Una leadership saggia, scaltra, e non invece ossessionata dall’idea di essere offuscata dalle altrui qualità, un dirigente come Giuseppe Falcomatà non avrebbe mai pensato di poterlo umiliare, piuttosto ci avrebbe fatto un’alleanza.
Ma chi regge le sorti del Pd, ultimamente, è in bambola, isolato, vive in una dimensione surreale, un po’ come quei militari giapponesi che appresero della fine del secondo conflitto mondiale solo a distanza di mesi, se non anni, senza riuscire ad adattarsi alle mutate condizioni geopolitiche.
Lo sgarbo politico
Non bastava averlo sgambettato durante la campagna di raccolta del voto dem, privilegiando la direttrice Reggio–Palmi, si è continuato a sminuire il peso del sindaco della più grande città della Calabria anche a Palazzo Campanella, confinandone la figura al ruolo di ‘nudus’ consigliere regionale. Un azzardo, un orrore politico – l’ennesimo – che non poteva restare senza conseguenze.
La reazione e la massa critica
E infatti molti attendevano questa ‘genialata’ per poter solidarizzare con lui, con Peppe, per fare massa critica, non solo nel capoluogo reggino.
Dal canto suo, Falcomatà, nel rispetto delle prerogative sindacalizie, ha risposto con un rimpastino che i superficialotti leggono solo come una vendetta nei confronti di Nicola Irto, ma che, a ben vedere, rivela una strategia politica regionale ben precisa, destinata a dispiegare i propri effetti ben oltre i confini metropolitani.
L’OPA sul Pd calabrese
Il neo eletto consigliere, forte della debolezza degli attuali, consunti vertici, non tarderà a lanciare un’OPA per la conquista del Partito Democratico calabrese.
La coalizione anti-vertici
D’altronde, non è solo, Falcomatà, in questa avanzata verso il fortino nipponico; condivide con molti l’intendimento di impedire che agli autori dell’ennesimo disastro regionale venga regalato di nuovo il privilegio di compilare le liste per le prossime elezioni parlamentari.
Egli può contare su un bel po’ di dirigenti e amministratori, anche di colleghi sindaci di medio grandi città calabresi (Castrovillari e Acri) nonché sull’appoggio esterno (tra poco interno?) di un tale di nome Flaviuccio Stasi che, prima ancora di Falcomatà, ha subito i rigori dell’unica vera linea politica che certo Pd porta avanti con autolesionistica ostinazione: cecchinare chi può offuscare.
La strategia dei vertici: governare le macerie
Come? Tentando di spegnere i bollori degli scontenti, facendo leva sul potere di determinare nomi e posizioni nelle future liste nazionali, governando insomma le macerie.
Una strategia che poteva servire solo se le elezioni parlamentari fossero state vicine, ma con quasi due anni davanti, sarà dura continuare a traccheggiare, evitando un salutare bagno nelle acque di un congresso straordinario che appare quanto mai necessario, per non dire vitale.
Il boomerang contro la leadership attuale
Ecco perché il maltrattamento politico di una figura come Giuseppe Falcomatà altro non è che un acceleratore verso la fine della leadership attuale.
Con buonissima pace dei dirigenti che in pubblico non se la vogliono guastare con i capetti correntizi, nella speranza di essere candidati, mentre alle spalle li pugnalano senza pietà. Consigliamo loro di fare pace con se stessi al più presto, perché saranno presi a pedate nel sedere dalle evidenze.
Il ruolo di Elly Schlein
Elly Schlein, sempre che superi da segretaria l’attuale fase politica, è la prima a non voler arrivare alle prossime parlamentari con un Pd calabrese allergico al rinnovamento, malgrado i resoconti adulterati e interessati dei suoi pessimi consigliori periferici le dicano il contrario.




