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5 Dicembre 2025
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Il risiko delle poltrone in Consiglio regionale: la maggioranza brontola e Occhiuto studia i premi di consolazione

Tra vicepresidenze, questori e commissioni, parte la per tenere buoni i delusi esclusi dalla giunta. Ma tra faide interne, equilibri territoriali e promesse da mantenere, far contenti tutti sarà impossibile

Il nuovo Consiglio regionale non è ancora entrato ufficialmente in carica, ma già si respira aria da mercato delle vacche. Dopo aver blindato la giunta e garantito i propri fedelissimi, Roberto Occhiuto deve ora placare i malumori di chi è rimasto con le mani vuote. E così si apre il valzer delle commissioni, vicepresidenze e questori, l’eterna arte calabrese del “posto in più per non far scoppiare la guerra”.

In maggioranza i numeri sono chiari ma le ambizioni lo sono ancor di più: 8 consiglieri di Forza Italia (compreso Occhiuto), 4 di Occhiuto Presidente, 4 di Fratelli d’Italia, 3 della Lega e 2 di Noi Moderati. Un esercito di aspiranti a qualcosa. Dall’altra parte, l’opposizione arranca con 4 del Pd, 2 di Tridico Presidente, 1 del M5S (che presto diventeranno due con l’addio del loro leader Pasquale Tridico), più i reduci di Democratici Progressisti e Casa Riformista. Una compagnia non proprio agguerrita ma già impegnata a contendersi le briciole.

Cirillo presidente: il reggino con la benedizione di Cannizzaro

Il nome del prossimo presidente del Consiglio è praticamente scritto: Salvatore Cirillo, (rieletto con oltre 19mila voti), ex segretario questore e fedelissimo di Francesco Cannizzaro, il ras reggino di Forza Italia che guarda alle Comunali di Reggio Calabria. L’ascesa sulla poltrona più ambita di Palazzo Campanella del suo pupillo il primo passo verso la riconquista della città Metropolitana. Occhiuto lo sa e lascia mano libera al coordinatore regionale di Forza Italia che deve incastrare adesso amicizie, promesse e debiti politici.

Vicepresidenze e questori: la coperta è corta, i malumori lunghi

Nel ruolo di vicepresidente del Consiglio regionale, tutto porta a Pierluigi Caputo, il più occhutiano degli occhutiani, eletto nella lista “Occhiuto Presidente” ma con la tessera di Forza Italia gelosamente custodita nel portafoglio. È il nome su cui il governatore punta per blindare la sua regia politica anche dentro l’aula, ma dovrà dividere il campo con l’opposizione, che per prassi reclama una delle due vicepresidenze. In pole ci sono i democrat Ernesto Alecci e Giuseppe Ranuccio: due volti nuovi della sinistra calabrese, che si giocano il posto come in una partita a scacchi. Se uno farà il vice, l’altro dovrà accontentarsi del ruolo di capogruppo Pd, a meno che non prevalga la tentazione di far saltare l’accordo interno, come da tradizione. Il diritto di scelta è per l’ex sindaco di Soverato, il più votato tra le file del centrosinistra.

Quanto al fronte dei questori, la battaglia si preannuncia altrettanto incandescente. La parte catanzarese di Forza Italia, esclusa dai posti di giunta anche per evitare il ripescaggio di Betty Aiello, rivendica una poltrona per non restare ai margini del potere. In corsa c’è Marco Polimeni, coordinatore provinciale degli Azzurri catanzaresi ed ex presidente del Consiglio comunale, che gode di solidi appoggi e di un discreto peso elettorale. Ma Occhiuto sa che se tira troppo la corda, rischia di spezzarla e le aspettative superano di gran lunga le sedie disponibili.

Sul versante dell’opposizione, invece, dovrebbe toccare a Elisa Scutellà del Movimento 5 Stelle la seconda postazione di segreteria questore, una scelta che darebbe un minimo di pluralismo formale a un Ufficio di Presidenza altrimenti interamente colorato d’azzurro. Quasi un monocolore se almeno in questo caso gli alleati di Occhiuto non sbatteranno i pugni sul tavolo. E mentre il governatore promette un assessorato alla Lega e un altro a Noi Moderati quando la giunta sarà allargata a nove membri, il rebus resta intatto: la coperta è corta e le braccia sono tante. Ogni incarico assegnato guarisce un mal di pancia, ma ne provoca almeno due nuovi.

La Vigilanza: premio di consolazione o trappola politica

C’è poi l’infinita partita delle commissioni consiliari, il vero terreno di caccia del sottopotere regionale, dove si sistemano i delusi e si ricompensano i fedelissimi. Alla maggioranza andranno – come da copione – quasi tutte le presidenze, ma la Commissione Vigilanza resta l’unica sedia che potrebbe toccare all’opposizione, giusto per salvare le apparenze della democrazia.

In corsa ci sono i democrat: Rosellina Madeo è un nome da tenere d’occhio ma occhio anche a Giuseppe Falcomatà che, forte delle sue conoscenze romane, tenta ancora di infilarsi nel valzer delle nomine e, punterebbe a qualcosa di ben più ambizioso della presidenza di Commissione Vigilanza. In ogni caso la partita non si gioca non solo sulle competenze, ma anche sull’equilibrio territoriale: se il catanzarese Alecci dovesse optare per la vicepresidenza del Consiglio, allora per compensare toccherebbe a un reggino – prendere la guida del gruppo Pd o della stessa Vigilanza. Viceversa, se la presidenza della commissione andasse a sud, allora la cosentina Madeo salirebbe di peso politico nel ruolo di capogruppo.

La Vigilanza, insomma, è la moneta di scambio perfetta: troppo visibile per lasciarla ai comprimari, ma troppo delicata per affidarla a chi non ispira fiducia. E la storia lo conferma. Ai tempi della Santelli era appannaggio della maggioranza, nella scorsa legislatura è passata di mano da un ex grillino pentito (Afflitto) a un azzurro di ferro (Giannetta). Tutto può succedere, e ogni decisione rischia di scontentare qualcuno. Occhiuto, intanto, fa i conti con i mal di pancia interni e con l’aritmetica delle promesse: ha più aspiranti presidenti di commissione che dossier da affidare. Ogni incarico dato oggi è un pegno politico da riscuotere domani, e la Vigilanza rischia di diventare l’ennesimo premio di consolazione travestito da atto di equilibrio istituzionale.

Capigruppo e nuovi “delusi”: un equilibrio precario

Sul fronte dei capigruppo, i nomi che circolano sono sempre gli stessi: in Forza Italia la scelta dovrebbe ricadere su Sergio Ferrari, mentre Rosaria Succurro resta la candidata naturale per “Occhiuto Presidente”. In Fratelli d’Italia, avanti tutta con Angelo Brutto, e nella Lega il nome più accreditato è Giuseppe Mattiani, scelta praticamente scontata. Per Noi Moderati la certezza è Vito Pitaro.

Nel fronte progressista, invece, si muovono i superstiti della sinistra calabrese: Enzo Bruno potrebbe guidare “Tridico Presidente”, mentre Francesco De Cicco e Filomena Greco si preparano a gestire i loro monogruppi solitari, rispettivamente di Democratici Progressisti e Casa Riformista. Nel gruppo misto dovrebbe finire Ferdinando Laghi, voce indipendente ma non priva di ambizioni.

La Calabria che cambia… sempre nello stesso modo

In attesa del debutto ufficiale del nuovo Consiglio regionale, previsto entro la prossima settimana, resta la sensazione di un déjà vu: una Calabria politica ferma al manuale Cencelli, dove i problemi reali — sanità, lavoro, infrastrutture — possono aspettare, ma una poltrona vacante no. Occhiuto, tra un sorriso istituzionale e un calcolo di convenienza, prova a far credere che tutto sia sotto controllo. Ma la verità è che la sua maggioranza brontola, e nemmeno una pioggia di incarichi potrà guarire il mal di pancia cronico di chi si sente “assessore mancato”. Benvenuti nel Consiglio regionale 3.0: stessi volti, stesse logiche, stesso copione. Solo le sedie sono nuove.

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