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22 Gennaio 2026
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Giornalista calabrese spiato dalla Procura con un trojan sul cellulare: non era nemmeno indagato

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Il giornalista Paolo Orofino, del Quotidiano del Sud, ha scoperto di essere stato intercettato e spiato dalla Procura di Salerno con un trojan nel telefonino. Secondo quanto riportato dal media, la scoperta è avvenuta i primi di gennaio, mentre Orofino stava leggendo alcune carte di un caso giudiziario. L’intercettazione risalirebbe al dicembre 2019 e sarebbe durata due mesi.





Il giornalista, allora, si è immediatamente rivolto alla Procura campana per sapere se era stato iscritto come indagato in quel procedimento penale. La risposta è stata negativa e Orofino è rimasto ancora più stupito e preoccupato. Il trojan, precisa il quotidiano, è l’equivalente a un “vero e proprio microfono ambientale”.

Incontro con il procuratore di Castrovillari

Il procedimento penale in questione è stato archiviato, ma ha dato origine ad un procedimento disciplinare pubblico dinanzi al Csm. “Gli investigatori di Salerno – si legge sul Quotidiano – stavano monitorando il procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla, in quel periodo sotto indagine”. Avrebbero deciso, quindi, di mettere sotto controllo il telefono del giornalista dopo un incontro avvenuto tra i due in un’auto – anche questa spiata – di Facciolla, durante il quale avrebbero parlato di “alcune carte ritenute riservate”, cioè, le carte dell’inchiesta a carico di Facciolla, che il cronista chiedeva di poter visionare.



“Bastava questo per ‘immaginare’ che tra Facciolla e Orofino erano in corso contatti e scambi di notizie forse illeciti? E bastava per ritenere che i due ne avrebbero parlato fuori dall’ufficio di Facciolla e dalla sua macchina (entrambi ambienti imbottiti di microspie)? Per la Procura di Salerno, evidentemente sì”, afferma il Quotidiano del Sud.



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