“Non avevo alcun potere per ingerirmi nelle determine di affidamento dei lavori della Provincia”. È questa la linea difensiva che Fabio Manica, ex vicepresidente della Provincia di Crotone, ha sostenuto con fermezza nel corso dell’interrogatorio preventivo svoltosi davanti alla gip del Tribunale di Crotone, Assunta Palumbo, chiamata a decidere sulla richiesta di arresto in carcere avanzata nei suoi confronti dalla Procura di Crotone.
Assistito dall’avvocato Roberto Coscia, Manica ha risposto per diverse ore alle domande della pm Rosaria Multari, rivendicando un ruolo istituzionale che — a suo dire — lo avrebbe tenuto lontano dalla gestione diretta dell’attività amministrativa dell’ente. Una tesi che gli inquirenti respingono con decisione.
L’accusa: tangenti mascherate da consulenze
Manica è indagato nell’ambito dell’inchiesta “Teorema” della Guardia di Finanza, che conta in totale 20 indagati. Al centro della contestazione c’è la presunta costituzione di una associazione a delinquere finalizzata alla corruzione negli appalti del Palazzo di via Mario Nicoletta, sede della Provincia crotonese.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, negli anni 2023-2025 l’ex vicepresidente avrebbe orientato l’assegnazione di progetti e opere pubbliche a un gruppo selezionato di tecnici e aziende a lui vicini, coinvolgendo non solo la Provincia ma anche i Comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cirò Marina. I professionisti incaricati avrebbero poi riversato una quota dei compensi percepiti — mazzette mascherate da consulenze — sul conto corrente della società “Sinergy Plus”, formalmente intestata a Giacomo Combariati ma che di fatto, secondo gli investigatori, sarebbe stata amministrata dallo stesso Manica. Il denaro sarebbe poi transitato su altri due conti riconducibili a Combariati, uno dei quali era nella disponibilità dell’allora vicepresidente.
Una ricostruzione che Manica ha cercato di smontare pezzo per pezzo, puntando sul suo ruolo formale all’interno dell’ente come argomento principale a discarico. Gli inquirenti, al contrario, sostengono che avrebbe indotto i dirigenti della Provincia ad assegnare gli appalti al gruppo di tecnici e imprenditori ritenuti partecipi del sodalizio criminale.
Il fratello Francesco e gli altri indagati: “Estranei ai fatti”
Anche Francesco Manica, avvocato e fratello di Fabio — per il quale pende una richiesta di arresti domiciliari — ha scelto di comparire davanti a gip e pm per chiarire la propria posizione. Difeso dall’avvocato Gianluca Marino, Francesco Manica ha negato di far parte dell’organizzazione ipotizzata dalle Fiamme Gialle, affermando di aver fornito esclusivamente consulenze legali alle società coinvolte, tra cui la “Sinergy Plus”, senza essere a conoscenza delle condotte contestate al fratello.
Lungo anche l’interrogatorio di Giacomo Combariati, assistito dall’avvocato Domenico Rizzuto, per il quale la Procura ha avanzato una richiesta di arresto in carcere — la misura più grave, la stessa sollecitata per Fabio Manica. Analoga difesa hanno opposto i coniugi Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, rappresentati dall’avvocata Sabrina Rondinelli, che hanno negato tutti gli addebiti contestati dopo l’interrogatorio preventivo al quale sono stati sottoposti nelle scorse ore.
Dimissioni e attesa per la decisione del gip
Nei giorni scorsi, anticipando l’evolversi della vicenda giudiziaria, Fabio Manica si era già dimesso dalle cariche di consigliere comunale e provinciale di Forza Italia. Ora la parola passa alla gip Palumbo, che dovrà valutare se le esigenze cautelari prospettate dalla Procura di Crotone siano sufficientemente fondate per disporre le misure restrittive richieste. La decisione è attesa nelle prossime ore e potrebbe segnare una svolta significativa nell’inchiesta “Teorema”.







