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13 Aprile 2026
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“Social, privacy e cyberbullismo: basta slogan”. Marziale chiede una nuova materia obbligatoria a scuola

Il presidente dell’Osservatorio sui minori lancia l’allarme: senza educazione ai media stabile nei programmi scolastici, i giovani restano esposti. “Servono lezioni quotidiane e docenti formati”

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Non più progetti sporadici o iniziative isolate: serve una svolta strutturale. L’educazione ai media deve diventare una materia curricolare obbligatoria in tutte le scuole italiane. È la proposta lanciata da Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori.

“Educazione ai media materia obbligatoria”

Secondo Marziale, è arrivato il momento di inserire stabilmente nei programmi scolastici un insegnamento dedicato all’uso consapevole dei media, dalla scuola secondaria di primo grado fino al diploma.

“Diversamente – avverte – resteremo fermi a slogan privi di efficacia educativa”, senza incidere davvero sulla formazione delle nuove generazioni.

Social, privacy e cyberbullismo: serve formazione vera

Il nodo centrale riguarda la qualità dell’educazione digitale. Non bastano interventi occasionali: occorrono lezioni quotidiane, affidate a docenti qualificati, in grado di affrontare temi cruciali come:

uso dei social network, tutela della privacy, informazione digitale e prevenzione del cyberbullismo.

Per Marziale, solo una preparazione strutturata può aiutare i ragazzi a orientarsi in un ecosistema mediatico sempre più complesso.

Giovani e spirito critico: la sfida della scuola

L’obiettivo è chiaro: formare cittadini consapevoli. Una presenza stabile dell’educazione ai media nei curricula scolastici permetterebbe agli studenti di sviluppare uno sguardo critico sui contenuti digitali e sui messaggi che circolano online.

In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale, la capacità di distinguere tra informazione e manipolazione diventa una competenza fondamentale.

La scuola come presidio educativo

Nel suo intervento, Marziale richiama anche il ruolo centrale della scuola: non solo luogo di apprendimento tecnico, ma vero e proprio presidio educativo della società.

“Deve formare non solo competenze, ma coscienze”, sottolinea, soprattutto in relazione all’universo digitale in cui i giovani vivono quotidianamente.

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