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5 Dicembre 2025
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“La mamma ha provato a strozzarmi”: i verbali mai ascoltati del bimbo di 9 anni ucciso

Emergono dai verbali del 2023 le frasi che il piccolo Giovanni, 9 anni, ucciso dalla madre a Muggia (Trieste), aveva confidato ai carabinieri dopo una lite tra i genitori

Mi ha preso per il collo, stringendo con entrambe le mani. Ho paura.” Sono parole che oggi fanno tremare i polsi, quelle pronunciate nel giugno 2023 dal piccolo Giovanni, 9 anni, il bambino ucciso nei giorni scorsi dalla madre Olena Stasiuk, 55 anni, originaria dell’Ucraina. È quanto si legge sul sito di Fan Page.
Frasi riportate in un verbale dei carabinieri, intervenuti nell’abitazione del padre per sedare una lite con la donna. Oggi riemergono all’interno di un fascicolo di oltre 5mila pagine fatto di denunce, segnalazioni e relazioni degli assistenti sociali.

Le carte ora nelle mani della magistratura: “Una vicenda monitorata ma sottovalutata”

I verbali, custoditi dall’avvocata Gigliola Bridda, che per anni ha assistito il padre del bambino, raccontano una lunga storia di allarmi ignorati e segnali di pericolo già chiarissimi anni prima del delitto.
La legale parla di una vicenda “complessa, monitorata dalle istituzioni ma sottovalutata nei suoi passaggi decisivi“. Una valutazione che oggi, dopo la tragedia, pesa come una condanna sulle omissioni che potrebbero aver contribuito all’esito fatale.

Due inchieste aperte: perché gli incontri non erano protetti?

Il Ministero della Giustizia ha avviato una propria indagine per capire perché il Tribunale avesse autorizzato incontri non protetti tra la donna e il figlio, nonostante un passato documentato di instabilità e violenze.

Parallelamente procede l’inchiesta penale, che dovrà stabilire come Olena Stasiuk – in cura presso un Centro di salute mentale e seguita dai servizi sociali di Muggia – abbia potuto incontrare Giovanni senza assistenti presenti, come previsto da una sentenza del maggio scorso.

Una spirale di minacce, Tso e denunce archiviate

Il quadro ricostruito dagli atti è inquietante. Già nel 2018, la donna aveva detto agli assistenti sociali:
O Giovanni resta con me oppure sono disposta a uccidere il bambino, a uccidermi, buttandomi in mare. E anche a uccidere Paolo“.
Minacce gravissime che si inserivano in una relazione familiare segnata da conflitti, sparizioni, un Tso e cure per schizofrenia.

Nonostante ciò, alcune denunce furono archiviate.
Tra queste, anche quella relativa al presunto tentativo di strangolamento del bambino, giudicato all’epoca compatibile – secondo il pm – con “eventi accidentali”. Una tesi accolta anche dal gip.

Il padre e lo smartwatch “per chiamare aiuto”: un regalo che racconta la paura

Tra i dettagli emersi in queste ore, uno colpisce in modo particolare: il padre di Giovanni gli aveva regalato uno smartwatch, per permettergli di chiamare aiuto in caso di emergenza.
Un dispositivo scelto – come riporta Il Piccolo – insieme alla sua avvocata, per proteggere il bambino in momenti che già apparivano fragili e rischiosi.

Non è chiaro se il piccolo lo indossasse la sera dell’omicidio. Di certo, spiegano gli inquirenti, il bambino non lo aveva mai usato.

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