Può succedere anche questo nel Sistema sanitario pubblico. Nonostante il grande impegno della quasi totalità degli operatori sanitari, di tanto in tanto, soprattutto per i carichi di lavoro stressanti, qualche camice bianco si comporta in maniera indelicata. Questa volta a subire una “disattenzione” è stato un disabile che ci segnala comportamenti che in una struttura sanitaria non dovrebbero accadere.
La lettera aperta
“Voglio raccontare – si legge in una lettera aperta firmata – un episodio che mi ha profondamente ferito e che non dovrebbe mai accadere in un luogo di cura. Un paziente disabile, dopo una flebo di ferro, ha avuto una perdita di sangue dalla vena. Nulla di drammatico, ma ha chiesto semplicemente di poter lavarsi le mani. Un operatore sanitario l’ha invitato al bagno, fino a quel momento aperto a chiunque, ma improvvisamente è stato chiuso a chiave proprio mentre lui era dentro da un’infermiera, che lo ha sbrigativamente fatto uscire, chiudendo la porta e lasciando dentro le sue stampelle. Immaginate – prosegue – la scena: una persona disabile, con le mani sporche di sangue, privata anche delle stampelle, costretta a sentirsi un intruso, un fastidio, un peso. Non servono grandi gesti per ferire la dignità di qualcuno. A volte basta un atto di indifferenza, una porta chiusa, una parola dura. In una struttura sanitaria, dove ogni essere umano dovrebbe sentirsi accolto e rispettato, questo è inaccettabile. Scrivo queste parole con amarezza, ma anche con speranza: che chi lavora nella sanità ricordi ogni giorno che dietro ogni paziente c’è una persona, una storia, una fragilità da trattare con umanità. Perché la gentilezza non costa nulla, ma vale più di qualsiasi cura”.




