Nel teatro della politica calabrese, dove la retorica del “potenziamento dei servizi” spesso si scontra con l’ostinata realtà dei fatti, la vicenda delle Case della Salute di San Marco Argentano e Cariati emerge come un paradigma di occasioni perdute e promesse scritte sulla sabbia.
Non è solo una questione di cifre o di acronimi burocratici, è il racconto di come un diritto inalienabile, quello alla cura, rischi di restare intrappolato nelle maglie di una macchina amministrativa che sembra girare a vuoto.
Le due infrastrutture sanitarie appartengono con pieno titolo a questa categoria.
La conferma arriva da un documento ufficiale che non lascia spazio a interpretazioni edulcorate: la risposta della Regione Calabria alle interrogazioni presentate dai consiglieri regionali Ferdinando Laghi e Rosellina Madeo, che chiedevano conto delle criticità sanitarie nel Comune di San Marco Argentano e, in particolare, del destino degli 8.149.000 euro destinati alla realizzazione della Casa della Salute.
La risposta, protocollata il 13 marzo 2026, è un capolavoro di prosa burocratica applicata alla gestione di un disastro: pagine di decreti, regolamenti europei e riaccertamenti residui che, depurate dall’impasto tecnico, dicono una cosa sola: i soldi ci sono stati, e sono andati persi.
Il meccanismo della perdita
Il progetto è inquadrato nella programmazione Por Calabria Fesr-Fse 2014-2020, con un finanziamento complessivo per l’intera rete delle Case della Salute (San Marco Argentano, Cariati, Mesoraca, Chiaravalle Centrale, Siderno, Scilla), pari a quasi 49 milioni di euro.
Per l’intervento sammarchese sono stati stanziati gli 8,1 milioni che da allora alimentano dibattiti, interrogazioni e rassicurazioni.
Il termine per avviare materialmente i lavori è fissato al 29 giugno 2022. L’Asp di Cosenza non rispetta la scadenza, dichiarando le opere “complesse” — così riferiscono i documenti ufficiali —motivazione che in un Paese in cui la burocrazia sanitaria produce complessità a ritmo industriale, ha il sapore amaro dell’alibi.
Il risultato è il disimpegno di oltre 37 milioni di euro con decreto n. 4504 del 29 marzo 2023, e la definitiva esclusione dei due progetti — San Marco e Cariati — dalla possibilità di essere trascinati nella nuova programmazione 2021-2027, per la quale sarebbe stato necessario dimostrare l’avvio dell’intervento. Avvio che non c’era stato.
Le rassicurazioni e il cortocircuito della realtà
Qui la vicenda acquisisce il suo tratto più politicamente rivelatore. La risposta fornita dalla Direzione Generale del Dipartimento Salute e Servizi Sanitari della Regione riconosce che l’Asp, nonostante la sottoscrizione di convenzioni con scadenza al 31 dicembre 2023, non ha espletato le procedure per la contrattualizzazione dei lavori entro i tempi coerenti con la programmazione, e che per questo motivo non è stato possibile produrre le schede per l’ammissione alla nuova programmazione 2021-2027.
Questo non è un disguido tecnico. È la fotografia di un sistema in cui la responsabilità si diluisce attraverso una catena di rimandi — dalla Regione all’ASP, dall’ASP al Dipartimento Programmazione, dal Dipartimento alle norme europee — finché non rimane in mano a nessuno, se non ai cittadini di San Marco Argentano e Cariati, che nel frattempo continuano ad abitare territori sanitariamente fragili, con un pronto soccorso che funziona senza un operatore socio-sanitario in pianta stabile e con un mammografo di ultima generazione che fino al 4 marzo 2026 non era nemmeno stato attivato per gli screening.
La consolazione della promessa futura
La risposta regionale chiude con una formula fantascientifica: i progetti troveranno “una diversa copertura finanziaria in altra programmazione”. Non si specifica quale programmazione, non si indicano tempi, non si citano provvedimenti. Si tratta, nella sostanza, di una promessa senza soggetto e senza scadenza, la stessa tipologia di impegno che ha prodotto il disastro attuale.
Insomma, se i lavori non sono stati eseguiti quando c’erano le risorse, che garanzie ci sono ora se non sono nemmeno state individuate le linee di finanziamento per coprirli? È una domanda retorica, ma solo in apparenza.
Il diritto che non si può deflazionare
Dietro la selva di decreti commissariali, articoli del Regolamento UE e riaccertamenti di residui passivi, c’è una questione di sostanza che nessuna prosa istituzionale può oscurare: San Marco Argentano e Cariati sono comunità che insistono su aree interne e costiere già penalizzate dalla morfologia del territorio, dalla carenza di medici di medicina generale, da una mobilità sanitaria passiva che ogni anno drena risorse verso le strutture del Centro-Nord.
Una Casa della Salute non era un optional urbanistico ma lo strumento attraverso cui il DM 77/2022 e la stessa programmazione regionale promettevano di avvicinare i servizi ai cittadini, di dare gambe concrete al principio costituzionale della tutela della salute come diritto fondamentale.
Quel diritto non si può deflazionare citando l’art. 118 bis del Regolamento UE 2021/1060. Non si può gestire a scaglionamento.
E non si può rinviare all'”altra programmazione” mentre il tempo passa, le risorse sfumano e i territori restano ad aspettare, con la stessa pazienza infinita, e la stessa crescente amarezza, di chi ha imparato da tempo che in Calabria le promesse hanno la shelf life di un volantino elettorale.






