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25 Aprile 2026
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“L’Italia ai Mondiali al posto dell’Iran”, l’idea dell’inviato di Trump: no di Abodi e Buonfiglio

Il presidente del Coni è stato diretto: “Non credo sia possibile e mi sentirei offeso. Ai Mondiali bisogna meritarselo”

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L’ipotesi ha del clamoroso: sostituire l’Iran con l’Italia ai Mondiali del 2026. A lanciarla è Paolo Zampolli, vicino al presidente Donald Trump, che avrebbe avanzato la richiesta alla FIFA.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’idea sarebbe legata anche a dinamiche diplomatiche, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra Trump e la premier Giorgia Meloni.
Con quattro titoli mondiali, gli Azzurri hanno il pedigree per essere inclusi”, avrebbe dichiarato Zampolli, sottolineando il valore storico della Nazionale italiana.

La posizione della Fifa e le parole di Infantino

Dalla FIFA, però, nessuna apertura ufficiale. L’organismo ha preferito non commentare direttamente le pressioni, rinviando alle dichiarazioni del presidente Gianni Infantino.
La linea è chiara: l’Iran parteciperà regolarmente al torneo.
Deve venire, si è qualificato e vuole giocare”, ha ribadito Infantino, auspicando che il contesto internazionale possa stabilizzarsi in vista della competizione.

Iran pronto a giocare: tensioni e polemiche

Nonostante le tensioni geopolitiche, Iran ha confermato la propria presenza al Mondiale. In precedenza, Teheran aveva ventilato un possibile ritiro per motivi di sicurezza, ipotizzando anche sedi alternative come Canada o Messico.
Alla fine, però, la volontà è quella di scendere in campo negli Stati Uniti, come previsto dal calendario. Dura anche la reazione diplomatica: l’ambasciata iraniana a Roma ha parlato di “bancarotta morale” nei confronti di chi ipotizza esclusioni per motivi politici.

No netto dall’Italia: “Ai Mondiali si va sul campo”

La proposta non trova sponde nemmeno in Italia. Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, è stato diretto: “Non credo sia possibile e mi sentirei offeso. Ai Mondiali bisogna meritarselo”.
Sulla stessa linea il ministro dello Sport Andrea Abodi: “Non è opportuno, ci si qualifica sul campo”, ha dichiarato, escludendo anche la fattibilità tecnica di un simile scenario.
Una posizione condivisa che ribadisce un principio fondamentale: il calcio resta competizione sportiva, non terreno di trattative politiche.

Sport e politica, un confine sempre più sottile

Il caso riaccende il dibattito sul rapporto tra sport e geopolitica. L’idea di un “ripescaggio” per ragioni diplomatiche divide e solleva interrogativi, soprattutto in una competizione globale come il Mondiale.
Nel frattempo, una certezza resta: le qualificazioni si conquistano sul campo, e almeno per ora l’Italia dovrà guardare al 2026 senza scorciatoie.

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