Il tentativo della difesa di neutralizzare la sussistenza dell’associazione Grande Aracri nel processo Farmabusiness, che vede coinvolti professionisti, commercialisti, sodali e affiliati alla ‘ndrangheta nel business dei farmaci non ha retto nemmeno in appello.
E sono gli stessi giudici di secondo grado ad affermarlo in 224 pagine nel motivare la sentenza, con cui il 14 novembre 2023 hanno emesso il verdetto nei confronti di 16 imputati (LEGGI). “Le risultanze delle fonti dichiarative ed intercettive dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che la cosca Grande Aracri anche se colpita dagli arresti disposti in Kyterion e che hanno attinto vertici e sodali abbia continuato ad operare con immutata forza e capacità negli anni successivi grazie a fidati accoliti.” Una cosca che gode di una posizione di assoluta preminenza in seno alla ‘ndrangheta calabrese e nell’ambito del panorama criminale nazionale, avendo ingaggiato con esponenti di gruppi avversi, cruenti guerre, combattute anche con sanguinosi ed efferati agguati e che da molto tempo ormai non ha bisogno di ricorrere alle classiche attività delinquenziali per manifestare la sua riconosciuta forza e vitalità: controlla e gestisce in regime di monopolio interi settori imprenditoriali e commerciali, in grado di infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico del territorio, su cui esercita un indiscusso controllo. “La cosca Grande Aracri ha investito capitali illeciti la cui provenienza è stata debitamente occultata nei progetti imprenditoriali che hanno portato alla nascita e alla concreta operatività di strutture societarie Farmitalia e Farmaeco. Strutture attraverso le quali ha operato- scrivono i giudici di appello nella motivazione della sentenza- per almeno tre anni in regime di monopolio nel lucroso settore della distribuzione dei farmaci su tutto il territorio soggetto al suo dominio”.
E sono gli stessi giudici di secondo grado ad affermarlo in 224 pagine nel motivare la sentenza, con cui il 14 novembre 2023 hanno emesso il verdetto nei confronti di 16 imputati (LEGGI). “Le risultanze delle fonti dichiarative ed intercettive dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che la cosca Grande Aracri anche se colpita dagli arresti disposti in Kyterion e che hanno attinto vertici e sodali abbia continuato ad operare con immutata forza e capacità negli anni successivi grazie a fidati accoliti.” Una cosca che gode di una posizione di assoluta preminenza in seno alla ‘ndrangheta calabrese e nell’ambito del panorama criminale nazionale, avendo ingaggiato con esponenti di gruppi avversi, cruenti guerre, combattute anche con sanguinosi ed efferati agguati e che da molto tempo ormai non ha bisogno di ricorrere alle classiche attività delinquenziali per manifestare la sua riconosciuta forza e vitalità: controlla e gestisce in regime di monopolio interi settori imprenditoriali e commerciali, in grado di infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico del territorio, su cui esercita un indiscusso controllo. “La cosca Grande Aracri ha investito capitali illeciti la cui provenienza è stata debitamente occultata nei progetti imprenditoriali che hanno portato alla nascita e alla concreta operatività di strutture societarie Farmitalia e Farmaeco. Strutture attraverso le quali ha operato- scrivono i giudici di appello nella motivazione della sentenza- per almeno tre anni in regime di monopolio nel lucroso settore della distribuzione dei farmaci su tutto il territorio soggetto al suo dominio”.
L’Immutata vocazione imprenditoriale dei Grande Aracri
E l’immutata vocazione imprenditoriale dei Grandi Aracri viene dimostrata nel processo Farmabusiness dalle risultanze di una lunga conversazione ambientale del 7 giugno 2014 ritenuta “una fonte di prova eccezionale, idonea a comprovare il controllo che l’organizzazione ha esercitato su una complessa operazione imprenditoriale posta in essere al fine di infiltrare e piegare ai suoi interessi il redditizio settore della distribuzione di farmaci, disvelando con certezza sia le condotte partecipative di Giuseppina Mauro (ndr moglie del boss Nicolino Grande Aracri), Salvatore Grande Aracri, 44 anni, Leonardo Villirillo, Domenico Scozzafava sia i contributi forniti dagli imputati Paolo De sole, Pancrazio Opipari e Domenico Grande Aracri”.
Gli elementi offerti dalla conversazione, secondo le tesi di accusa, comprovano la “perpetrazione delle operazioni di interposizione fittizia per mezzo della quale gli esponenti di vertice e i sodali della cosca Giuseppina Mauro, Giovanni Abramo, Salvatore Grande Aracri, 44 anni e Domenico Scozzafava seguendo i consigli di Leonardo Villirillo hanno investito rilevanti somme di denaro nelle operazioni imprenditoriali acquisendo la titolarità sostanziale delle quote del capitale sociale del consorzio grazie allo schermo protettivo loro offerto dallo stesso Domenico Scozzafava”.
Le modalità subdole e insidiose
Per la Corte di appello di Catanzaro sono innegabili la chiarezza, l’univocità la ricchezza argomentativa della conversazione ambientale del 7 giugno 2014, dotata di una straordinaria valenza probatoria che svela le modalità subdole e insidiose attraverso le quali la potente locale di Cutro, facente capo alla famiglia Grande Aracri da anni ormai opera nel settore economico-imprenditoriale, servendosi del contributo di sodali appartenenti alla famiglia, di intranei o concorrenti dal volto pulito e insospettabile. Proprio grazie all’operato gravissimo di queste persone, la stessa organizzazione negli anni è riuscita anche nelle fiorenti regioni del Nord Italia a penetrare nel tessuto della società civile, a infiltrarsi negli apparati di governo locali e nazionali, a inquinare l’economia sana, riciclando attraverso attività commerciali formalmente pulite i proventi delle attività delittuose, generando illecite accumulazioni patrimoniali delle quali, in una sorta di circolo vizioso, si serve per accrescere sempre di più il suo potere economico e quindi la sua capacità di soggiogare e soffocare i territori su cui opera e in particolare quello della Regione Calabria.
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