C’è un nuovo collaboratore di giustizia tra le fila della ‘ndrangheta cosentina. Si chiama Ivan Barone ed è considerato vicino al clan degli Zingari di Cosenza. E’ quanto emerge dall’avviso di conclusione indagini dell’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Reset”, che lo scorso primo settembre ha inferto un duro colpo ai clan confederati del Cosentino. Secondo l’accusa il neo-pentito, che risulta nell’elenco dei 245 indagati nei confronti dei quali l’Ufficio di Procura ha notificato il provvedimento, sarebbe un’azionista della consorteria criminale con specifiche funzioni nel traffico di sostanze stupefacenti ma anche con nel racket delle estorsioni risultando coinvolto, in particolare, nel danneggiamento di una pizzeria.
L’avviso di conclusione indagini
La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha quindi chiuso le indagini relative alla maxi-inchiesta “Reset” che punta a fare luce sulle attività illecite a Rende e dintorni. Il provvedimento porta la firma del procuratore capo Nicola Gratteri, dell’aggiunto Vincenzo Capomolla e dei sostituti procuratori Vito Valerio, Corrado Cubellotti e Margherita Saccà. Complessivamente sono 245 le persone coinvolte. Tra di loro spicca il nome del sindaco sospeso di Rende Marcello Manna e quello dell’ex assessore ai Lavori Pubblici Pino Munno. La Cassazione, nei giorni scorsi, ha bocciato l’ordinanza del TdL di Catanzaro che aveva annullato il provvedimento restrittivo emesso nei confronti di Manna. Nei loro confronti restano le stesse accuse contestate nel blitz di settembre. Dal provvedimento di chiusura indagini emergono però alcune novità importanti ai fini investigativi. Gianfranco Rua’ e Gianfranco Bruni, condannati all’ergastolo, sono accusati di favoreggiamento nei confronti del presunto capo delle cosche confederate Francesco Patitucci. I due sono accusati di aver reso falsa testimonianza nel processo per il duplice omicidio Lenti-Gigliotti. Roberto Porcaro, invece, è accusato di aver partecipato all’omicidio di Giuseppe Ruffolo avvenuto a Cosenza nel 2011. In questi casi sarebbero state importanti anche le dichiarazioni rese dal pentito Danilo Turboli che da poco ha deciso di collaborare.









