Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, difensori di Andrea Sempio nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, hanno rilasciato dichiarazioni in merito alle anticipazioni giornalistiche sulla presunta compatibilità tra il DNA trovato sotto le unghie della vittima e il profilo biologico del loro assistito. I legali hanno specificato che i dati riguardano “meri dati biostatistici” e non una “perizia completa“.
La tesi della difesa sulla prova biologica
La traccia genetica in questione riguarda l’aplotipo Y, rilevato nel 2007 su due unghie di Chiara Poggi, che l’analisi biostatistica della genetista Denise Albani ha indicato essere in «piena concordanza» con la linea paterna del profilo biologico di Sempio.
I legali di Sempio hanno osservato che, anche qualora i dati fossero stati interpretati correttamente, non sarebbero preoccupati né sorpresi, poiché confermerebbero che la comparazione non è “individualizzante” e che il DNA è “misto“. Hanno aggiunto: “quindi se venisse confermato che l’autore dell’omicidio è uno non avrebbe già per questo valore probatorio“.
La difesa ha inoltre evidenziato l’assenza di dati decisivi per rendere il DNA probante rispetto all’omicidio: “Fu da contatto diretto fra i due corpi o da contatto con lo stesso oggetto? E quando avvenne il contatto? Senza queste risposte ogni valutazione è affrettata“.
Osservazioni dei consulenti della famiglia Poggi
Anche i consulenti della famiglia Poggi, assistita dai legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna con i consulenti Marzio Capra e Dario Redaelli, hanno espresso riserve. Secondo i consulenti, condurre un’analisi biostatistica su dati documentali «non consolidati» con repliche attendibili – ossia quelli effettuati nove anni fa dal perito Francesco De Stefano nell’appello bis a carico di Alberto Stasi – è un errore scientifico.
La valutazione dei consulenti è che un risultato che è “in condizioni di criticità e non è consolidato” non è un “dato scientifico attendibile“. I dati documentali sui profili genetici individuati sulle unghie (dove era emerso anche il cosiddetto “ignoto 2“) non avrebbero validità “scientifica” e sarebbero “nulli“, oltre ad essere “parziali e misti“.
La relazione della perita Albani
L’analisi biostatistica, condotta dalla genetista Denise Albani del Gabinetto di Polizia Scientifica e nominata dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli nell’incidente probatorio, ha stabilito che esiste “piena concordanza” tra l’aplotipo Y e la linea paterna dell’indagato, circoscrivendo la popolazione a “una popolazione di pochissime persone che si riduce ai parenti in linea maschile“.
I quotidiani Il Corriere della Sera, La Repubblica e Il Messaggero hanno riportato che la PEC con gli esiti dei calcoli biostatistici è stata inviata ieri in tarda mattinata alle caselle di posta elettronica dei consulenti delle parti e alla Procura. Secondo i media, la conclusione, per logica investigativa, porterebbe direttamente a Sempio, 38enne amico di gioventù di Marco Poggi, fratello della vittima. L’anticipazione sarà cristallizzata nella perizia definitiva che Albani depositerà entro il 5 dicembre e verrà discussa in udienza a Pavia il 18 dicembre.
La gip Daniela Garlaschelli, tramite e-mail, ha chiesto ai consulenti delle parti di depositare le loro osservazioni e relazioni qualche giorno prima dell’udienza del 18 dicembre.
Rovesciamento del giudizio scientifico precedente
Il risultato dell’analisi biostatistica rovescia quanto stabilito dal genetista Francesco De Stefano, perito della Corte d’Appello bis che undici anni fa condannò Stasi. De Stefano analizzò e scartò lo stesso DNA perché “non consolidato“, fornendo i presupposti scientifici anche per la prima archiviazione di Andrea Sempio chiesta nel 2017 dall’allora Procuratore aggiunto Mario Venditti, oggi sotto indagine per corruzione in atti giudiziari.
Gli accertamenti della dottoressa Albani hanno invece stabilito che le prove di laboratorio di De Stefano furono condotte con campioni non omogenei, ma che “nella sessione a 5 microlitri emerge un aplotipo parziale misto per un totale di dodici marcatori“. Albani ha precisato che “l’aplotipo non è di per sé identificativo, quindi è un cromosoma Y, viene condiviso da tutti i soggetti imparentati in linea paterna, per cui non si può attribuire univocamente a una sola persona“, ma identifica “un contesto familiare di appartenenza“. Ha aggiunto che “i profili ottenuti sono dei profili non completi“.
Il 18 dicembre le parti discuteranno la ragione per la quale quella traccia biologica sia finita sulle mani di Chiara Poggi: se per contatto diretto durante gli istanti del delitto del 13 agosto 2007, o per trasferimento da un oggetto toccato da Andrea Sempio in altri momenti in cui ha frequentato casa Poggi.




