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6 Maggio 2026
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Operazione “Crypto”, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ridetermina cinque condanne

Nel riformare la pronuncia di primo grado, i giudici hanno disposto diverse assoluzioni, ritenendo insussistenti o non provate alcune delle contestazioni formulate dall’accusa

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La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha riformato parzialmente la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Palmi nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Crypto”, la vasta indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di Finanza.

Nel riformare la pronuncia di primo grado, sono cadute alcune contestazioni formulate dall’accusa perché ritenete insussistenti o non provate. In particolare, Gianfranco Benzi, Antonio Rocco Fede, Ivan Meo e Marialuisa Nasso sono stati assolti da alcuni capi di imputazione per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste.

Riqualificazione giuridica e rideterminazione delle pene

la Corte ha proceduto quindi a una riqualificazione giuridica di alcune condotte e alla conseguente rideterminazione delle pene. Per Gianfranco Benzi, difeso dall’avvocato Vincenzo Bianco del Foro di Catanzaro, è stata esclusa la recidiva e applicata l’ipotesi di cui all’articolo 73, comma IV, del d.P.R. 309/1990, con una condanna a due anni e sei mesi di reclusione e a 6.000 euro di multa.

A Rocco Antonio Fedele è stata inflitta una pena di dodici anni di reclusione, previa esclusione dell’aggravante dell’ingente quantità, mentre nei confronti di Nasso Marialuisa Nasso la Corte ha disposto una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione e 4.000 euro di multa, concedendo la sospensione condizionale della pena. Pene rideterminate anche per La Comare Patrik (2 anni e 8 mese) e Tavano Michele (2 anni e 5 mesi), con l’esclusione della recidiva contestata. È stata infine pronunciata la condanna al pagamento delle spese processuali in favore della Città Metropolitana di Reggio Calabria, liquidate in 1.891 euro. La Corte ha stabilito che le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.

Il contesto dell’inchiesta “Crypto”

L’operazione “Crypto” aveva ipotizzato l’esistenza di un’organizzazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, con una presunta base operativa nella Piana di Gioia Tauro e l’utilizzo di sistemi di comunicazione criptati per la gestione del narcotraffico. Un impianto accusatorio che, a seguito del giudizio di secondo grado, è stato in parte ridimensionato. Nel collegio difensivo figuravano gli avvocati Vincenzo Bianco, Giovanni Vecchio, Gennaro Palermo, Sebastiano Apicella, Susanna Maio, Gianluca Bona.

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