Tanta Lega calabrese oscilla tra l’ala moderata di quelli che “Ne parliamo quando viene Claudio” e gli ‘estremisti’ del “Questa situazione solo Claudio può risolverla”. Al centro sempre lui, comunque, Durigon, l’uomo che dall’agro pontino scese in Calabria per conquistare (e allineare) i cuori anarchici dei dirigenti leghisti nostrani.
Il dopo-elezioni e l’attesa del “ritorno del capo”
Concluso il turno elettorale pugliese, con la schiacciante vittoria del dem De Caro, e quello campano che invece ha visto prevalere Fico, in tanti, dalle parti del Carroccio, auspicano una presenza un po’ più stabile in Calabria del sottosegretario salviniano. “Noi ce l’abbiamo Durigon”, urlano ridanciani i suoi fan calabresi, facendo il verso a una famosa intemerata sessista bossiana all’indirizzo della malcapitata Margherita Bonniver, sottosegretaria socialista al tramonto della prima straordinaria Repubblica.
Dietro il simpatico tormentone si nasconde, tuttavia, il bisogno diffuso di quello che neanche un anno fa doveva essere solo un emissario in terra nostra della segreteria nazionale, quella leghista, salvo essere diventato un luogotenente in piena regola, e nel giro di poche settimane.
Durigon-dipendenza e malumori interni
Che la Lega calabrese sia un po’ Durigon-dipendente lo si percepisce anche dai toni bassi e dall’attendismo di gente che, pur contando parecchio nel Carroccio nostrano, è stata presa letteralmente a ‘fantaluni’ (schiaffi) da alleati in stile cafonal, specie in occasione della formazione della nuova giunta regionale, soprattutto in riva allo Stretto, dove i conti non tornano proprio. Ma qualche mugugno si registra anche in altre circoscrizioni, nelle quali, appunto, si attende il ritorno del conciliatore Durigon per consolare a dovere quei non eletti più o meno eccellenti, i quali sperano in qualche strapuntino. Del resto, con tutti i Cda da rinnovare a livello nazionale, figurati se qualche posto non si trova in quota verde.
Le ambizioni e il nodo del coordinamento regionale
Poi ci sono i più ambiziosi che punterebbero nientepopodimeno che al coordinamento regionale, sfruttando all’uopo l’argomentazione secondo cui “Filippo (Mancuso, l’attuale leader regionale) è già troppo impegnato con le deleghe della vicepresidenza; in più deve concentrarsi pure sul capoluogo di regione, del quale potrebbe essere il prossimo candidato a sindaco”. Potrebbe, appunto, perché molto dipenderà dagli equilibri tra alleati.
Il risiko dei capoluoghi e le scaramucce di coalizione
Dice una gola profonda leghista: “Se Reggio va a Cannizzaro (nota di stile: manco a Forza Italia, a Cannizzaro, come se i partiti non esistessero…) e Crotone a Fratelli d’Italia con la forte candidatura della Ferraina, è chiaro che Catanzaro è nostra”. Peccato che la chiarezza non rientri nel corredo della politica. E, infatti, le sorti della città di Pitagora stanno già creando scaramucce, dovute soprattutto alla bulimia di qualche reuccio azzurro che, pur di sostenere l’attuale sindaco Voce, manderebbe al macero lo spirito di coalizione, pretendendo magari pure la benedizione dei vertici azzurri regionali. Una eventualità non remota, considerando il delirio di onnipotenza impadronitosi di certuni.
Il malcontento dei “dimenticati” del voto
Tornando alle cose di casa leghista: “Bisogna procedere un passo alla volta, rianimando dapprima quei dirigenti ai quali, dopo una prestazione elettorale sfortunata ma generosa, non è arrivata manco una telefonata di consolazione, neanche da Claudio”. Al contrario, trillano le suonerie degli eletti, convinti che, sotto la regia ritrovata di Durigon, la Lega potrà recuperare l’onore sfregiato quando bisognerà eleggere i presidenti delle commissioni consiliari. Si punta in alto, alla ‘Bilancio’, ma si guarda anche ad altre strutture di peso che possano influire su attività produttive e ambiente.



