Medici e infermieri “eroici” costretti a sostenere carichi di lavoro sempre più pesanti per mandare avanti l’Unità operativa di medicina nucleare del Policlinico Universitario Renato Dulbecco di Catanzaro. Un reparto all’avanguardia, punto di riferimento per un bacino di circa 700 mila cittadini delle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, che ogni giorno accoglie centinaia di pazienti oncologici e cardiopatici in attesa di esami da cui spesso dipende la vita.
Alla guida dell’unità operativa c’è il direttore facente funzioni Paolo Puntieri, che con professionalità coordina un’équipe ridotta all’osso: tre medici, quattro infermieri e tre tecnici. Numeri che non raccontano solo una carenza strutturale, ma la pressione quotidiana di chi deve fornire risposte immediate a persone fragili, spesso esasperate dall’attesa.
Quando l’attesa diventa un rischio
Chi bussa alla porta della medicina nucleare del Dulbecco non lo fa per controlli di routine. Si tratta di malati oncologici, cardiopatici ad alto rischio, pazienti che non possono permettersi ritardi. Ogni giorno gli operatori sanitari lavorano al limite per garantire esami delicatissimi come la PET, fondamentale nella diagnostica oncologica precoce, e numerose scintigrafie indispensabili per individuare patologie complesse.
La tensione è alta, i tempi sono stretti e il margine di errore deve essere zero. Eppure, nonostante le difficoltà, l’équipe riesce a garantire circa 3.000 esami strumentali all’anno, un risultato straordinario se rapportato alle risorse disponibili. Con un potenziamento della dotazione organica, questi numeri potrebbero raddoppiare, riducendo drasticamente le liste d’attesa e migliorando le condizioni di lavoro del personale.
L’appello al commissario Occhiuto
Sono tanti gli utenti che si sono rivolti alla nostra redazione per lanciare un appello diretto al presidente della Regione Calabria e Commissario ad acta della sanità, Roberto Occhiuto. Il messaggio è chiaro: la Calabria dispone di un reparto di medicina nucleare di primo livello, ma senza un rafforzamento immediato di medici, infermieri e tecnici il sistema rischia di scoppiare. I pazienti più gravi non possono attendere settimane o mesi per un esame decisivo.
Nel messaggio c’è anche un richiamo umano e diretto. Quando il presidente ha avuto bisogno di cure urgenti, non ha aspettato un minuto in più e ha potuto contare su uno dei migliori cardiochirurghi calabresi, Daniele Maselli. Una scelta legittima, che ha portato a un lieto fine. Ma oggi i cittadini chiedono la stessa attenzione per chi ogni giorno combatte contro malattie gravissime nel silenzio delle corsie.
Il tempo delle parole è finito
Il Policlinico Universitario Renato Dulbecco è considerato il migliore ospedale calabrese, ma per restare tale servono azioni concrete. Non solo più personale nella medicina nucleare, ma anche aggiornamento delle attrezzature elettromedicali in alcuni reparti strategici. Gli operatori sanitari in servizio sono tra i più preparati d’Italia, capaci di garantire prestazioni di altissimo livello nonostante condizioni operative difficili. La sanità calabrese può davvero risalire la china investendo sulla rete ospedaliera e sulla medicina del territorio, puntando su più camici bianchi e più infermieri. I fondi ci sono, ma spesso vengono spesi male. Ora serve una scelta politica netta: potenziare ciò che funziona, tutelare chi lavora e, soprattutto, salvare vite.








