello dei ragazzi, tecnologicamente avanti anni luce, ma spesso soli, fragili, esposti, violenti o feriti” spiega il presidente del Corecom Calabria, Fulvio Scarpino.
“Il problema – aggiunge – non sono soltanto i ragazzi. Il problema siamo noi. Siamo noi genitori che abbiamo consegnato ai nostri figli uno smartphone prima ancora di consegnare loro una grammatica del limite. Abbiamo confuso l’amore con l’assenza di regole, la protezione con la complicità, la libertà con l’abbandono. Troppi genitori non educano più: difendono. Non correggono: giustificano. Non accompagnano: delegano. Hanno trasformato il telefonino in baby-sitter, il social in educatore, l’algoritmo in confessore”.
Un patto educativo per il futuro
Il patentino digitale, in questa visione, perde la sua natura puramente tecnica per diventare un impegno etico.
“Non possiamo scandalizzarci dopo se ci siamo assentati prima. Non possiamo denunciare il branco se abbiamo educato all’impunità. Non possiamo lamentarci della solitudine se abbiamo sostituito la presenza con la connessione. Non possiamo consegnare i ragazzi alla rete e poi stupirci se la rete diventa scuola, famiglia, tribunale, branco e confessionale – conclude Scarpino -. Il patentino digitale non può essere soltanto una certificazione. Deve diventare un patto educativo. Con Corecom Academy in Tour diciamo ai ragazzi: noi ci siamo, vogliamo capirvi, comprendervi e aiutarvi. Questo è il nostro detto fatto: non uno slogan, ma un metodo di lavoro”.
La Calabria, con questo progetto, dimostra di non voler attendere il futuro, ma di aver scelto di educarlo.










