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16 Maggio 2026
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Crisi climatica, Legambiente denuncia la vulnerabilità della Calabria. Reggio Calabria e Lamezia città più esposte

Le due città colpite da eventi estremi, figurano tra quelle sprovviste di un piano di adattamento climatico. Solo il 39,7% dei grandi comuni italiani si è dotato di una strategia

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La crisi climatica sta accelerando in Italia, ma la risposta delle aree urbane appare ancora lenta e inadeguata. È questa la fotografia scattata dal nuovo report di Legambiente, intitolato “CittàClima. Speciale governance per l’adattamento al clima delle aree urbane” – realizzato in collaborazione con il Gruppo Unipol – e diffuso in vista della COP30 in Brasile e del “Climate Pride” del 15 novembre a Roma. Nel periodo compreso tra il 2015 e il settembre 2025, la Penisola ha registrato ben 811 eventi meteo estremi, di cui 97 solo nel 2025. Nonostante la gravità, solo il 39,7% dei 136 comuni sopra i 50mila abitanti coinvolti si è dotato di un piano o una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, aree dove risiede il 31,5% della popolazione nazionale.

La calabria al centro della vulnerabilità

Tra i territori più esposti e meno preparati figura la Calabria. Il report Legambiente evidenzia come Reggio Calabria e Lamezia Terme siano tra le città calabresi più colpite da fenomeni estremi, registrando ciascuna 9 eventi nel periodo 2015-2025, in particolare allagamenti da piogge intense e danni da vento. Nonostante questa esposizione, entrambe le città rientrano tra i comuni che non hanno ancora adottato un piano o una strategia contro i cambiamenti climatici.

Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, ha commentato duramente: “Le città calabresi stanno già subendo le conseguenze dei cambiamenti climatici, con ricadute sulle popolazioni destinate ad aggravarsi ulteriormente. Continuiamo ad essere complessivamente impreparati agli impatti crescenti, riuscendo ad intervenire solo nella fase dell’emergenza.” La Parretta ha insistito sulla necessità di agire preventivamente, incrementando le aree verdi, potenziando le infrastrutture idrauliche e migliorando i sistemi fognanti per gestire meglio le piogge intense.

Il quadro nazionale: Roma maglia nera, Milano tra i più colpiti

A livello nazionale, gli eventi meteo estremi che si sono ripetuti con maggiore frequenza sono gli allagamenti da piogge intense (371 eventi), le raffiche di vento e trombe d’aria (167) e le esondazioni fluviali (60). Tra i danni, si segnalano 55 danni alle infrastrutture, con impatti sulla rete dei trasporti, e 33 danni da grandinate.

Le città tra 50mila e 150mila abitanti hanno assorbito il 48% degli eventi totali, con picchi a Agrigento (28), Ancona (14), Fiumicino (11), Forlì (11) e Como (11). Tra le grandi città (oltre 500mila abitanti), Roma detiene un triste primato, essendo il comune con più eventi registrati dal 2015 a fine settembre 2025, contandone ben 93. Seguono Milano con 40 eventi, 16 dei quali esondazioni, Genova (36), Palermo (32), Napoli (20) e Torino (13). Va notato che Napoli è l’unica tra le grandi città a non aver adottato una strategia di adattamento. In generale, le grandi città mostrano maggiore consapevolezza, con l’83% (5 su 6) dotate di un piano o una strategia.

La critica al governo: ponte e non emergenze

Legambiente non risparmia critiche al Governo Meloni, denunciando i ritardi nell’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e la mancata approvazione di una legge contro il consumo di suolo. “La crisi climatica in atto… ci ricordano l’urgenza di azioni concrete,” ha affermato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “In Italia al momento l’unica urgenza sembra essere quella legata al Ponte sullo Stretto di Messina, dimenticando la sicurezza delle persone esposte agli effetti del cambiamento climatico.” Zampetti ha chiesto di inserire le risorse per l’attuazione del PNACC nella prossima Legge di Bilancio.

Servono piani locali uniformi

Secondo Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente, l’assenza di strumenti di pianificazione capillare nei Comuni è dovuta ai mancati sviluppi attuativi del PNACC, alla carenza di risorse e di competenze. L’associazione propone di superare questa programmazione “a macchia di leopardo” adottando il modello dei Piani Urbani di Mobilità Sostenibile (PUMS), con il Governo che definisca requisiti minimi e vincoli risorse ai Comuni che elaborano piani di adattamento conformi, al fine di garantire l’omogeneità e l’efficacia degli strumenti di programmazione.

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