La campagna militare americana in Iran procede a ritmo serrato. A una settimana dall’avvio dei bombardamenti, il presidente Donald Trump ha tracciato un bilancio della situazione, annunciando nuovi obiettivi e valutando l’invio di truppe sul territorio iraniano.
“Abbiamo fatto un favore al mondo”
Secondo Trump, gli attacchi degli ultimi giorni hanno già prodotto risultati significativi. “Da 1 a 10, le darei 15. Abbiamo distrutto le comunicazioni e 42 navi. Abbiamo fatto un favore al mondo”, ha dichiarato il presidente, sottolineando come l’operazione sia stata condotta per contrastare le minacce nucleari e militari di Teheran.
Il presidente ha precisato che gli attacchi proseguiranno su nuovi target, già identificati, “li colpiremo ancora molto duramente”.
Terza portaerei e possibilità di truppe sul terreno
A rafforzare l’azione, il Pentagono ha inviato la USS George H.W. Bush, terza portaerei diretta verso il Mediterraneo, insieme a quattro navi da guerra. Trump, secondo indiscrezioni riportate da NBC, starebbe valutando anche lo schieramento di un ristretto contingente di truppe in Iran.
“Non si tratta di un’invasione su larga scala – ha spiegato il presidente in privato a collaboratori – ma di piccoli gruppi per operazioni mirate, soprattutto per mettere al sicuro l’uranio iraniano e garantire la collaborazione del nuovo regime sul petrolio”.
Omaggio ai caduti e pressione interna
Il presidente ha anche partecipato alla cerimonia di accoglienza delle bare dei primi soldati americani morti nel conflitto, alla base di Dover in Delaware. “Sono degli eroi”, ha detto Trump, ribadendo l’impegno dell’amministrazione a ridurre al minimo le perdite, anche se l’opinione pubblica americana resta preoccupata.
“Ogni giorno siamo consapevoli dei rischi, ma il nostro obiettivo resta quello di fermare la minaccia iraniana”, ha aggiunto il presidente, mentre gli alleati internazionali osservano con attenzione la situazione.
Dubbi e critiche interne
L’operazione, definita dall’opposizione democratica una “guerra di scelta”, ha sollevato perplessità tra gran parte della popolazione americana. Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, la maggioranza degli statunitensi non approva il conflitto, e molti osservatori ritengono che la Casa Bianca non abbia fornito una linea coerente per giustificarlo.
Anche gli alleati europei e del Golfo seguono con preoccupazione l’invio di armi e truppe in Medio Oriente, temendo ritardi o mancanze nelle forniture acquistate dal Pentagono.
Focus sull’Iran, mentre il mondo osserva
Nonostante le tensioni in Ucraina e la situazione a Cuba, Trump ha ribadito che il “focus resta sull’Iran”. Il presidente ha spiegato ai leader latinoamericani che l’operazione ha trasformato Teheran da “bullo del Medio Oriente” a “perdente”, precisando che gli Stati Uniti vogliono impedire lo sviluppo di armi nucleari.
“Abbiamo fatto un favore al mondo”, ha sottolineato Trump, ribadendo la determinazione dell’amministrazione americana nel proseguire la strategia militare in Medio Oriente.









