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25 Aprile 2026
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Vibo e il risiko del potere dopo la sentenza del Tar: si rafforza l’asse Pitaro-Mangialavori, Opa di Alecci sul Pd

Ridisegnati i rapporti di forza nel centrodestra ma tra ambizioni parlamentari e nomine regionali nulla appare scontato. A sinistra la rimodulazione di giunta certifica la crisi dell’attuale classe dirigente

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La recente sentenza del Tar Calabria con la quale i giudici hanno stabilito che i voti dati al solo candidato a presidente non incidono sulla soglia di sbarramento del 4% per le liste e la rimodulazione di giunta effettuata dal sindaco Romeo, che ha portato all’ingresso di un rappresentante del consigliere regionale Pd Ernesto Alecci, rappresentano eventi i cui effetti meritano di essere approfonditi.

Entrando nel merito delle singole tematiche ed iniziando dalle determinazioni assunte dai giudici amministrativi, bisogna prendere atto che esse al momento, in attesa di un eventuale pronunciamento in senso contrario del Consiglio di Stato, hanno consolidato la posizione di egemonia all’interno del centrodestra vibonese del consigliere regionale Vito Pitaro e, conseguenzialmente, dell’On. Giuseppe Mangialavori. Di fronte a questa realtà, bisogna interrogarsi sul peso che essa potrà avere sulla realizzazione degli obiettivi più immediati dei due politici e, più in generale, del centrodestra vibonese.

Candidature blindate e ambizioni regionali

Per quanto riguarda il primo aspetto, è notorio che il parlamentare miri ad ottenere una terza candidatura blindata in occasione del prossimo rinnovo delle Camere, mentre il consigliere regionale aspira alla nomina ad assessore nella giunta Occhiuto. Riteniamo che su entrambi gli obiettivi, più della riconquistata egemonia di cui detto, saranno altri i fattori che incideranno in maniera preponderante. Per quanto concerne Mangialavori, va rilevato che oggi la senatrice Ronzulli – la quale, in occasione della sua elezione sia al Senato che alla Camera, gli ha consentito di usufruire di una candidatura che lo ha posto al riparo dal giudizio degli elettori – non è più in grado di garantire quei vecchi privilegi neppure a se stessa.

Né, d’altro canto, può essere condivisa l’idea di chi ritiene che a spendersi a favore di una nuova candidatura sicura possa essere, in sostituzione della precedente benefattrice, Vito Pitaro nella sua – ad oggi solo ipotetica – pesante veste di assessore regionale. Tale prospettazione si scontra infatti con più ordini di fattori, in primis le consultazioni politiche non sono paragonabili alle amministrative di Vibo, dove gli inciuci tra i due hanno portato alla consacrazione a sindaco di Romeo, e neppure alle recenti regionali, dove solo Michele Comito credeva che Mangialavori mantenesse fede all’impegno di sostenere lui e non Pitaro.

Alle prossime politiche questi sleali sotterfugi difficilmente potranno essere posti in essere, poiché Pitaro, eletto con Noi Moderati, avrà le mani legate e poi soprattutto perché Pino Galati – leader regionale del partito che aspira a rientrare in parlamento – è un vecchio marpione della politica che difficilmente si farà turlupinare da chicchessia, Pitaro compreso.

Il nodo Occhiuto e le ombre del processo Maestrale-Carthago

Quanto poi alla nomina di quest’ultimo ad assessore regionale, va detto che sulle determinazioni di Occhiuto inciderà più dell’attuale posizione di forza del diretto interessato il rapporto di fiducia personale.

Già in passato il presidente aveva posto il veto, impedendo al politico, nonostante fosse consigliere regionale uscente, di ricandidarsi; oggi che sono noti anche i contenuti di alcune intercettazioni telefoniche, depositate dalla Dda di Catanzaro nel processo Maestrale-Carthago, concernenti le interlocuzioni tra Pitaro e Mangialavori – nel corso delle quali venivano espresse valutazioni non certo lusinghiere sulle persone di Occhiuto e Daffinà e sui loro rapporti – ci sembra alquanto azzardato dare per acquisita la sua nomina ad assessore.

Siccome però in politica non bisogna mai dire mai, non ci sorprenderemmo più di tanto se il governatore, superando i vecchi pregiudizi ed accantonando le valutazioni critiche di cui si è detto, finisse invece per dare ragione a chi quella nomina la dà per scontata. Dove invece il rafforzamento del binomio Pitaro-Mangialavori inciderà in maniera decisa sarà all’interno della coalizione del centrodestra vibonese, dove la coppia di politici ritornerà a fare il bello e cattivo tempo, imponendo sindaci e presidenti della provincia.

La rimodulazione di giunta e la resa dei conti nel Pd vibonese

Chiuso questo capitolo e passando ad esaminare gli effetti della rimodulazione di giunta attuata dal sindaco Romeo, a noi sembra che essi siano destinati a tracciare la strada che condurrà inesorabilmente verso la conquista, da parte della componente di Ernesto Alecci, della leadership del Pd. Diciamolo chiaramente, l’attuale classe dirigente, formalmente guidata dalla segretaria provinciale Teresa Esposito, ma di fatto nelle mani del figlio Francesco Colelli – novello assessore alla manutenzione ed a qualcos’altro – ha dato ampia dimostrazione, attraverso scelte strategiche rivelatesi fallimentari, di non essere assolutamente in grado di contrastare l’incedere di Alecci nel territorio provinciale, e poi – ancora peggio – attraverso un’allegra gestione di regolamenti e statuti pro domo propria, di essere riuscita ad indurre le tante persone valide che davano lustro e conferivano credibilità al partito a fare un passo di lato, se non indietro.

I risultati di tale modus operandi sono sotto gli occhi di tutti: il Pd vibonese, per la prima volta nella sua storia, non esprime nessun rappresentante in consiglio regionale. Stando così le cose, le domande da porsi non sono se, ma solo quando avverrà il cambio della guardia e se questo rappresenterà una svolta positiva per il partito.

Riteniamo che i tempi saranno dettati dalla voglia e dalla capacità degli ex consiglieri regionali Mammoliti e Tassone, oggi azzoppati, di risorgere, per così dire, dalle proprie ceneri, mentre per quanto riguarda tutto il resto dubbi non possono essercene: chiunque verrà dopo non potrà mai fare peggio dell’attuale dirigenza.

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