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17 Febbraio 2026
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“Archeologia da buttare” a Montauro, la denuncia del curatore d’arte Morelli

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“Archeologia da buttare. Dopo essersi inutilmente riempiti la bocca con arte e cultura, l’amministrazione comunale di Montauro cala la maschera e butta come rifiuti qualsiasi i frammenti di storia restituiti dalla Grangia di Sant’Anna. Frammenti ossei, ceramiche rinascimentali, vetri antichi.
In attesa che passi il netturbino siete capaci di vergognarvi?” La denuncia, attraverso un post sul proprio profilo Facebook, è di Stefano Morelli, curatore d’arte recatosi alla Grangia di Montauro – comune in provincia di Catanzaro.
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Grangia di Sant’Anna

Il termine Grangia – si legge sul portale turismoincalabria.it deriva dal latino granea e dal francese grange ed indica inizialmente un luogo dove si conserva il grano, ma assume in seguito l’uso di azienda agricola, un sistema più complesso che comprende case, terreni e pascoli getiti ed appartenenti soprattutto ad enti ecclesiastici. Il periodo di costruzione della Grange di Montauro è da ricercare tra la fine dell’XII e gli inizi del XIII secolo, subito dopo il periodo in cui le fonti attribuiscono al normanno Conte Ruggero, la donazione a S. Bruno ed al suo gruppo di certosini di un territorio nel cuore della Diocesi di Squillace, avvenuta tra la fine dell’XI e gli inizi del XII sec. Da lì a poco sorse la Certosa di Serra San Bruno, e nel corso degli anni si ebbe un’espansione tale da raggiungere i territori più vicini alla costa. In quegli stessi anni la Certosa e tutti i suoi possedimenti annessi compresa la Grangia passavano sotto il controllo dell’ordine Cistercense.

Cambio di gestione

In seguito al cambio di gestione la grangia viene dedicata a S. Anna, nome con cui oggi viene identificata, anche se il vecchio titolo di S. Giacomo è attestato almeno fino a metà del ‘200. Solo nel XVI secolo la certosa e i suoi possedimenti annessi ritornano sotto il controllo dei Certosini. A quei tempi la Grangia si presentava come una corte fortificata, protetta da ponte levatoio, ma la sua potenza e il suo splendore presto vennero misi alla prova dalle incursioni saracene, che ne depredarono ogni scorta.Il terremoto del 1783, che provocò 30mila vittime e la distruzione di molti edifici ed il lesionamento di gran parte di essi, compresa la Certosa ed i suoi possedimenti, tra cui la Grangia di S. Anna, segnò la fine di quello splendore. Infatti per ricostruire la regione vennero aboliti gli ordini ecclesiastici, furono confiscati i beni degli ordini ecclesiastici.
© Riproduzione riservata.
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