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15 Gennaio 2026
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Gli effetti devastanti dell’Autonomia differenziata, il prof Silipo: “Condanna a morte per la Calabria”

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Non è scattata la scintilla nel contrasto all’Autonomia differenziata. C’è stata un po’ di indignazione dopo l’approvazione in Senato, ma niente di paragonabile a quella scatenatasi per Sanremo. Eppure l’Autonomia inciderà nelle nostre vite in modo ben più determinante di una canzone. Con l’approvazione alla Camera, l’Autonomia differenziata diventerà legge. Probabilmente già prima delle Europee, così da spenderlo in campagna elettorale. Il provvedimento, superfluo anche sottolinearlo, condanna il Sud al sottosviluppo eterno. Ci saranno meno insegnanti, meno ospedali, meno finanziamenti pubblici. Per avvalorare queste considerazioni, Calabria 7 ha contattato Damiano Silipo, professore ordinario di Economia Politica all’Università della Calabria. Lo scenario che prefigura l’esperto è apocalittico non solo per il Mezzogiorno, ma per tutto il nostro Paese.

  • Esiste una disparità enorme tra il diritto alla salute esigibile nelle regioni del Nord e e quello esigibile nelle regioni del Sud. Partiamo da qui. Esiste una violazione di un diritto costituzionale tra Nord e Sud? E cosa succederà nel mondo della sanità?
  • Esiste una disparità enorme tra il diritto alla salute esigibile nelle regioni del Nord e e quello esigibile nelle regioni del Sud. Partiamo da qui. Esiste una violazione di un diritto costituzionale tra Nord e Sud? E cosa succederà nel mondo della sanità?
  • La violazione costituzionale è palese quando al Sud non vengono rispettati i livelli essenziali di assistenza. Oggi un medico, a parità di anni di servizio, prende lo stesso stipendio a Milano come a Reggio Calabria. Da domani non sarà più così. Siccome l’Irpef della Lombardia è uguale a quello di tutte le regioni meridionali messe assieme, a fronte di una carenza di medici potrà offrire stipendi più alti. Quindi un medico che oggi lavora al pronto soccorso di Vibo andrà a Voghera dove lavorerà di meno e guadagnerà più soldi. Ci sarà un drenaggio di risorse e una fuga di medici dal Mezzogiorno al Centro-Nord solo perché la Lombardia tratterrà il residuo fiscale dato che ha chiesto l’Autonomia differenziata. Lo stesso può dirsi anche per gli altri mestieri. L’Autonomia differenziata darà un colpo mortale al Mezzogiorno. Oggi si può dire che non ci siamo sviluppati perché le risorse non sono state utilizzate in modo appropriato, ma avevamo comunque il capitale umano. Domani, anche se ci fosse maggiore disponibilità di risorse, non ci sarà il capitale umano che è indispensabile per crescere”.

  • Già oggi la spesa pro-capite per la salute è diversa tra regioni, più a quelle del Nord meno a quelle del Sud. Dunque è concreto il rischio che con l’autonomia differenziata questi divari si acuiscano in maniera irrimediabile.
  • La spesa storica tra Sud e al Nord è diversa. Si dice che, una volta definiti i livelli essenziali delle prestazioni, questi verranno finanziati sia al Sud che al Nord. Ma non è vero: chi dovrebbe finanziare i Lea è lo Stato, ma se questo rinuncia alla capacità in positivo perché lq trasferisce alle regioni che chiedono autonomia non potrà riuscirci. Perché per finanziare i Lea la spesa è ben superiore a quella per la Sanità. Domani lo Stato non avrà più la sovranità e rischia di fallire perché non sarà in grado di pagare il debito pubblico. Oggi l’Italia si basa sulla fiducia degli investitori che comprano i titoli di stato: se un’istituzione internazionale sa che lo Stato non è più sovrano di imporre le proprie tasse, perché dovrebbe comprare titoli di Stato? In questo scenario lo Stato non sarebbe capace nemmeno di pagare i propri dipendenti pubblici”. 

  • Un’ecatombe non solo per il Mezzogiorno, dunque. E ormai si può fare ben poco per contrastare un qualcosa di praticamente certo.
  • Credo che il dado sia tratto. I rappresentanti della maggioranza del Meridione, per ordine di scuderia, l’hanno approvata. Il problema vero è che sarà un punto di non ritorno. Questa Autonomia differenziata mette a rischio non solo unità nazionale, ma comporterà anche dei rischi di convivenza civile. Lombardia e Piemonte avranno autonomia nelle 23 materie previste. Poi lo Stato presumibilmente avrà difficoltà, ma cosa dovrebbe fare? Tornare alla situazione precedente e, dunque, togliere la sovranità alle regioni? Si creerà un conflitto civile tra lo Stato, che nel frattempo si sarà indebolito, e le regioni ricche. Lo scenario è questo. Cosa si può fare oggi? Protestare, ma a questo punto credo che non sarà determinante”.

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