18 Luglio 2026
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Sahel e le nuove leve dei Grande Aracri di Cutro, ventisei condanne e sei assoluzioni (NOMI)

Ha retto in primo grado l'inchiesta della Dda di Catanzaro,che ruota intorno ai nuovi assetti criminali a Cutro e nella provincia di Crotone

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Condanne comprese tra i 20 anni e i 6 mesi di reclusione sono state inflitte nei confronti di 26 imputati, mentre sono 6 gli assolti nel processo con rito abbreviato “Sahel“, nato da un’inchiesta della Dda di Catanzaro, che aveva portato il 20 settembre del 2024 a 31 misure cautelari, di cui 15 in carcere, 7 ai domiciliari e 9 all’obbligo di dimora, indagine che ruota intorno ai nuovi assetti criminali a Cutro e nella provincia di Crotone dopo che il boss ergastolano Nicolino Grande Aracri avrebbe abbozzato un percorso di collaborazione con la giustizia, e sulle nuove leve all’opera per attuare un vasto disegno estorsivo ai danni degli imprenditori.

Le condanne del gup e le richieste di pena della Dda

Il gup distrettuale ha sentenziato nei confronti di Antonio Abbruzzese, di Catanzaro, 4 anni e 20mila euro (8 anni e 26mila euro di multa); Domenico Barletta, 2 anni e 4mila di multa (3 anni e 6mila euro di multa), residente a Mesoraca; Antonio Colacino, di Cutro, 12 anni di reclusione  (13 anni e 5 mesi) Domenico Diletto, di Cutro, 2 anni di reclusione e 4mila euro di multa (4 anni e 4mila di multa); Pasquale Diletto, di Cutro, 6 anni, 3 mesi, 10 giorni ed 1.067 euro (4 anni, 4 mesi di reclusione e 4.400 euro di multa);  Giuseppe Ferrazzo, di Mesoraca, 3 anni di reclusione e 2mila euro (2 anni, 8 mesi e 5.400 euro di multa); Paolo Fiorentino, di Catanzaro, 1 anno (6 anni, 4 mesi di reclusione e 20mila di multa);  Paolo Gualtieri, di Isola Capo Rizzuto, 2 anni e 4mila euro di multa (4 anni e 6.700 euro di multa); Renato Guarnieri, di Catanzaro, 6 mesi di reclusione e assolto dal concorso esterno in associazione mafiosa (il pm 4 anni e 6 mesi); Benedetto Marchio, di Mesoraca, 3 anni di reclusione e 6mila euro di multa (3 anni e 4mila euro di multa);  Antonio Pasquale Muto, di Cutro, 13 anni e 8 mesi di reclusione (il pm 20 anni di reclusione); Giuliano Muto (37 anni), di Cutro, 20 anni (il pm 12 anni si reclusione); Giuliano Muto (27), di Cutro, 20 anni di reclusione come richiesto dal pm; Giuseppina Muto, di Petilia Policastro, 2 anni e 4mila euro di multa (3 anni e 2mila euro di multa); Vito Muto,(59 anni) di Cutro, 20 di reclusione come richiesto dal pm; Vito Muto (50), di Cutro, 2 anni di reclusione e 4mila euro di multa (5 anni e 5mila euro di multa); Fedele Oliverio, di Cutro, 3 anni e 2mila euro di multa (5 anni e 5mila di multa);  Rosario Parrotta, di Cutro, 20 anni di reclusione (20 anni di reclusione); Fabio Passalacqua, di Crotone, 2 anni di reclusione e 4mila euro di multa (10 anni, 4 mesi e 30.400 euro di multa); Leonardo Passalacqua, di Crotone, 2 anni di reclusione e 4mila euro di multa (3 anni e 4mila di multa);  Patrick Patitucci, di Roggiano Gravina, 2 anni di reclusione e 4mila euro di multa (3 anni, 3 mesi e 6.700 euro di multa); Salvatore Peta, di Cutro, 16 anni di reclusione (il pm 14 anni); Rosanna Policastrese, di Cutro, 10 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione (il pm 12 anni); Matteo Santoro, di Reggio Emilia, 1 anno, 5 mesi, 10 giorni e 3.776 euro di multa (2 anni e 4 mesi e 4.400 euro di multa); Marco Massafra, di San Pietro Vernotico (Br), 1 anno di reclusione e 2mila euro di multa (il pm 6 anni e 18mila euro di multa); Carlo Verni, di Cutro, 20 anni di reclusione 1 anno e 2mila euro di multa (il pm 18 anni di reclusione). Per altri 17 imputati, che hanno proseguito l’ordinaria udienza preliminare ci sono già stati 17 rinvii a giudizio (LEGGI). 

Gli assolti e le richieste di pena della Dda

Il gup distrettuale ha assolto Angelo Aiello, di Cadelbosco Sopra, (il pm invece ha chiesto 13 anni e 5 mesi di reclusione); Francesco Ferrazzo, di Mesoraca, (il pm ha invocato la condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione e 6mila euro di multa); Giuseppe Grimaldi, di Mesoraca, (il pubblico ministero ne ha chiesto la condanna a 4 anni e 6.700 euro di multa); Raffaele Gualtieri, (il pm 4 anni 6.700 euro di multa); Francesco Maugeri, di Petilia Policastro, (il pm 3 anni e 4mila euro di multa);  Giuseppe Migale Ranieri, di Cutro, (il pm 13 anni e 5 mesi) 

La riorganizzazione della cosca

Un’indagine che mira a far luce  sulla presunta riorganizzazione della cosca Martino, considerata erede della storica famiglia di ‘ndrangheta  di Cutro e che copre un arco temporale di oltre quindici anni, disegnando uno scenario complesso, in cui la Dda ipotizza l’esistenza di una nuova struttura criminale autonoma, ma ancora radicata nei tradizionali meccanismi mafiosi. Tra gli indagati figura la moglie di Martino, Veneranda Verni, considerata dagli inquirenti una figura chiave nella gestione delle estorsioni e nel mantenimento dei contatti con altre cosche, come quella dei Mannolo di San Leonardo di Cutro. Insieme a lei, i figli Salvatore e Francesco Martino, entrambi accusati di aver agito in prima persona per mantenere il controllo sul territorio e favorire investimenti in attività economiche ritenute vicine alla cosca.

Le accuse

La Dda contesta a vario titolo agli indagati le estorsioni ai danni di imprenditori locali, in alcuni casi con richieste di denaro o beni materiali, in altri con richieste di posti di lavoro; il traffico di sostanze stupefacenti, con un’organizzazione autonoma ma collegata alla cosca, operante tra Cutro, Crotone, Catanzaro, Cosenza e Brindisi, il possesso e traffico di armi da fuoco, anche di provenienza illecita, custodite in luoghi nascosti nei pressi di aziende agricole e le intimidazioni mediante l’uso di esplosivi e minacce di morte, anche nei confronti di familiari. 

L’ombra della cosca sulle attività economiche locali

Secondo le ipotesi di accusa, la cosca avrebbe tentato di condizionare il mercato locale attraverso intestazioni fittizie di beni, acquisizione di appalti pubblici e infiltrazione nel tessuto imprenditoriale, in particolare nei settori dell’edilizia, della ristorazione e del movimento terra. L’obiettivo dichiarato dagli inquirenti sarebbe stato quello di ottenere vantaggi economici e politici, alterando anche il libero esercizio del voto. Inoltre, molte delle contestazioni sono supportate da intercettazioni.

Il collegio difensivo

Sono impegnati nel nutrito collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Maiolo Staiano, Salvatore Rossi, Stefano Nimpo, Vincenzo Garrubba, Carmen Chiefari, Francesco Ansani, Eugenio Felice Perrone, Fabrizio Salviati, Pierpaolo Panza, Alessandro Guerriero, Leonardo Citrato, Arduino Foresta, Mary Aiello, Arturo Bova, Gregorio Viscomi, Luigi Colacino, Antonio Ierardi, Sergio Rotundo, Giuseppe Fonte, Aldo Truncè, Luigi Villirilli, Piero Mancuso, Anselmo Mancuso, Fabrizio Salviati, Salvatore Iannone, Antonio Ludovico.

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