“Il digitale non è più uno spazio separato dalla vita reale, ma ne è diventato una prosecuzione continua. Proprio per questo il web non può essere considerato una zona franca: è un luogo di diritti, ma anche di responsabilità“.
Con queste parole il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Wanda Ferro, ha aperto il suo intervento al convegno–seminario “Crimini e criminalità informatica: i rischi del web”, svoltosi a Catanzaro.
Il convegno a Catanzaro tra istituzioni, scuola e università
L’iniziativa è stata promossa dal Co.Re.Com. Calabria, presieduto dall’avvocato Fulvio Scarpino, e dal Digital Lab Law dell’Università Magna Græcia, diretto dal professor Antonio Viscomi, ed è ospitata presso l’ITTS “Ercolino Scalfaro”, guidato dal dirigente Vito Sanso.
All’incontro ha partecipato anche il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, a testimonianza dell’attenzione istituzionale verso un fenomeno in costante crescita.
Cybercrime, una minaccia per Stato ed economia
Nel suo intervento, Wanda Ferro ha richiamato l’attenzione sui rischi crescenti della criminalità informatica, sottolineando come il fenomeno non riguardi soltanto i minori, ma coinvolga l’intero sistema economico e istituzionale del Paese.
“Attacchi informatici, truffe online, furti di dati e violazioni dei sistemi informativi di imprese e pubbliche amministrazioni rappresentano oggi una minaccia concreta alla sicurezza nazionale e alla fiducia dei cittadini“, ha spiegato il sottosegretario.
I numeri del 2025: oltre 51mila casi e 293 arresti
Ferro ha ricordato l’impegno quotidiano della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, definendo il contrasto al cybercrime una priorità assoluta del Ministero dell’Interno. I dati del 2025 parlano chiaro: oltre 51mila casi trattati, 293 arresti e migliaia di indagini.
“È una criminalità meno visibile – ha sottolineato – ma estremamente pericolosa e spesso transnazionale“.
Minori nel mirino: adescamento, ricatti e deepfake
Ampio spazio è stato dedicato alla tutela dei minori, sempre più esposti ai rischi della rete. «Adescamento online, ricatto con immagini intime, cyberbullismo e uso distorto dell’intelligenza artificiale, come i deepfake, colpiscono ragazzi e studenti in una fase di naturale fragilità», ha evidenziato Ferro.
“La rete non dimentica – ha aggiunto – e questo entra in conflitto con il diritto dei giovani a crescere, sbagliare e cambiare“
Prevenzione educativa prima della repressione
Secondo il sottosegretario, la risposta dello Stato non può essere solo repressiva. «La repressione è necessaria, ma arriva sempre dopo. La vera sfida è la prevenzione educativa, che lavora prima, formando coscienze, senso critico e responsabilità».
In questo contesto si inserisce anche l’attività della Polizia Postale nelle scuole, che ha già coinvolto oltre 4mila istituti e circa 400mila studenti, docenti e genitori.
Premio “Lucia Abiuso” e lotta alla narrazione tossica
Nel suo intervento, Ferro ha valorizzato anche la nuova edizione del Premio “Lucia Abiuso”, dedicato al cybercrime e alla legalità digitale. «Non è solo un’iniziativa culturale, ma una scelta di campo», ha spiegato, sottolineando la necessità di contrastare una narrazione tossica che spesso normalizza violenza e illegalità.
Violenza giovanile e armi da taglio: l’azione del Governo
Un passaggio è stato dedicato anche al tema della violenza giovanile. «Le recenti tragedie ci ricordano che non possiamo abbassare la guardia», ha detto Ferro, ricordando che il Governo è al lavoro su nuovi strumenti per contrastare la diffusione delle armi da taglio tra i minori, affiancando misure già avviate come il Decreto Caivano.
“Serve una grande alleanza educativa”
In chiusura, il sottosegretario ha lanciato un appello a una grande alleanza educativa che coinvolga scuola, famiglie, istituzioni e mondo dell’informazione. “Dobbiamo aiutare i ragazzi a capire che dietro ogni profilo c’è una persona reale. La libertà non è fare tutto ciò che si vuole, ma avere la forza di scegliere ciò che è giusto“.









