François Bayrou non è riuscito a superare lo scoglio della fiducia. A meno di un anno dal suo insediamento, l’Assemblea Nazionale ha votato in massa contro l’esecutivo, sancendone la fine con una maggioranza netta. A pesare è stato il piano economico presentato dal premier, che prevedeva tagli per circa 44 miliardi di euro: una manovra giudicata troppo dura da opposizioni e parte degli stessi alleati.
Un Parlamento senza maggioranza
La crisi che travolge Bayrou non è solo personale, ma riflette la realtà di un Parlamento spaccato. Le legislative del 2024 hanno prodotto un mosaico politico in cui nessun blocco detiene la maggioranza assoluta. In questo scenario, ogni tentativo di governare diventa una corsa a ostacoli, con compromessi fragili e alleanze destinate a rompersi alla prima prova di forza.
Macron a un bivio
Il presidente Emmanuel Macron, già logorato da mesi di instabilità, si trova ora costretto a nominare il quarto primo ministro in dodici mesi. Una scelta complicata, perché l’Eliseo deve trovare una figura in grado di ottenere un sostegno trasversale, ma al tempo stesso pronta a gestire l’emergenza economica. L’ipotesi di nuove elezioni anticipate resta sul tavolo, spinta con forza dalle opposizioni.
L’ombra del debito pubblico
Al centro della crisi c’è la questione economica. Con un debito che sfiora il 114% del PIL e un deficit fuori controllo, Bayrou aveva avvertito che la Francia rischiava di perdere la propria sovranità finanziaria. La sua ricetta di rigore, però, non ha convinto l’aula: l’idea di tagliare in profondità la spesa pubblica ha unito partiti di destra e di sinistra in un fronte comune contro il governo.
Lo spettro delle urne
Il Rassemblement National di Marine Le Pen, forte nei sondaggi, chiede con insistenza lo scioglimento dell’Assemblea e il ritorno al voto. Una prospettiva che spaventa l’attuale maggioranza presidenziale, ma che potrebbe diventare inevitabile se Macron non riuscirà a ricomporre il puzzle politico. La Quinta Repubblica si trova così davanti a una delle fasi più instabili della sua storia recente, sospesa tra la necessità di decisioni rapide e l’incapacità di trovare un consenso solido.








