Doveva essere un incontro tecnico-istituzionale sulla delocalizzazione dei depositi costieri di Vibo Marina e sul futuro della concessione demaniale a Meridionale Petroli. Si è trasformato, invece, nell’ennesimo banco di prova — fallito — per il sindaco Enzo Romeo, finito al centro di una bufera politica che unisce centrodestra e opposizione locale in un attacco corale alla sua capacità di governo.
Nel pomeriggio di giovedì 9 aprile, il primo cittadino ha riunito a porte chiuse le organizzazioni sindacali a Palazzo Luigi Razza, alla presenza dell’assessore al Personale Marco Talarico. All’appuntamento erano stati regolarmente invitati Cgil, Cisl, Uil e la Cisal. Ma quando il segretario regionale di quest’ultima, Vitaliano Papillo, ha varcato la soglia della sala, le tre confederazioni maggiori si sarebbero rifiutate di condividere il tavolo con lui. Il sindaco, anziché richiamare tutti al rispetto delle regole del confronto democratico, avrebbe ceduto alla pressione, proponendo una “separazione dei tavoli” e di fatto escludendo il rappresentante della Cisal dalla discussione unitaria.
La reazione della Cisal: “Romeo ha fatto il maggiordomo”
La risposta di Papillo è stata immediata e durissima. Girato i tacchi, il segretario regionale ha diffuso un comunicato che non lascia margini di ambiguità: “Quanto accaduto oggi è di una gravità inaudita. Gli altri sindacati convocati hanno di fatto posto un veto alla presenza della Cisal al tavolo. Anziché richiamare tutti al rispetto delle regole del confronto democratico, il sindaco Romeo ha scelto di assecondare quel diktat, disponendo la separazione dei tavoli ed escludendo di fatto la Cisal dal confronto unitario.”
Il passaggio più graffiante riguarda il profilo istituzionale del primo cittadino: “Il sindaco di un capoluogo di provincia non può ridursi a fare il maggiordomo di alcune sigle sindacali, prendendo ordini su chi possa o non possa sedersi a un tavolo istituzionale da lui stesso convocato. Eppure è esattamente ciò che è accaduto: Romeo non ha governato la situazione, l’ha subita, confermando ancora una volta la propria totale insufficienza nel decidere e nel farsi rispettare.”
Le scuse di Romeo: “Un errore in buona fede”
In serata, il Comune ha diffuso una nota ufficiale con la quale il sindaco Romeo ha chiesto scusa alla Cisal, tentando di ricondurre l’accaduto a una incomprensione procedurale: “Le dinamiche delle relazioni sindacali talvolta possono determinare, a chi non le padroneggi, inconsapevoli incomprensioni. Nel ritenere la riunione aperta e informale, su un tema d’interesse generale, diffuso e trasversale, avevo invitato le diverse sigle sindacali, non essendo a conoscenza di alcuni rapporti di distinzione rispetto ai quali mi sono ritrovato sorpreso.”
Romeo ha quindi aggiunto: “Sono stato frainteso per un errore compiuto in buona fede. Pertanto, desidero esprimere, a nome mio personale e dell’Amministrazione comunale di Vibo Valentia, le più sincere scuse alla Cisal. Ritengo e riteniamo che la Cisal sia una componente importante nel percorso intrapreso. Spero che un errore di valutazione non metta in discussione l’unità d’intenti.”
Il Ministero delle Infrastrutture entra in scena
Sul fronte operativo, l’incontro tra Romeo, Talarico e i sindacati confederali ha prodotto comunque un esito concreto: nei prossimi giorni il Ministero delle Infrastrutture convocherà un tavolo allargato, che coinvolgerà azienda, organizzazioni sindacali, Comune, Regione Calabria, Autorità portuale e Arsai. Cgil, Cisl e Uil hanno salutato la convocazione ministeriale come “un passo importante per la gestione della vertenza”, ribadendo la necessità di tenere insieme “salvaguardia dei livelli occupazionali, mantenimento del sito produttivo e adeguate risposte in termini di sostenibilità ambientale”. Nessun cenno, nella nota dei tre sindacati confederali, all’esclusione della Cisal.
Forza Italia: “Arroganza istituzionale, la dignità del lavoro non è negoziabile”
La polemica politica non ha tardato ad accendersi. Per il coordinamento cittadino di Forza Italia di Vibo Valentia, guidato da Carmen Corrado, quanto accaduto “è gravissimo e non può passare sotto silenzio.” Gli azzurri descrivono la gestione del tavolo come “uno spettacolo di arroganza istituzionale” e attaccano direttamente il sindaco: “Romeo non può gestire una vertenza drammatica come la Meridionale Petroli con la stessa leggerezza di chi sposta i mobili di casa propria.”
Il tono si fa più aspro quando la nota affronta il tema della rappresentanza: “Trattare i rappresentanti dei lavoratori come un fastidio da mettere a tacere significa disprezzare la democrazia e calpestare la Costituzione, che riconosce nel sindacato un pilastro della Repubblica.” E ancora: “Qui non parliamo di carte: parliamo di uomini e donne, di stipendi che non arrivano, di mutui, di figli da crescere. Parliamo del futuro di Vibo.”
Forza Italia ha quindi espresso “pieno sostegno alla Cisal e a Vitaliano Papillo”, chiedendo “rispetto immediato per i lavoratori e per tutte le sigle sindacali, senza distinzioni né esclusioni” e “garanzie scritte sulla salvaguardia di ogni singolo posto di lavoro.” La chiusura è netta: “La dignità del lavoro non è negoziabile. E noi non arretreremo di un centimetro.”
Lega: “Non una svista, ma un errore che mina il dialogo istituzionale”
Sulla stessa linea si colloca la Lega, attraverso la nota firmata dall’ex sindaco Maria Limardo. L’episodio viene definito un “grave scivolone istituzionale”, accompagnato dalla “piena solidarietà a Papillo, Cavallaro e a una Confederazione che rappresenta oltre due milioni di iscritti.”
Limardo non accetta la lettura dell’accaduto come una semplice svista: “L’esclusione della Cisal dal confronto sindacale rappresenta un errore che non può essere derubricato a semplice svista procedurale, ma che mina le basi del corretto dialogo tra istituzioni e parti sociali.” L’argomento si sposta poi sul profilo nazionale della sigla: “Un’amministrazione di una città capoluogo ha il dovere di rapportarsi con il massimo rispetto verso realtà sindacali di rilievo nazionale.”
Le scuse del sindaco non attenuano il giudizio della Lega, anzi vengono lette come “una sostanziale ammissione di incertezza gestionale che tradisce l’ignoranza del galateo istituzionale e una scarsa dimestichezza con le prassi che ordinariamente dovrebbero regolare occasioni di così alto profilo pubblico.” Limardo conclude: “Un sindaco non può permettersi di subire diktat su chi debba sedere a un tavolo di tale importanza, rischiando di far apparire le scelte dell’amministrazione come condizionate da visioni parziali o, peggio, ideologiche.”
Cuore Vibonese: “Guida debole, ennesima conferma di ciò che denunciamo da tempo”
L’attacco più politicamente articolato arriva dal gruppo consiliare di opposizione Cuore Vibonese, con i consiglieri Giuseppe Cutrullà, Danilo Tucci, Giuseppe Russo e Giuseppe Calabria che leggono l’episodio non come un incidente isolato, ma come la manifestazione di un deficit strutturale nella guida della città.
“Quanto accaduto nella sede comunale di Vibo Valentia rappresenta un episodio che non può essere archiviato come una semplice incomprensione tra sigle sindacali, ma che solleva interrogativi seri sull’autorevolezza e sul ruolo di guida del sindaco Enzo Romeo”, si legge nella nota. Per Cuore Vibonese, escludere la Cisal ha finito per restringere il perimetro della discussione “proprio mentre sarebbe stato necessario allargarlo”, impoverendo un confronto che riguarda lavoro, sicurezza e sviluppo dell’intero territorio vibonese.
Il gruppo consiliare non risparmia un affondo diretto: “La scarsa autorevolezza del sindaco era già emersa chiaramente nel corso del tavolo sulla vicenda della Meridionale Petroli. Quanto accaduto oggi non fa che rappresentare l’ennesima conferma di ciò che denunciamo da tempo. Un sindaco ha il dovere di garantire pluralismo, rispetto e partecipazione. Non può permettersi di apparire condizionabile o, peggio ancora, subordinato alle pressioni di parte.”







