A Reggio Calabria il voto regionale non ha solo decretato vincitori e vinti, ma ha ridisegnato gli equilibri di potere dentro e fuori i partiti. Forza Italia è primo in città con il 21,13% e quasi 15mila voti, metà dei quali raccolti dal candidato di Francesco Cannizzaro, Salvatore Cirillo, che ha sfiorato quota 8mila preferenze. Un successo innegabile per l’onorevole azzurro, che però si è trovato un rivale inaspettato alle spalle: la Lega, capace di conquistare un 15% e oltre 10mila voti in riva allo Stretto, grazie all’exploit del dirigente medico Sarica.
Dietro al boom del ginecologo Francesco Sarica, infatti, si muove l’ombra di Giuseppe Scopelliti, l’ex governatore e sindaco di Reggio, tornato a fare politica “da remoto”.
Da dietro le quinte, ha spinto il suo candidato a ottenere quasi 5mila preferenze solo in città, doppiando il collega leghista Giuseppe Mattiani, ex Forza Italia, che però ha recuperato terreno in provincia fino a diventare il più votato del Carroccio nella circoscrizione Sud con 12mila voti.
L’effetto Scopelliti e il nervosismo di Cannizzaro
Quel 15% leghista ha lasciato il segno. Non tanto per la cifra, quanto per il significato politico. Cannizzaro, che sognava di blindare la leadership reggina dopo il trionfo di Forza Italia, si è trovato improvvisamente offuscato dal ritorno di fiamma di Scopelliti e dal dinamismo di una Lega che a Reggio ha attecchito bene e punta a crescere ancora.
Un risultato che ha fatto gongolare l’ex missino e oggi analista politico Francesco Storace, che in diretta tv su La7 ha definito il risultato calabrese un “fatto epocale”, lodando lo “spirito ritrovato” della destra e lo spot strategico del Ponte sullo Stretto. Scopelliti ha ricondiviso il video, ringraziando “i tanti reggini liberi che hanno creduto nel cambiamento”.
E qui comincia la guerra sotterranea. Perché se il Carroccio batte cassa chiedendo a Roberto Occhiuto un assessorato di peso – Lavori pubblici e Infrastrutture in primis – il nome in pole position è proprio quello di Mattiani. Una promozione che aprirebbe le porte del Consiglio regionale a Sarica, creando un effetto domino che Cannizzaro vuole a tutti i costi evitare.
Occhiuto tra incudine e martello
Il governatore Roberto Occhiuto si ritrova ora nel mezzo del fuoco incrociato. Da un lato Salvini e Durigon che spingono per dare un segnale forte alla Lega calabrese premiando Mattiani; dall’altro Cannizzaro che rivendica la centralità di Forza Italia e il diritto a tenere le redini politiche della città metropolitana.
Ma il deputato azzurro, dicono i bene informati, è pronto a “mettersi di traverso” e a giocarsi tutte le carte romane, facendo leva su Antonio Tajani per evitare che l’asse Scopelliti–Mattiani–Sarica si consolidi. Il problema è che Occhiuto difficilmente potrà dire no a Salvini “per il principio della collegialità” e per il patto stabilito la scorsa estate quando Occhiuto ha deciso di dimettersi e di ricandidarsi ottenendo il decisivo via libera del vertici nazionali del centrodestra. Ergo: la Lega adesso passa all’incasso e punta a entrare in giunta con una casella pesante. Obiettivo chiaro: capitalizzare il consenso reggino spostando il baricentro politico in riva allo Stretto.
Falcomatà, il terzo incomodo che non molla
In mezzo alla contesa azzurra e verde c’è il terzo titano: Giuseppe Falcomatà. Il sindaco di Reggio, eletto consigliere regionale del Pd con oltre 6mila voti, ha già chiarito che non intende dimettersi prima della proclamazione ufficiale. “Resterò in carica fino alla primavera, per evitare commissariamenti e garantire stabilità”, ha spiegato.
Dietro la scelta c’è però una strategia più ampia: mantenere il controllo politico della città il più a lungo possibile, evitare il vuoto di potere e prepararsi alle comunali 2026. Falcomatà non potrà ricandidarsi, ma punta a “dare le carte” scegliendo personalmente il suo successore e presentandosi come consigliere regionale e sindaco uscente, con un peso politico che ancora conta. Nel Pd reggino, infatti, il dato è tutt’altro che negativo: 18,32% in città e un derby tutto interno vinto contro Gianni Muraca. Ma nella circoscrizione Sud, Falcomatà si è dovuto arrendere al “fenomeno” Peppe Ranuccio, sindaco di Palmi, altro nome forte per il futuro del centrosinistra. E adesso teme che un altro Peppe possa fargli le scarpe per riprendersi ciò che gli è stato tolto nel 2014 per via giudiziaria. Quel Peppe risponde al cognome di Scopelliti e per la sinistra reggina è uno spettro che fa più paura dello stesso Cannizzaro.
Verso le Comunali: l’ombra lunga del Ponte
E così, mentre a Catanzaro si discute di giunta, a Reggio si ragiona già sul dopo Falcomatà. Cannizzaro punta a un candidato sindaco azzurro, per consolidare il dominio forzista; Scopelliti osserva e prepara il terreno, consapevole che il suo nome torna a scaldare le piazze e non solo. La Lega cavalca l’onda del Ponte sullo Stretto, simbolo perfetto per la nuova destra identitaria. Il risultato? Una città spaccata in tre blocchi, con i tre titani che si studiano, si provocano e si misurano a distanza. La vera battaglia, ormai, non è più per la Regione, ma per la conquista del Campidoglio dello Stretto. Mentre Occhiuto cerca di tenere compatta la coalizione, a Reggio la guerra dei tre titani promette nuovi colpi di scena. Perché qui, più che altrove, la politica non dorme mai.




