La rimodulazione dell’esecutivo Romeo si è ormai trasformata, per fare spazio alla componente del PD che fa capo al consigliere regionale Alecci, in un braccio di ferro tra detta componente e quella, a conduzione familiare, che fa capo alla segretaria provinciale Teresa Esposito ed al figlio Francesco Colelli, dimissionario consigliere delegato agli spettacoli ed aspirante assessore comunale.
L’ultimo atto di questo tragicomico teatrino è rappresentato dalla riunione della direzione provinciale che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto appianare i contrasti e fornire al sindaco una soluzione idonea a sbloccare l’impasse, ma invece, nei fatti, non è andata oltre il solito campionario di ipocrisie e contraddizioni.
Il paradosso Console e la tessera che non c’è
Il cui zenit è stato rappresentato dalla partecipazione alla direzione provinciale di Nico Console, al quale in precedenza era stata negata la tessera del partito a causa dei suoi trascorsi in Forza Italia (ed ancora oggi ne risulta sfornito).
Prima di entrare nel merito di alcune questioni, va detto che l’errore di fondo che sta commettendo il duo Esposito-Colelli consiste nel ritenere di poter mantenere l’egemonia sul partito nel vibonese non attraverso il confronto tra le varie anime, ma tenendo fuori la componente che ha come punto di riferimento il capogruppo del PD in consiglio regionale.
Egemonia senza confronto, risultato zero
Se la base di partenza è rappresentata dalle palesi contraddizioni e pretese fuori da ogni logica politica, il corollario non può che essere lo zero assoluto in fatto di risultati concreti da offrire per la soluzione della crisi al sindaco, il quale già di suo, come vedremo, sta dimostrando di non possedere la tempra adatta per sbrogliare la matassa.
Depongono in tal senso sia il tenore di alcuni interventi, miranti – attraverso il ridimensionamento dei contrasti – a negare la necessità di una rimodulazione dell’esecutivo (con il reale obiettivo finale di rinviare sine die l’ingresso della componente che fa capo ad Alecci in giunta), sia la pregressa posizione assunta da Romeo in relazione alla costituzione del gruppo alecciano in consiglio comunale.
La crisi negata e il colpo di Console
In relazione al primo aspetto, le macroscopiche fragilità argomentative dei rappresentanti del PD, che hanno negato la crisi e la conseguenziale necessità del rimpasto, hanno posto Nico Console nelle condizioni di giganteggiare ed affondare il colpo in particolare contro la segretaria provinciale.
Alla quale ha ricordato non solo che la crisi è palese, ma che ad aprirla è stato proprio il suo rampollo – dimettendosi da consigliere delegato agli spettacoli – e che ad accentuarla sono state le dimissioni da assessore della Continanza, indicata a suo tempo proprio dal duo Esposito-Colelli.
Le responsabilità del sindaco Romeo
Per quanto concerne invece la posizione del sindaco, va osservato come una buona dose di responsabilità su quanto si sta registrando in questi giorni gli possa essere tranquillamente ascritta. Questa, infatti, è una crisi che non avrebbe avuto ragion d’essere se Romeo – nel momento in cui si era costituito il gruppo consiliare dei “Democratici e riformisti” – invece di abbandonarsi a pomposi proclami secondo i quali mai gli avrebbe riconosciuto un ruolo politico ed una rappresentanza in giunta, avesse preso atto della nuova architettura della sua maggioranza.
Dieci mesi persi e oggi le “imposizioni”
Riconoscendo agli uomini di Alecci quello che, sulla scorta delle più basilari leggi della politica, gli spettava e che oggi è costretto a dargli, subendone anche le “arroganti imposizioni”. Oggi il punto non è se spetti o meno a loro un posto nell’esecutivo – cosa sacrosanta come lo era dieci mesi fa – ma se il sindaco sarà in grado di far valere le proprie prerogative, resistendo alle bizzose prese di posizione di Console e soci.
Diktat o autonomia? Il nodo Mirabello
Pretendendo dagli stessi una rosa di nomi tra i quali scegliere, oppure se subirà il perentorio diktat sul nome di Enzo Mirabello. Riteniamo che per Romeo non esista migliore occasione di questa per scrollarsi di dosso l’immagine di un sindaco tentennante, in balia delle varie componenti della sua maggioranza. Già è imbarazzante per il sindaco di un’amministrazione progressista essersi posto nelle condizioni di far ritenere all’ex capogruppo di FI durante l’esperienza Limardo di potergli imporre le proprie scelte.
Campo largo a rischio implosione
In attesa delle determinazioni di Romeo, bisogna chiedersi come stiano incidendo le diatribe interne al PD sull’andamento generale dell’amministrazione. Sotto l’aspetto più propriamente politico, quello che, all’esito delle risultanze elettorali, era stato descritto con tanta enfasi come un modello di “campo largo”, da esportare su scala nazionale, nei fatti rischia di sgretolarsi dopo appena un anno e mezzo.
Amministrazione rallentata, cittadini in attesa
Per quanto riguarda i risultati amministrativi, che rappresentano l’aspetto che maggiormente interessa i cittadini, va detto che, se da un lato è innegabile che attualmente l’operatività dell’esecutivo sia ridotta se non bloccata, è pur vero che sul lavoro dei singoli assessori gli effetti, fino ad oggi, sono più contenuti.






