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6 Dicembre 2025
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La Calabria perde la sua nuova generazione: allarme Istat su studio, lavoro e competenze

Dai nidi alle università, il percorso è in salita. Pochi laureati, tanti abbandoni e oltre metà degli studenti con gravi lacune. Senza una strategia, il divario rischia di diventare irreversibile

Nel nuovo Rapporto BES dell’Istat, la fotografia della Calabria resta impietosa: un giovane su quattro, tra i 15 e i 29 anni, non studia e non lavora. Con un tasso del 26,2%, la regione guida la classifica nazionale, confermando una fragilità cronica che continua ad alimentare marginalità sociale e desertificazione di competenze. Un fenomeno che non si limita alla statistica: meno istruzione significa meno opportunità, famiglie più esposte al disagio e territori che faticano a trattenere capitale umano qualificato.

Dai nidi all’università: un percorso pieno di ostacoli

La criticità parte sin dai primi anni di vita. La Calabria è ultima in Italia per copertura degli asili nido, che raggiungono appena il 22,8% dei bambini sotto i due anni, quasi la metà rispetto alle regioni più avanzate. La situazione migliora nella scuola dell’infanzia, con un dato che supera la media nazionale (97,4%), ma torna a peggiorare nel prosieguo del percorso formativo: solo il 61,5% degli adulti tra i 25 e i 64 anni possiede almeno il diploma, mentre i laureati non arrivano al 26,5%. Anche l’abbandono scolastico resta superiore alla media meridionale, fermandosi al 10,8%.

Competenze di base in caduta libera

Il quadro diventa ancora più critico guardando alle competenze misurate nei cicli scolastici. Più della metà degli studenti di terza media presenta gravi difficoltà nel calcolo numerico (59,5%) e nella lettura e scrittura (50,8%). A questo si aggiunge il ritardo sul fronte delle competenze digitali, dove solo il 32,2% della popolazione tra i 16 e i 74 anni raggiunge il livello “di base”.

Anche la partecipazione alla vita culturale conferma la debolezza del territorio: la Calabria è ultima per attività fuori casa (24,9%), per lettura di libri e quotidiani (21%) e per uso delle biblioteche (6,9%).

Un tessuto produttivo debole e giovani costretti a partire

L’Istat evidenzia un rischio preciso: una popolazione giovane con basse competenze, un sistema produttivo che fatica a innovarsi e una regione incapace di offrire prospettive.
In questo scenario, la fuga dei giovani qualificati verso altre regioni o verso l’estero diventa quasi inevitabile. Chi resta, spesso, non trova strumenti adeguati per colmare il divario con un mercato del lavoro che richiede abilità tecniche, digitali e scientifiche sempre più evolute.

La necessità di una strategia radicale

Il rapporto non indica soluzioni immediate, ma il messaggio è chiaro: senza una politica educativa ambiziosa e una reale infrastruttura culturale e formativa, la regione rischia di consolidare un distacco ormai strutturale dal resto del Paese. Un solco che, senza un intervento deciso, potrebbe trasformarsi in una distanza irreversibile.

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