A sedici anni dall’approvazione della legge nazionale sulle cure palliative, in Calabria il diritto alle cure per i malati in fase avanzata “resta largamente inattuato“, denuncia il vicepresidente del Consiglio regionale, Giuseppe Ranuccio (Pd), con un’interrogazione a risposta scritta sulla mancata piena istituzione e operatività della rete regionale.
Copertura dei servizi ferma al 20%
Secondo i dati richiamati nell’atto ispettivo, in Calabria circa 10.000 persone ogni anno necessitano di cure palliative, ma il livello di copertura dei servizi si attesta attorno al 20% del fabbisogno, ben al di sotto dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e lontano dall’obiettivo nazionale del 90% entro il 2028. “Sono numeri – osserva Ranuccio – che evidenziano un ritardo strutturale che la Regione non può più ignorare”.
Strutture vuote e assistenza non uniforme
Il vicepresidente segnala che, sebbene la normativa nazionale sia stata formalmente recepita, la rete regionale non risulta pienamente organizzata e operativa. I monitoraggi di Agenas e del Ministero della Salute evidenziano criticità persistenti: manca una ricognizione completa delle attività e non è garantita un’erogazione uniforme delle prestazioni su tutto il territorio.
Particolarmente critica è la situazione nell’area dell’Asp di Reggio Calabria, dove strutture nate per assistere malati in fase avanzata, come gli hospice di Melicucco e Siderno, risultano oggi inutilizzate, vandalizzate e lasciate al degrado, con uno spreco di risorse pubbliche ben documentato.
Rete non conforme alla legge
Ranuccio aggiunge che, dal punto di vista organizzativo, le cure palliative vengono spesso ricondotte all’Assistenza domiciliare integrata (ADI), nonostante la legge imponga équipe multidisciplinari dedicate e standard assistenziali specifici. Anche le Unità di cure palliative, formalmente istituite, in diversi casi non dispongono di autonomia gestionale, centri di costo propri o personale stabilizzato, rimanendo di fatto poco operative.
Appello alla giunta regionale
“La Giunta regionale – conclude Ranuccio – è chiamata ad assumere decisioni concrete e tempestive: occorre rendere operative le strutture esistenti, assicurare un’organizzazione conforme alla normativa vigente e adottare un programma triennale coerente con gli standard previsti dal Dm 77/2022. Ogni ulteriore ritardo incide direttamente sui diritti dei cittadini calabresi”.
La denuncia del vicepresidente del Consiglio rilancia così il dibattito sulla qualità e l’uniformità dell’assistenza sanitaria territoriale, in una regione dove la fuga per cure fuori regione e le difficoltà di accesso ai servizi restano emergenze aperte









