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20 Maggio 2026
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Processo naufragio Cutro, in aula la ricostruzione minuto per minuto della notte della strage

Un ufficiale dei carabinieri ripercorre la sequenza degli eventi dal primo alert di Frontex alla partenza delle motovedette. Sei imputati per i presunti ritardi nei soccorsi

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Prosegue davanti al Tribunale di Crotone il processo sui presunti ritardi nei soccorsi del naufragio del caicco Summer Love, tragedia avvenuta il 26 febbraio 2023 al largo di Cutro e costata la vita a 94 persone, di cui 35 minori.

Nel corso dell’udienza, il maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara – che ha coordinato le indagini delegate dalla Procura – ha illustrato in aula la ricostruzione dettagliata degli eventi, definendola una “fittissima catena” basata su atti, documenti e diari di bordo.

L’allarme di Frontex e la catena delle comunicazioni

Secondo quanto riferito dal teste, l’agenzia europea Frontex avrebbe segnalato alle 23:03 del 25 febbraio 2023 l’avvistamento dell’imbarcazione, indicando la possibile presenza di persone sottocoperta, l’assenza di giubbotti di salvataggio visibili e condizioni meteo con mare forza 4.

La comunicazione sarebbe stata recepita dalla centrale operativa della Guardia di Finanza alle 23:08 e successivamente inoltrata alle sale operative competenti, tra cui Vibo Valentia, Palermo e Bari. Tuttavia, dal diario del Gruppo Aeronavale di Taranto l’annotazione formale della segnalazione risulta registrata alle 23:26.

In quella fase, gli operatori avrebbero stimato – anche tramite strumenti cartografici – l’ingresso dell’imbarcazione nelle acque territoriali italiane intorno alle 3:00 del mattino.

La partenza delle motovedette e il rientro per il maltempo

Dalla ricostruzione emerge una precisa time line: dalla ricezione dell’allarme alle 23:36 del 25 febbraio, fino alla partenza delle motovedette della Guardia di Finanza dal porto di Crotone alle 2:30 del 26 febbraio.

L’operazione di intercettazione, però, non sarebbe andata a buon fine a causa delle condizioni meteo avverse. Le unità navali, secondo quanto emerso in aula, avrebbero fatto rientro in porto per l’impossibilità di proseguire in sicurezza.

Sei imputati per i presunti ritardi

Il processo vede imputati sei militari: quattro appartenenti alla Guardia di Finanza e due alla Capitaneria di porto. Al centro del dibattimento vi sono le responsabilità legate alla gestione dell’allarme e ai tempi di attivazione dei soccorsi in quella notte segnata da mare forza 4 e vento forza 6.

Il procedimento proseguirà con l’escussione di ulteriori testi per chiarire ogni passaggio della catena decisionale che precedette il naufragio.

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