“Non ho sensi di colpa”. Pietro Molinaro, più volte consigliere regionale, dirigente di Fratelli d’Italia, non arretra di un millimetro rispetto alla scelta di sostenere il neo sindaco Antonio Barile a San Giovanni in Fiore. Una decisione che ha, nei fatti, spaccato il centrodestra aprendo un dibattito sui criteri di scelta da adottare nelle prossime sfide. In questa intervista Molinaro racconta il perché di un’ “eresia” politica, peraltro sposata nel silenzio della cabina pure da frotte di elettori azzurri , legge il voto come una lezione per tutta la coalizione e guarda già a Cosenza: “Il capoluogo va conquistato con candidati credibili, non con alchimie romane”.
Anche la sua scelta “eretica” di sostenere Barile ha contribuito alla vittoria del polo civico. Sensi di colpa?
“Ho sostenuto una proposta che ritenevo credibile, radicata nel territorio e capace di interpretare le esigenze reali della comunità di San Giovanni in Fiore. È stata una scelta convinta e maturata nella consapevolezza che la città avesse bisogno di una guida competente nell’azione amministrativa, autorevole e portatrice di valori etici e morali riconosciuti da tutti. La politica, soprattutto nelle realtà locali, deve avere il coraggio di mettere al centro l’interesse della comunità e la qualità delle persone prima di ogni altra considerazione. Il risultato elettorale ha dimostrato che questa valutazione era condivisa da molti cittadini. Quando una scelta si rivela vincente non può generare sensi di colpa, semmai induce a riflettere sul messaggio che gli elettori hanno voluto esprimere. Per questo ringrazio i sangiovannesi che hanno sostenuto una candidatura forte e un progetto credibile per il futuro della città”.
L’impressione comunque è che lei non sia stato il solo di Fratelli d’Italia a sostenere la proposta di Barile. Come se lo spiega?
“Fratelli d’Italia non era presente con una propria lista e già sul finire della precedente legislatura si erano registrati segnali di distanza politica, come dimostrato dalle dimissioni del vicesindaco espressione del partito. In questo contesto, molti elettori che negli ultimi anni hanno scelto Fratelli d’Italia, compresi tanti che hanno sostenuto il partito alle elezioni regionali, hanno individuato in Barile la candidatura più credibile e più vicina alle esigenze della città. Non come una contrapposizione interna piuttosto credo che molti amministratori, dirigenti, militanti e simpatizzanti abbiano valutato la qualità della proposta politica e amministrativa. Quando un progetto appare serio, inclusivo, concreto e vicino ai problemi della gente, è naturale che raccolga consensi anche oltre gli schieramenti partitici. Questo dimostra che nei territori contano ancora la credibilità delle persone, la forza delle idee e la capacità di offrire risposte concrete ai cittadini”.
Secondo lei da San Giovanni in Fiore la coalizione di centrodestra quale lezione deve trarre, anche in prospettiva elettorale cosentina?
“La lezione che arriva da San Giovanni in Fiore è chiara: l’unità di una coalizione non può essere soltanto formale e le candidature devono nascere dall’ascolto dei territori. Nelle elezioni comunali il valore aggiunto decisivo resta la scelta del candidato sindaco. I cittadini valutano certamente i partiti, ma soprattutto la credibilità, la competenza, il radicamento e la capacità amministrativa di chi si candida a governare una città. Lo abbiamo visto a Castrovillari con l’affermazione del sindaco De Gaio. Quando si costruiscono percorsi condivisi, basati sul merito, sulla rappresentatività e sul coinvolgimento delle energie migliori, il centrodestra è competitivo ovunque. Al contrario, i cittadini difficilmente premiano scelte percepite come calate dall’alto. Per questo credo che, guardando alle future sfide e in particolare a Cosenza, che rappresenta il capoluogo di provincia e un punto di riferimento per l’intero territorio, il centrodestra dovrà compiere una scelta ponderata, autorevole e condivisa. Le candidature vincenti sono quelle capaci di unire, aggregare consenso e costruire attorno a sé un progetto serio e credibile di governo della città”.











