Il prossimo 16 febbraio avrà inizio un nuovo capitolo giudiziario sulla strage di Cutro, il tragico naufragio del febbraio 2023 costato la vita a 94 migranti. Davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro prenderà il via il processo di secondo grado per i tre scafisti condannati in primo grado dal Tribunale penale di Crotone.
Le condanne inflitte in primo grado erano state pesanti e prevedevano anche multe milionarie: 16 anni di reclusione ciascuno per il pakistano Hasab Hussein (la cui iniziale dichiarazione di minore età fu smascherata) e per il turco Sami Fuat. A 11 anni, 1 mese e 10 giorni fu invece condannato il pakistano Khalid Arslan. Tutti e tre sono difesi dagli avvocati Salvatore Perri e Teresa Paladini.
I capi d’accusa: tra omicidio e naufragio negato
I tre imputati vennero riconosciuti colpevoli dei reati di omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Un aspetto cruciale su cui si concentrerà il dibattimento in Appello riguarda l’accusa di naufragio: i tre furono assolti da questo specifico capo d’imputazione. Il reato di naufragio era stato invece attribuito e riconosciuto ad altri due scafisti (Gun Ufuk e Mohammed Abdessalem), condannati a 20 anni ciascuno in un rito abbreviato, con una sentenza (quella relativa a Ufuk) che è ormai passata in giudicato, in quanto imputati ritenuti avere un “ruolo attivo” nell’affondamento del caicco “Summer Love” in quanto erano al timone.
La tutela legale delle vittime e delle istituzioni
Anche in Appello, i familiari delle vittime e i superstiti che si sono costituiti parte civile saranno assistiti da un pool di avvocati (Gianfranco D’Ettoris, Salvatore Rossi, Roberto Stricagnoli, Barbara Ventura, Francesco Verri e Pietro Vitale) che hanno già ottenuto risarcimenti ritenuti congrui dai giudici di Crotone.
Sul fronte istituzionale, l’Avvocatura dello Stato e quella Regionale affiancheranno la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’Interno e la Regione Calabria. È da notare, tuttavia, che le istituzioni non si sono costituite parte civile nel procedimento parallelo a carico dei sei ufficiali di Guardia di Finanza e Guardia Costiera, rinviati a giudizio per i presunti omessi soccorsi.











