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12 Maggio 2026
12 Maggio 2026
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Disastro Niscemi, tredici indagati per la frana. Coinvolti gli ultimi quattro Presidenti della Regione

La Procura di Gela ipotizza il disastro colposo per la mancata messa in sicurezza del territorio. Sotto la lente degli inquirenti sedici anni di omissioni, dai vertici della Protezione Civile ai commissari per il dissesto idrogeologico, mentre i fondi restano inutilizzati.

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Svolta decisiva nelle indagini sul catastrofico smottamento che lo scorso 25 gennaio ha squarciato il territorio di Niscemi, provocando l’evacuazione di circa 1500 persone e lasciando decine di abitazioni sospese sull’abisso. Il Procuratore di Gela, Salvatore Vella, ha notificato l’iscrizione nel registro degli indagati per 13 figure chiave, accusate a vario titolo di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Il dato politicamente più rilevante riguarda il coinvolgimento degli ultimi quattro governatori della Sicilia: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani, chiamati in causa per il periodo che va dal 2010 al 2026 nella loro duplice veste di commissari delegati per l’emergenza e commissari di governo contro il dissesto idrogeologico.

Fondi fantasma e appalti incompiuti: il paradosso dei 12 milioni

Al centro del primo filone d’indagine vi è l’immobilismo burocratico e operativo riguardante le opere di mitigazione del rischio, pianificate sin dal 1997 ma mai portate a compimento. Nonostante lo stanziamento di circa 12 milioni di euro, i lavori appaltati all’inizio degli anni Duemila non hanno mai visto la luce, portando nel 2010 alla risoluzione del contratto con l’Associazione Temporanea di Imprese per grave inadempimento. Il paradosso evidenziato dalla Procura risiede nel fatto che quelle risorse finanziarie, potenzialmente salvifiche per il fragile versante niscemese, giacciono tuttora inutilizzate nelle casse regionali, mentre i sistemi di monitoraggio a tutela della popolazione sarebbero stati abbandonati a se stessi.

La strategia della Procura: tre fasi per accertare le responsabilità

L’azione della magistratura gelese non si fermerà alla sola gestione dei fondi, ma si articolerà in tre fasi distinte per ricostruire l’intera catena del fallimento gestionale. Oltre ai presidenti, l’elenco degli indagati include i vertici della Protezione Civile regionale, tra cui Calogero Foti e Salvatore Cocina, e diversi direttori generali dell’amministrazione isolana. I prossimi passi dell’inchiesta si concentreranno sulla carente regimentazione delle acque reflue e bianche, considerata la causa scatenante dell’innesco del fronte franoso, e sulla gestione della “zona rossa”. In quest’ultimo ambito, i pubblici ministeri verificheranno eventuali omissioni negli sgomberi e nelle demolizioni, oltre al rilascio di autorizzazioni edilizie in aree già classificate a rischio molto elevato.

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