La vicenda giudiziaria di Mario Occhiuto torna in discussione. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione che la Corte d’Appello di Catanzaro aveva inflitto, nel giugno scorso, al senatore di Forza Italia ed ex sindaco di Cosenza. Accogliendo le tesi dell’avvocato Nicola Carratelli, i giudici di legittimità hanno disposto la celebrazione di un nuovo processo di secondo grado davanti a una diversa sezione della magistratura catanzarese.
Il verdetto della Suprema Corte
Il dispositivo della sentenza delinea un esito articolato: la Cassazione ha sancito tre conferme e un annullamento con rinvio. Nello specifico, i magistrati hanno confermato la responsabilità definitiva per quattro capi d’accusa relativi alla bancarotta fraudolenta patrimoniale. È caduta invece la condanna per un altro filone d’indagine, il reato di bancarotta impropria derivante dal mancato adempimento del debito tributario, per il quale sarà necessario un nuovo esame nel merito. Nel ricorso, la difesa aveva contestato l’impianto accusatorio della Procura di Cosenza e le motivazioni fornite dai giudici nei gradi precedenti.
Il nodo della decadenza
L’impatto politico della sentenza è immediato: Mario Occhiuto non decade dalla carica di senatore. Come chiarito dal suo staff legale, la Legge Severino non può operare in assenza di una condanna definitiva superiore ai due anni che copra l’intero spettro del processo. Poiché il rinvio in Appello ridiscute parte del reato e della pena complessiva, la causa di decadenza rimane sospesa in attesa che si concluda il nuovo giudizio di secondo grado.





