Se n’è andato a Cosenza, la sua città, Salvatore Garritano, volto gentile di un calcio che non c’è più. Ex attaccante classe 1955, aveva lottato a lungo contro la leucemia, fino alla fine con la stessa tenacia mostrata in campo. Cresciuto calcisticamente nella Morrone, la squadra dei ragazzi cosentini, Garritano era riuscito a imporsi a livello nazionale grazie al talento e all’intelligenza tattica. Il debutto in Serie A arrivò nel 1974 con la Ternana, che ne rivelò subito le doti tecniche e la visione di gioco.
Lo scudetto col Torino e il gol al Milan
Nel 1975 lo chiamò il Torino, e fu l’inizio dell’avventura più esaltante: quella del campionato 1975-76, chiuso con la vittoria dello scudetto. In quella stagione Garritano giocò cinque partite e realizzò un gol pesante contro il Milan, contribuendo a riportare il titolo ai granata dopo quasi trent’anni. In spogliatoio divideva il campo con Graziani e Pulici, simboli di un’epoca che i tifosi del Toro non hanno mai dimenticato.
Carriera lunga e parole scomode
Dopo Torino, l’attaccante calabrese indossò le maglie di Atalanta, Bologna, Sampdoria e ancora Ternana, percorrendo l’Italia pallonara degli anni Settanta e Ottanta.
Ma la parte più coraggiosa della sua storia arrivò dopo il ritiro: Garritano fu tra i primi ex giocatori ad affrontare pubblicamente un tema fino ad allora scomodo, quello dell’uso massiccio di farmaci negli spogliatoi professionistici. Una denuncia che gli valse rispetto e anche qualche isolamento, ma che contribuì ad aprire una discussione mai del tutto chiusa.
Un’eredità che resta in famiglia
Oggi il suo nome continua a vivere nei campi di calcio grazie al nipote Luca Garritano, attuale calciatore del Cosenza, che ne ha raccolto il testimone sportivo. Il ricordo di Salvatore, invece, resta scolpito nella memoria di chi ama il calcio vero: quello fatto di sacrificio, dignità e passione, molto prima degli sponsor e delle dirette tv.



