Un affondo diretto contro il governo e contro la riforma della giustizia al centro del referendum. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, intervenendo all’Università della Calabria durante un confronto col vicepresidente della Camera, il forzista Giorgio Mulè, parla di una modifica costituzionale che, a suo dire, non migliora il servizio per i cittadini ma rafforza il potere della politica sulla magistratura.
“Non c’è nulla per i cittadini”
“È ignorante chi dice che questo referendum migliora il servizio giustizia. Non ci sono investimenti, non c’è nulla a favore dei cittadini. C’è molto invece a favore della casta dei politici”, dichiara Conte nel punto stampa a margine dell’incontro. Secondo l’ex premier, la riforma “con un trucco molto sofisticato ha disarticolato e riscritto la Costituzione in modo da mettere sotto il controllo del governo di turno i pubblici ministeri, che loro tanto temono per le inchieste”.
“La sostanza della riforma – aggiunge – è mettere sotto il tacco del governo di turno la magistratura”.
“State scardinando la Costituzione”
Nel corso del dibattito, Conte rincara la dose rivolgendosi a Mulé: “State scardinando la Costituzione per dare potere alla politica”.
Per il leader pentastellato, tra le priorità del Paese questa non sarebbe una riforma urgente. “Se non serve ai cittadini, perché portate avanti questa battaglia che esiste dai tempi di Berlusconi?” chiede, criticando in particolare il sistema del sorteggio previsto nella riforma, definito “un sorteggio furbo”.
Il disegno, secondo Conte, sarebbe quello di “allontanare i pubblici ministeri perché sono quelli che fanno le inchieste sulla politica”.

“La stabilità non basta”
Conte replica alle dichiarazioni del vicepresidente della Camera che sostiene come il referendum non rappresenti un giudizio sull’operato dell’esecutivo. “Lo dicono adesso che hanno visto la rimonta del No. Ma questa è l’unica significativa riforma che portano ai cittadini dopo quattro anni di governo” aggiunge.
“Si vantano della stabilità, ma la stabilità non è un valore in sé. È un valore se fai qualcosa per famiglie e imprese. Qui vediamo crescita zero, produzione industriale in calo, aumento della povertà assoluta e stipendi sempre più bassi”.
L’affondo su Meloni e i ministri
Nel mirino finisce anche la presidente del Consiglio. “Giorgia Meloni dovrebbe farsi un esame di coscienza e valutare cosa fare se vincesse il No” evidenza Conte parlando di “una sconfitta ulteriore” per il governo.
Nel corso dell’incontro, il leader M5S solleva anche questioni politiche legate alla maggioranza, chiedendo “perché tenete ancora Santanchè” e “perché tenete Delmastro, condannato in primo grado”, accusando l’esecutivo di fare “le pulci alla magistratura” mentre difende propri esponenti.
“Le vere urgenze sono altre”
Per Giuseppe Conte, insomma, la giustizia avrebbe bisogno di altro: “Rafforziamo la pianta organica dei magistrati, rafforziamo le piattaforme informatiche. Queste sono le urgenze”.
La battaglia referendaria entra così nel vivo anche in Calabria, dove il Movimento 5 Stelle punta a rafforzare il fronte del No, presentando la consultazione come un passaggio decisivo non solo per la magistratura ma per l’equilibrio tra poteri dello Stato.








