E’ una lettera che in queste ore circola tra i consiglieri comunali di Vibo Valentia e che rischia di trasformarsi in un nuovo detonatore politico e amministrativo sul futuro di Vibo Marina. La missiva porta la firma dell’imprenditore Francesco Cascasi ed è indirizzata al presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, alla Prefettura di Vibo Valentia, al sindaco e al presidente del Consiglio comunale. Calabria7 ha avuto modo di visionarla.
Il cuore della comunicazione è un attacco duro, articolato e documentato contro quella che Cascasi definisce, nella sostanza, una condizione di stallo burocratico capace di mettere a rischio un investimento privato da circa 27 milioni di euro nell’area portuale e nelle zone limitrofe. Un progetto turistico integrato che, secondo quanto scritto dall’imprenditore, comprende alberghi, cantiere nautico, ristorante, stabilimento balneare e soprattutto un approdo turistico da circa 300 posti barca. Ma la lettera va oltre il singolo progetto imprenditoriale. Perché incrocia uno dei nodi più sensibili del futuro di Vibo Marina: la permanenza dello stabilimento Meridionale Petroli, la revisione del Piano di Emergenza Esterno, la possibile imposizione di nuove limitazioni nella zona e il destino di via Amerigo Vespucci, il lungomare oggi già al centro di forti tensioni tra esigenze industriali, sicurezza, turismo, viabilità e accesso al mare.
Il progetto da 27 milioni e il nodo degli investimenti bloccati
Nella missiva Cascasi mette subito sul tavolo il dato economico. Le società da lui rappresentate, si legge, “stanno realizzando un importante progetto integrato di sviluppo turistico all’interno dell’area portuale di Vibo Valentia Marina”. Il progetto, aggiunge, è stato illustrato anche personalmente al presidente dell’Autorità portuale in occasione di un recente incontro: “L’investimento complessivo che sosterranno le società che rappresento è di circa euro ventisette milioni di cui oltre sette milioni già spesi”. Non solo. Cascasi evidenzia che l’investimento “ha già avuto una istruttoria favorevole da parte di Invitalia s.p.a. il cui finanziamento prevede circa il 60% a fondo perduto”. Nella tabella allegata alla comunicazione, riportata nella lettera, il progetto integrato viene quantificato in 27 milioni di euro, con 87 addetti diretti previsti e, secondo quanto scritto dallo stesso imprenditore, un indotto complessivo stimato in circa 160/200 unità.
Cascasi scrive che si tratta di “un progetto importante e di ampio respiro, la cui realizzazione è attesa ormai da circa ventisei anni” e che, una volta completato, potrebbe restituire “una forte spinta economica all’intera comunità vibonese”, sia in termini occupazionali sia in termini economici generali. Poi il passaggio più pesante: “Purtroppo il notevole ritardo causato dall’appesantimento burocratico sta producendo un grave slittamento sulla realizzazione dell’intero investimento, generando danni economici e mettendo a serio rischio l’intera fattibilità dello stesso”.
Marina Resort, cantiere nautico e alberghi: la filiera ferma
Nel documento Cascasi ricostruisce i diversi segmenti del progetto. C’è il Marina Resort, per il quale richiama la concessione demaniale marittima cinquantennale rilasciata nel 2023, ma con le attività realizzative ancora ferme, ad aprile 2026, per il mancato completamento dell’iter autorizzativo. C’è il cantiere nautico, completato ma non ancora avviato. C’è la riqualificazione del ristorante e stabilimento balneare La Rada. Ci sono due alberghi, uno dei quali indicato come già pronto per l’avvio dell’attività e l’altro già appaltato, ma con lavori fermi.
Uno dei passaggi più significativi riguarda l’aggiornamento del progetto principale Marina Resort della Cadi s.r.l. Cascasi sostiene che tale aggiornamento sarebbe stato reso necessario dalla durata del procedimento amministrativo, durato “oltre ventitré anni” per arrivare al rilascio della concessione demaniale. A suo dire, l’aggiornamento avrebbe dovuto seguire un percorso rapido, perché “non vi è stata alcuna modifica significativa in termini di volumi e parametri urbanistici”, ma solo aggiornamenti collegati ai progressi tecnologici, alla sicurezza e alla riduzione dell’impatto ambientale. E invece, scrive, “l’ulteriore conferenza dei servizi indetta a tutt’oggi non è conclusa, al di fuori di ogni regola”. Una situazione che, secondo Cascasi, comporta “pesanti ritardi con notevoli aggravi di costi”, aggravati dall’aumento dei prezzi e dal canone della concessione demaniale.
La banchina Fiume e il ricorso alla giustizia amministrativa
Il punto più delicato riguarda la richiesta di concessione suppletiva sull’area antistante quella già in concessione sulla banchina Fiume. Secondo Cascasi, quell’area sarebbe essenziale perché collegata ai servizi della Marina Resort, al rifornimento carburante e alle operazioni di alaggio e varo delle imbarcazioni. Proprio queste attività avrebbero potuto consentire l’avvio del refitting e del rimessaggio del cantiere nautico della C&C Impianti.
L’imprenditore sostiene che la richiesta riguardi il “sopravvenuto prolungamento in avanti di circa quindici metri della banchina Fiume”, che avrebbe modificato l’originario fronte mare. Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, senza quel prolungamento l’area in concessione sarebbe stata già prospiciente sul mare. Per questo, scrive Cascasi, la Cadi avrebbe avuto diritto all’area “senza ulteriori richieste”. La vicenda, però, si sarebbe chiusa negativamente in conferenza dei servizi “sulla base del solo parere sfavorevole dell’Autorità Portuale”, nonostante, sempre secondo quanto riferito nella comunicazione, l’accoglimento della domanda, l’istruttoria e i pareri favorevoli degli altri partecipanti. Da qui la decisione di proporre ricorso davanti all’autorità giudiziaria.
La mancata concessione dell’ampliamento, sostiene Cascasi, “metterebbe a rischio la fattibilità dell’intero progetto integrato di sviluppo”, rendendo inutili anche gli investimenti già effettuati per oltre tre milioni e mezzo di euro dalla C&C Impianti per l’opificio e per i mezzi meccanici destinati a varo, alaggio e trasporto di imbarcazioni fino a trenta metri.
La Rada, il rischio chiusura e il fronte occupazionale
La lettera si sofferma poi su La Rada, ristorante e stabilimento balneare che, secondo quanto riportato da Cascasi, occupa attualmente 18 persone. Anche qui il tono è d’allarme. L’attività, scrive l’imprenditore, sarebbe “a rischio di imminente chiusura, con conseguente impatto negativo sulla fattibilità dell’intero progetto di sviluppo integrato di cui fa parte”. La causa viene individuata nell’asservimento di via A. Vespucci alle esigenze di mantenimento dello stabilimento Meridionale Petroli, con conseguente riduzione della fruibilità da parte dei cittadini e dell’uso come parcheggio. È un passaggio che apre il fronte più politico della vicenda: il lungomare, la mobilità, il diritto di accesso al mare, le attività turistiche e la convivenza con un deposito costiero che insiste nell’area dal 1956.
Nella comunicazione, Cascasi richiama anche una nota del presidente dell’Autorità portuale del 5 gennaio 2026, nella quale si affermerebbe che il deposito costiero “è ormai ubicato a ridosso degli stabilimenti balneari sorti nel tempo lungo l’adiacente lungomare nonché di molteplici edifici destinati a civile abitazione”. Nella stessa ricostruzione viene evidenziato che, durante il periodo estivo, l’unica viabilità di accesso al deposito risulterebbe fortemente congestionata, tanto da imporre alla Prefettura il costante aggiornamento del Piano di Evacuazione di Emergenza.
Il Piano di sicurezza e lo spettro delle restrizioni sul lungomare
Secondo quanto filtra in ambienti amministrativi, presto dovrebbe essere varato o comunque aggiornato il Piano di Emergenza Esterno relativo a Meridionale Petroli. E attorno a quel piano si preannunciano possibili pesanti restrizioni nell’intera zona del lungomare Vespucci. Tra le ipotesi che agitano operatori e residenti ci sarebbe persino la chiusura del lungomare, con effetti potenzialmente pesanti sulla vita quotidiana, sulla mobilità, sulle attività economiche e sugli stabilimenti balneari. Il rischio, per come viene letto dagli operatori turistici dell’area, è che per garantire la permanenza del deposito costiero si finisca per comprimere ulteriormente lo sviluppo del fronte mare, scaricando sulle attività commerciali e turistiche il prezzo della convivenza con un insediamento industriale che da anni condiziona la destinazione dell’area.
È in questo quadro che la lettera di Cascasi assume il significato di un vero e proprio atto d’accusa: da una parte un investimento turistico da 27 milioni, dall’altra la necessità di gestire le criticità di sicurezza connesse alla presenza del deposito. In mezzo, il Comune, la Prefettura e l’Autorità portuale, chiamati a scegliere quale idea di Vibo Marina debba prevalere.
Via Vespucci, il Piano Spiaggia e la destinazione pubblica
Cascasi dedica una parte rilevante della lettera alla destinazione di via A. Vespucci. Richiama il Piano Spiaggia comunale del 2005, approvato dal Comune e dalla Capitaneria di Porto e poi riportato nel Piano Spiaggia del 2014. Secondo la ricostruzione contenuta nella missiva, l’articolo 2 indicava l’obiettivo di “sviluppare e qualificare e rendere competitiva l’area economica dei servizi balneari”, consentendo “una ordinata e omogenea articolazione degli stabilimenti balneari e del sistema degli accessi al mare lungo il tratto di spiaggia sito alle spalle dei depositi costieri”.
Ancora più netto il riferimento a una risposta della Capitaneria di Porto del 20 aprile 2007, richiamata nella lettera, nella quale si attestava che la destinazione d’uso della strada era quella di “accesso pedonale e carrabile” e che l’area veniva individuata come viabilità. Da qui la conclusione dell’imprenditore: “la strada di Via Vespucci non può essere a servizio delle esigenze della Meridionale Petroli ma è destinata in via esclusiva ad uso pubblico”. In sostanza, non più una strada da piegare alle esigenze della sicurezza industriale, ma un’infrastruttura pubblica da preservare per viabilità, parcheggi, accesso al mare e attività turistiche.
Il timore di una chiusura “ad appannaggio dei mezzi di soccorso”
Cascasi scrive anche di essere preoccupato per quanto letto nel parere del Comune di Vibo del 12 dicembre 2025, secondo cui sarebbe “pendente istruttoria per la chiusura da parte dell’Autorità Portuale della Via A. Vespucci ad appannaggio di mezzi di soccorso”. Per l’imprenditore, questa ipotesi sarebbe collegata alla volontà di mantenere il deposito costiero e di superare le criticità derivanti dal rischio di incidente rilevante. Da qui il passaggio più duro della lettera: “il mantenimento dello stabilimento della Meridionale Petroli, sia sotto forma di concessione ventennale che come atto di sottomissione, non solo contrasta con l’evidente destinazione turistica del porto di Vibo Marina, ma anche con gli atti assunti dalla stessa Amministrazione Comunale e Capitaneria di Porto”.
Cascasi non si limita a chiedere lo sblocco dei suoi procedimenti. Contesta la compatibilità stessa tra la permanenza del deposito costiero e la vocazione turistica del porto. E chiede una rivalutazione dell’istruttoria procedimentale che ha interessato Meridionale Petroli.
Il messaggio a Prefettura, Comune e Autorità portuale
La missiva viene trasmessa anche alla Prefettura di Vibo Valentia, “perché ne tenga debito conto nel procedimento di revisione del Piano di Emergenza Esterno”. Viene inviata anche al sindaco e al presidente del Consiglio comunale affinché vengano compiuti “tutti gli atti perché Via A. Vespucci non subisca indebite restrizioni e venga esclusivamente destinata, come prescritto dal Piano Spiaggia, per viabilità, ripristino dei parcheggi e accesso al mare”. La Prefettura per il versante della sicurezza. Il Comune per quello urbanistico, politico e amministrativo. L’Autorità portuale per le concessioni, le autorizzazioni e la gestione complessiva dell’area portuale. In controluce resta la domanda che attraversa da anni Vibo Marina: il porto deve diventare davvero un’infrastruttura turistica, capace di attrarre investimenti e nautica da diporto, oppure resterà ostaggio di una convivenza irrisolta tra industria, emergenze, vincoli e promesse di sviluppo mai decollate?
La frase laconica di Cascasi: “Qui non ci sono le condizioni per investire”
Contattato telefonicamente da Calabria7, Francesco Cascasi ha preferito non aggiungere altro al contenuto della lettera. Nessun commento articolato, nessuna replica ulteriore, nessuna dichiarazione di guerra oltre il testo già trasmesso alle istituzioni. Si è limitato a una frase laconica, ma dal peso evidente: “Le dico solo che qui non ci sono le condizioni per investire”. Una frase che fotografa il punto nodale della vicenda. Non solo il ritardo di un procedimento, non solo il braccio di ferro su una banchina o su una strada, ma la sensazione, per un investitore, per giunta del posto, che la macchina pubblica non riesca a trasformare una concessione, un progetto e un finanziamento in cantieri, lavoro e sviluppo.
Il bivio di Vibo Marina
La partita, adesso, non riguarda più soltanto Cascasi o le sue società. Riguarda il modello di sviluppo di Vibo Marina. Da una parte un progetto turistico integrato che promette alberghi, nautica, servizi, posti barca, occupazione diretta e indotto. Dall’altra la permanenza di un deposito costiero che, secondo la stessa ricostruzione richiamata nella lettera, insiste in un contesto profondamente mutato, ormai a ridosso di stabilimenti balneari, abitazioni e viabilità congestionata.
Sul tavolo c’è il nuovo assetto di sicurezza esterna di Meridionale Petroli. Se dovessero arrivare restrizioni pesanti su via Vespucci, fino alla chiusura o alla limitazione dell’accesso, il prezzo potrebbe ricadere sulle attività turistiche, sui cittadini e sui lavoratori. Il paradosso politico sarebbe evidente: chiudere o comprimere un pezzo di lungomare per salvaguardare la permanenza di un insediamento industriale che, nella lettura critica degli operatori turistici, blocca e condiziona la possibilità di immaginare un futuro diverso per il porto. Per ora restano una lettera, un progetto fermo, una concessione già rilasciata, milioni già spesi, lavori bloccati, un Piano di Emergenza Esterno in fase di revisione e una domanda che nessuno potrà più evitare: Vibo Marina vuole diventare una porta turistica sul Mediterraneo o continuare a vivere dentro l’emergenza permanente?






