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14 Gennaio 2026
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Occhiuto scappa, il Prefetto colma i vuoti della politica e Vibo non crede più alle favole: cosa resta del vertice sulla sanità?

Tra proteste e promesse, il confronto in Prefettura mette a nudo una sanità al collasso e una politica inconsistente. La Prefettura regge l’urto e il territorio aspetta risposte concrete, non altri reel

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Il vertice in Prefettura avrebbe dovuto essere il momento della chiarezza. È invece diventato l’ennesimo esercizio di equilibrismo istituzionale: qualche promessa, qualche cifra esibita come una verità assoluta, e l’immancabile invito alla pazienza rivolto a un territorio che la pazienza l’ha consumata tutta.

Fuori dal palazzo, l’energia della protesta: cittadini, associazioni e comitati uniti nell’esasperazione. Dentro, il subcommissario Ernesto Esposito, chiamato a rappresentare una Regione che ha scelto di non essere presente. La politica vibonese al solito incapace di imporsi ai tavoli regionali, è diventata quasi un’eco lontana, mentre la Prefettura è rimasta l’unica istituzione autorevole a cui la popolazione si è potuta aggrappare.

La grande assenza: l’ombra di Occhiuto sul vertice

Il governatore Roberto Occhiuto, responsabile della sanità calabrese, ha deciso di non presentarsi. Il suo contributo è arrivato sotto forma di reel: poche immagini, poche frasi, e quel “mo basta” pronunciato con leggerezza, come se fosse un messaggio risolutivo. Ma qui, nel Vibonese, “mo basta” è un grido diverso. È un urlo di esasperazione che chiede presenza, non distacco; soluzioni, non slogan; responsabilità, non propaganda. Se davvero vuole chiudere un ciclo, Occhiuto dovrebbe iniziare dal confronto con una comunità che da anni chiede solo una cosa: essere ascoltata. Le liste di attesa infinite, le barelle nei corridoi, i reparti al limite, gli operatori allo stremo, gli anziani costretti a emigrare per curarsi, non si risolvono con un video pubblicato sui social. Qui servono scelte politiche, non contenuti multimediali.

La Prefettura come ultimo presidio istituzionale

Oggi, paradossalmente, a Vibo Valentia la voce più credibile è quella della Prefettura. La prefetta Anna Aurora Colosimo ha incarnato quella fermezza che la politica regionale non ha saputo esprimere. Quando ha affermato che è tempo di “mettere a terra l’Atto aziendale”, ha tradotto in maniera impeccabile ciò che il territorio grida da anni: basta promesse, servono fatti. Un’intera provincia si ritrova così a sperare non più nei propri rappresentanti, ma in una figura terza, lontana dai giochi di partito, capace però di vedere ciò che la politica regionale continua a ignorare.

Le promesse di Esposito: numeri che non convincono

Il subcommissario Esposito ha illustrato dati e previsioni parlando di un Vibonese che avrebbe ricevuto più fondi rispetto al passato. Una narrazione rassicurante, ma insufficiente di fronte allo stato degli ospedali, alle liste d’attesa, alla fuga dei professionisti e all’ennesimo Piano del fabbisogno bloccato in Regione da mesi. Senza quel documento, ogni annuncio rimane sospeso nel vuoto. Le assunzioni restano a tempo determinato, modalità che scoraggia chiunque abbia alternative. È accaduto d’estate, quando centinaia di infermieri hanno rifiutato incarichi trimestrali, ed è accaduto di nuovo ora, con tre neurologi che hanno declinato l’offerta. La verità è semplice: senza programmazione stabile, non esistono investimenti credibili.

Dentro e fuori il palazzo: due verità opposte

Dentro la Prefettura si parlava di spiragli, tavoli tecnici, nuove fasi, aperture. Fuori, invece, la realtà dei Pronto soccorso sovraffollati, dei reparti che chiudono, delle ambulanze costrette ad attendere ore, degli esami diagnostici eseguiti persino all’esterno dell’ospedale per mancanza di spazi adeguati. E c’è anche la realtà dei piccoli comuni, dove i sindaci si ritrovano ogni giorno a raccogliere le lacrime degli anziani lasciati senza servizi essenziali. Una realtà che non ha nulla a che vedere con i grafici mostrati durante il vertice. I comitati lo hanno detto chiaramente: non si faranno incantare da dichiarazioni ottimistiche. Le associazioni hanno espresso dubbi sui numeri presentati. I cittadini hanno ribadito che non servono nuovi tavoli, ma soluzioni immediate.

Il vero nodo: la politica è il problema, non la soluzione

Il sindaco di Dinami ha pronunciato parole che pesano come macigni: la politica deve uscire dalla sanità. E non è uno slogan: è la fotografia di un sistema soffocato da decenni di interferenze, nomine, interessi e logiche di appartenenza. Questo dissesto non è colpa di un solo governo. È il risultato di una lunga, interminabile sequenza di scelte sbagliate, rinvii, compromessi e irresponsabilità condivise. Ed è per questo che oggi il Vibonese guarda più alla Prefettura che ai propri rappresentanti politici, incapaci di incidere o di difendere realmente il territorio.

Vibo non crede più alle favole

Il vertice in Prefettura ha lasciato intravedere uno spiraglio, ma uno spiraglio non basta a curare un territorio ferito. La sanità vibonese è al limite e la popolazione non accetterà più promesse senza concretezza. Il governatore Occhiuto ha detto “mo basta“, ma la comunità vibonese lo ripete con un significato ben diverso: basta propaganda, basta assenze, basta messaggi registrati. È tempo che il presidente della Regione si presenti, ascolti, risponda e assuma decisioni reali. Perché finché la politica continuerà a nascondersi dietro comunicati e video autopromozionali, la crisi non solo resterà invariata, ma peggiorerà. E allora sì: mo basta. Ma stavolta lo dice Vibo.

*La foto in evidenza è un montaggio satirico del maestro Tonio Verilio
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