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22 Gennaio 2026
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‘Ndrangheta in Calabria, i beni strappati ai clan rischiano di andare perduti

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Beni confiscati alle ndrine lasciati nel più totale degrado. Per capire di cosa parliamo partiamo dal “palazzaccio” ubicato in pieno centro a Tropea. Il fabbricato, confiscato ad un presunto clan locale nel 2014, non viene riutilizzato per motivi di natura burocratica. L’immobile, di grande pregio per la posizione in cui si trova, era stato assegnato dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni confiscati alla ‘ndrangheta al Ministero della Difesa.

Nella struttura, una volta riqualificata, doveva essere allocata la Caserma dei carabinieri che attualmente è ubicata in un immobile privato che costa oltre 100mila euro di affitto all’anno all’erario statale. La cosa che sconvolge è che su tutto il territorio regionale languono circa 5mila beni strappati alla criminalità organizzata che potrebbero essere utilizzati per scopi prettamente sociali. Purtroppo, però, per le solite lungaggini burocratiche non solo non vengono assegnati, ma restano per anni in uno stato di totale abbandono per cui quando arriva il momento di destinarli a qualche ente o associazione diventa troppo costoso rimetterli a nuovo.

Nella struttura, una volta riqualificata, doveva essere allocata la Caserma dei carabinieri che attualmente è ubicata in un immobile privato che costa oltre 100mila euro di affitto all’anno all’erario statale. La cosa che sconvolge è che su tutto il territorio regionale languono circa 5mila beni strappati alla criminalità organizzata che potrebbero essere utilizzati per scopi prettamente sociali. Purtroppo, però, per le solite lungaggini burocratiche non solo non vengono assegnati, ma restano per anni in uno stato di totale abbandono per cui quando arriva il momento di destinarli a qualche ente o associazione diventa troppo costoso rimetterli a nuovo.

La Calabria tra le regioni meno virtuose e Vibo fanalino di coda

La Calabria, per quanto riguarda l’assegnazione dei beni immobili confiscati, resta tra le regioni italiane meno virtuose. Reggio Calabria, ancora più grave secondo l’ultimo report di “Libera”, risulta il comune meno trasparente. Ancora più in fondo nella speciale classifica la provincia di Vibo Valentia che resta il territorio con il più alto numero di beni da assegnare. I beni messi “sotto chiave” a livello nazionale superano i 230mila. Un numero considerevole che, se acquisito al patrimonio dello Stato, potrebbe tranquillamente andare in comodato d’uso al Terzo settore. Come mai, nonostante le forti pressioni dell’Associazione antimafia “Libera”, non si riesce a smobilitare queste enormi ricchezze per finalità sociali? “Manca la volontà politica – ha sottolineato un esponente di punta del Terzo settore – . Si fanno solo chiacchiere. La legge voluta da ‘Libera’ è molto chiara. Non si può aspettare 10 anni per destinare un immobile confiscato ad un’associazione che ha i soldi contati per mandare avanti la propria attività. I costi per renderlo utilizzabile sarebbero insostenibili. Abbiamo decine di casi in Calabria di associazioni che hanno dovuto rinunciare al bene assegnatole per l’impossibilità di ristrutturarlo. A mio avviso si stanno facendo solo chiacchiere. Quando manca la volontà di mettere a reddito queste enormi ricchezze strappate alle mafie significa che gli intoppi burocratici sono insormontabili. La legge, ripeto, c’è. Bisogna solo applicarla alla lettera in tempi ragionevolmente celeri”. La Calabria è una delle regioni italiane che detiene il “bottino “ confiscato più consistente d’Italia.

LEGGI ANCHE | Il “palazzaccio” confiscato alla ‘ndrangheta a Tropea, un tesoro lasciato nel degrado (VIDEO)

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