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12 Aprile 2026
12 Aprile 2026
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Recupero crediti choc, anziana assediata in casa: il Codacons denuncia: “Metodo inaccettabile”

Messaggi, pressioni e blitz domiciliare: “Non è recupero crediti, è assedio ai fragili. Porteremo tutto in Procura”

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Un campanello che suona all’improvviso, nel primo pomeriggio, e la paura che entra in casa. È la scena raccontata dal Codacons, che denuncia un episodio emblematico di recupero crediti aggressivo ai danni di una donna ultrasettantenne, sola nella propria abitazione. Secondo quanto ricostruito, la vicenda sarebbe iniziata con una raffica di messaggi e vocali, fino ad arrivare a un vero e proprio blitz domiciliare da parte di un incaricato di una finanziaria, presentatosi per riscuotere il debito.

Pressioni e silenzi: “Metodo inaccettabile”

Dopo il confronto con la donna, l’incaricato si sarebbe allontanato, rendendosi poi irreperibile e arrivando persino a bloccare i numeri dei familiari che cercavano chiarimenti. Un comportamento che, secondo il Codacons, rappresenta un modello sempre più diffuso: una strategia basata su pressione psicologica, paura e isolamento delle vittime.

Il Codacons: “Non è recupero crediti, è sciacallaggio”

Durissimo l’intervento di Francesco Di Lieto, che parla di una deriva pericolosa: “Si tratta di un paradosso: le finanziarie concedono prestiti spesso insostenibili, ma diventano aggressive quando il credito diventa difficile da recuperare. Entrare nel domicilio di una persona vulnerabile e poi sottrarsi al confronto non è recupero crediti: è sciacallaggio”. L’associazione ha annunciato che porterà il caso in Procura e davanti al Garante della Privacy, parlando di una vera e propria “battaglia di civiltà”.

Strategie al limite: il “contatto asimmetrico”

Al centro della denuncia c’è quella che viene definita la tecnica del “contatto asimmetrico”: prima il bombardamento di comunicazioni, poi il silenzio improvviso, con numeri bloccati e impossibilità di replica. Una pratica che, secondo il Codacons, sarebbe indice di condotte potenzialmente illecite, sfruttando la vergogna e la fragilità delle persone indebitate.

I diritti dei cittadini: “La casa è inviolabile”

L’associazione ricorda alcuni principi fondamentali spesso ignorati: La inviolabilità del domicilio: gli addetti al recupero crediti sono privati cittadini e non possono entrare in casa senza consenso.
Il diritto al silenzio: nessuno è obbligato a fornire informazioni personali o rispondere a pressioni telefoniche.
La necessità di conservare prove: messaggi, vocali e contatti sono strumenti essenziali per eventuali denunce.

“La dignità non è pignorabile”

Il punto centrale resta uno: il debito non può trasformarsi in una condanna sociale. “Si gioca sulla paura e sulla vergogna per ottenere il pagamento – sottolinea il Codacons – ma la dignità delle persone non è pignorabile”. Un monito che riapre il dibattito sui limiti del recupero crediti e sulla tutela dei cittadini più fragili, sempre più esposti a pratiche invasive e, in alcuni casi, ai confini della legalità.

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