Ha deciso di parlare in anonimato. Si è stancato di mettere la faccia senza ottenere nulla. La sua decisione nasce dalla necessità di proteggersi e di proteggere la sua famiglia che, da diversi anni, vive altrove per motivi di sicurezza. Nella Settimana Santa, all’interno del Duomo di San Leoluca, ho incontrato un testimone di giustizia disperato.
“Mi hanno ridotto alla fame”
“Voi giornalisti – ha sbottato davanti ad un Crocifisso sofferente – vi siete dimenticati di me. C’è stato un momento della mia vita in cui ero padrone di milioni di euro. Adesso mi hanno preso tutto. Mi hanno lasciato sul lastrico. Mi hanno ridotto alla fame. Non sono padrone di andare a trovare i miei figli perché non ho un euro. In questo Giovedì Santo sono un uomo senza via di uscita. Anche lo Stato mi ha abbandonato al mio destino. Aspettavo un suo aiuto perché ho fatto arrestare i responsabili della mia rovina e non solo. Gestivo – ha aggiunto – più aziende che avevano un giro di affari milionario. Proprio in questi giorni le mie aziende, ridotte a pezzettini, sono state “svendute”. Cosa mi devono prendere più? Se mi girano sottosopra dalle mie tasche non esce un euro. Lo Stato mi ha lasciato alla mercé di questo o di quello. Mi possono uccidere quando vogliono. Mi lasciano vivere perché vogliono vedermi morire lentamente nella più assoluta povertà. Ultimamente ho fatto decine di denunce. Nessuno mi ha ancora risposto. La mia sofferenza non interessa a nessuno. Per anni – ha continuato – sono stato scortato per paura che mi ammazzassero coloro che ho mandato in galera per il male che hanno fatto non solo a me”.
Una vita distrutta
Questo povero Cristo, che descrive una condizione di ingiustizia e di infelicità, è solo. Questa drammatica realtà, purtroppo, è documentata e dolorosa. Molti testimoni di giustizia, dopo aver denunciato la criminalità organizzata, si sentono abbandonati dallo Stato, trasformandosi di fatto in “testimoni di ingiustizia”.
“Carne da macello” dimenticata
Questa “carne da macello” vive in una tragica condizione di isolamento sociale e relazionale: spesso privati della loro identità, relazioni sociali, affetti e amicizie, vivono come “fantasmi”. Purtroppo per loro vivono in una situazione di abbandono istituzionale. Si sentono soli di fronte alla paura della ’ndrangheta e della burocrazia.
Povertà, trauma e silenzio
Sono persone distrutte anche per le loro condizioni economiche. La necessità di cambiare vita comporta spesso l’impossibilità di sostentarsi, portando a gravi situazioni di indigenza. Molti testimoni di giustizia convivono con disturbo da stress post-traumatico, rivivendo continuamente il trauma subito.
Lo Stato e il dovere di proteggere
Quando lo Stato non garantisce una protezione adeguata, la solidarietà dei cittadini diventa essenziale per fare da scudo a chi ha scelto di non tacere. La testimonianza di queste persone ormai annullate evidenzia come il coraggio di denunciare porti a una vita condannata all’ombra e al tradimento delle aspettative di protezione da parte delle istituzioni.







