La segreteria regionale della Cgil Calabria interviene con fermezza nel dibattito sul mercato del lavoro, stigmatizzando la visione del Presidente Occhiuto che vedrebbe un rilancio dell’occupazione giovanile a discapito dei diritti acquisiti dai lavoratori più anziani. Il sindacato definisce singolare la strategia del Governatore, accusandolo di puntare il dito contro gli istituti contrattuali che valorizzano l’esperienza e la professionalità maturate negli anni. Secondo la Cgil, svalutare le competenze consolidate non solo mette a rischio la sostenibilità dell’intero sistema previdenziale, ma minaccia di scatenare una guerra tra generazioni che danneggerebbe il tessuto sociale. La via maestra dovrebbe invece essere la ricerca di un equilibrio tra la spinta innovativa dei giovani e la stabilità garantita dai lavoratori senior.
Tirocini e precariato: il gap calabrese
Un punto critico evidenziato dall’organizzazione sindacale riguarda le attuali condizioni di ingresso nel mondo del lavoro. Mentre in altre regioni italiane le indennità per i tirocini raggiungono gli 800 euro, in Calabria la soglia si ferma a 650 euro, confermando un trattamento deteriore per i giovani del territorio. Per sostenere realmente le nuove generazioni, la Cgil esorta la Regione ad abbandonare le logiche del lavoro a tempo determinato e del precariato, che caratterizzano ancora troppe misure di politica attiva. La richiesta è chiara: servono opportunità occupazionali stabili e di qualità, capaci di garantire dignità e prospettive di vita concrete a chi decide di restare.
La proposta: salario minimo e riforma fiscale
Sul fronte della tassazione, la posizione del sindacato resta ancorata al principio della progressività impositiva, con la proposta di colpire i grandi patrimoni e gli extra-profitti per alleggerire la pressione sui redditi medio-bassi. Tuttavia, la sfida più urgente lanciata al Presidente Occhiuto riguarda la creazione di una legge regionale sul salario minimo. La Cgil chiede una convocazione immediata per definire norme che limitino i contratti a termine e impongano soglie retributive dignitose, partendo proprio dagli appalti pubblici e dalle società partecipate. L’obiettivo è duplice: combattere il dumping contrattuale e offrire un salario dignitoso che permetta ai giovani di non essere costretti, come i loro genitori, ad abbandonare la propria terra.






