La strategia della Lega sulle concessioni balneari segna un nuovo arresto forzato nelle aule del Senato. Il partito di Matteo Salvini ha tentato un inserimento dell’ultimo minuto nel decreto Ponte, proponendo una proroga per le aree colpite da emergenze meteorologiche o fenomeni di erosione costiera, con particolare riferimento a regioni come Sicilia, Sardegna e Calabria. Nonostante il primo parere favorevole della Commissione Ambiente, la proposta si è scontrata con il muro della Commissione Bilancio. I tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze hanno infatti espresso parere contrario, ravvisando profili di onerosità finanziaria non compatibili con le coperture attuali.
Il fallimento dell’emendamento ha immediatamente innescato la reazione delle opposizioni, che hanno stigmatizzato l’incertezza della maggioranza su un tema già oggetto di pesanti richiami da parte di Bruxelles. Il Partito Democratico ha duramente commentato l’episodio definendolo come l’ennesima figuraccia della destra sulla pelle delle imprese, mentre il Movimento 5 Stelle ha puntato il dito contro quella che considera una lunga serie di giravolte su una questione che è già costata all’Italia una procedura di infrazione per la mancata applicazione della direttiva Bolkestein.
La blindatura del decreto e il superamento dei rilievi contabili
Una volta rimosse le norme più controverse, il decreto ha ripreso la sua corsa verso l’approvazione definitiva, ottenendo il via libera dall’Assemblea del Senato con 95 voti favorevoli e 58 contrari attraverso il voto di fiducia. Il provvedimento è stato concepito con l’obiettivo primario di blindare la realizzazione del Ponte sullo Stretto, fornendo una risposta normativa ai dubbi sollevati dalla Corte dei Conti sulla sostenibilità e la trasparenza dell’operazione. Il testo incarica formalmente il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di gestire i passaggi tecnici necessari per l’aggiornamento del piano economico-finanziario e per il coordinamento con la Commissione Europea in materia di verifiche ambientali.
In questo nuovo quadro normativo, assume un ruolo centrale la figura dell’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, nominato commissario straordinario per le opere ferroviarie complementari all’infrastruttura. Grazie ai poteri derivanti dallo Sblocca cantieri, il commissario potrà agire in deroga alle procedure ordinarie sui contratti pubblici, garantendo una velocità di esecuzione ritenuta indispensabile per il rispetto dei cronoprogrammi, ma che continua a sollevare perplessità tra le fila della minoranza.
Le questioni irrisolte tra scorporo Anas e caro materiali
Nonostante l’approvazione del nucleo centrale del decreto, restano sul tavolo diversi nodi politici e industriali che il Senato non è riuscito a sciogliere. Sono stati infatti respinti o accantonati gli emendamenti che miravano a ridefinire l’assetto delle partecipate statali, in particolare la proposta caldeggiata da parte della maggioranza per lo scorporo di Anas dal Gruppo Ferrovie dello Stato e il suo conseguente ritorno sotto il controllo diretto del Mef. Si tratta di una partita di potere e gestione infrastrutturale che sembra destinata a riaprirsi in altri provvedimenti legislativi.
Parallelamente, rimane alta la tensione con il mondo dei costruttori. Le norme proposte per contrastare l’incremento del costo delle materie prime non hanno trovato spazio nel testo finale, provocando l’immediata reazione dell’Ance. L’associazione dei costruttori esprime forte preoccupazione per l’assenza di soluzioni concrete a un problema che rischia di rallentare i cantieri in tutto il Paese, evidenziando come la priorità data alla singola opera dello Stretto







