Sette condanne riformate, due assoluzioni confermate, un non luogo a procedere per morte del reo e tre condanne confermate per 13 imputati giudicati con rito abbreviato, nel processo di appello bis “Stige”, nato dalla maxi inchiesta della Dda di Catanzaro, condotta dai carabinieri del Ros e dal Comando provinciale di Crotone, a gennaio 2018, contro la cosca Farao-Marincola di Cirò Marina.
I giudici della Corte di appello di Catanzaro, presidente Abigail Mellace, a latere Paola Ciriaco e Barbara Saccati, chiamati a pronunciarsi dopo gli annullamenti con rinvio stabiliti dalla Corte di Cassazione, hanno confermato le assoluzioni nei confronti di Amodeo Caputo e Luigi Caputo, nonostante i sostituti procuratori generali in aula avessero chiesto una condanna a 6 anni e 8 mesi ciascuno. Le condanne più elevate a 20 anni di reclusione sono state inflitte nei confronti di Cataldo Marincola e Giuseppe Spagnolo.
Sconti di pena
La Corte di appello ha rideterminato la pena nei confronti di Francesco Basta, condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione (in luogo dei 9 anni e 6 mesi di reclusione); Donato Gangale, 8 anni di reclusione (in luogo dei 9 anni e 4 mesi); Giuseppe Giglio 13 anni di reclusione (un anno in meno rispetto al precedente verdetto dei giudici); Luigi Rizzo, 8 anni (in luogo di 9 anni e 4 mesi); Francesco Salvato, 11 anni, 7 mesi e 10 giorni, (13 anni e 5 mesi); Vincenzo Santoro, 15 anni, 7 mesi e 10 giorni (16 anni, 11 mesi e 10 giorni di reclusione); Francesco Tallarico, 17 anni, 1 mese e 10 giorni (20 anni di reclusione).
Le condanne confermate
La Corte di appello ha assolto per un capo di accusa con la formula per non aver commesso il fatto Giuseppe Spagnolo, confermandogli comunque 20 anni di reclusione, invariata la pena a 20 anni di reclusione per Cataldo Marincola, 20 anni, così come è rimasta immutata la pena a 8 anni per Aldo Marincola. Gli ultimi due imputati sono stati anche condannati alla refezione delle spese sostenute dai Comuni di Cirò e di Strongoli.
Il non doversi procedere
I giudici hanno inoltre sentenziato il non luogo a procedere per morte del reato nei confronti di Salvatore Rizzo, revocando revoca la misura di sicurezza della libertà vigilata a Francesco Farao. Per un altro filone di Stige, quello dell’ordinario la Cassazione ha stabilito 20 condanne definite (LEGGI).
Le accuse
Gli imputati rispondono a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, autoriciclaggio, porto e detenzione illegale di armi e munizioni, intestazione fittizia di beni, procurata inosservanza di pena e illecita concorrenza con minaccia aggravata dal metodo mafioso. L’inchiesta aveva portato il 9 gennaio 2018 al sequestro preventivo di 700 immobili, 400 autoveicoli, 57 società per la maggior parte nel territorio del Crotonese , ma anche in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio, Toscana, Campania e Germania per un valore di circa 50milioni di euro. Provvedimenti che hanno documentato l’operatività, gli assetti gerarchici interni e le attività della locale di ‘ndrangheta dai Farao- Marincola di Cirò con il suo pieno controllo degli apparati imprenditoriali, operanti soprattutto nei settori della produzione e del commercio del pane, della vendita del pescato, del vino, dei prodotti alimentari, delineando il quadro complessivo degli interessi illeciti gestiti in ambito nazionale ed estero. In questo quadro si sarebbe documentato il controllo da parte della cosca della produzione e distribuzione dei prodotti da forno, per cui i commercianti al dettaglio cirotani sarebbero stati costretti ad acquistare solo il pane prodotto dal forno di uno dei sodali e, nel contempo, gli altri concorrenti, con minacce, sarebbero stati allontanati dal territorio.
Gli imprenditori compiacenti
Le indagini avrebbero permesso di ricostruire la ramificata rete di imprenditori considerati compiacenti e collusi, legati da reciproci scambi, avrebbero ottenuto pagamenti rapidi dalle pubbliche amministrazioni, recuperi crediti, lavori e commesse (pubbliche e private), riconoscendo di contro al clan i più diversificati favori: dalle assunzioni, ai finanziamenti, all’elargizione di somme di denaro, “contribuendo efficacemente e consapevolmente all’accrescimento del potere mafioso sul territorio”. Fondamentale nell’inchiesta è stata anche la collaborazione con le autorità tedesche (Ika e Bka) nel ricostruire gli affari illeciti gestiti dalla cosca in Germania. Il gruppo criminale era ramificato in diverse regioni e la sua operatività, come accertato dai Carabinieri in collaborazione con la polizia tedesca, si estendeva anche ai lander dell’Assia e del Baden-Wurttemberg.
Il collegio difensivo
Impegnati nel processo, tra gli altri, gli avvocati Isabella Camporato, Gianni Russano, Gregorio Viscomi, Vincenzo Ioppoli, Tiziano Saporito, Sergio Rotundo, Valerio Vianello Accoretti, Romolo Villirillo.




