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3 Maggio 2026
3 Maggio 2026
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Garlasco, messaggi choc di Sempio: “Ossessione per una ragazza e frasi sullo stupro”. La difesa: “Chiara non c’entra”

Emergono i post firmati “Andreas” attribuiti a Andrea Sempio: ossessioni sentimentali, riferimenti inquietanti e un profilo sotto esame. Ma i legali insistono: “La ragazza non è Chiara Poggi”

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Il caso di Garlasco si arricchisce di un nuovo elemento: oltre 3.000 messaggi pubblicati online tra il 2009 e il 2016 con il nickname “Andreas”, attribuiti a Andrea Sempio. A confermarlo è stata la sua avvocata Angela Taccia, che ha riconosciuto come autentici alcuni post circolati da tempo. Tra questi, uno del 2010 in cui l’indagato raccontava una “one-itis”, ovvero una ossessione amorosa durata quasi due anni, vissuta tra i 18 e i 20 anni. “Ero innamorato più di una fantasia che della ragazza”, scriveva.

Ossessione o semplice cotta? La linea della difesa

Secondo la Procura di Pavia, questo elemento potrebbe collegarsi al possibile movente: un rifiuto a un approccio sentimentale. Ma la difesa smonta questa ricostruzione. “Quella ragazza non è Chiara Poggi“, ha ribadito Angela Taccia, spiegando di conoscere personalmente la vicenda. La strategia legale punta a dimostrare che si trattava di una semplice cotta adolescenziale, non di un’ossessione per la vittima. Non è escluso che la giovane possa essere chiamata a testimoniare in aula.

Frasi choc e riferimenti inquietanti

Tra i messaggi analizzati dagli investigatori emergono contenuti ritenuti fortemente problematici. Alcuni post fanno riferimento al mondo incel (celibi involontari), con paragoni a casi estremi come quello di Elliot Rodger. Altri passaggi, ancora più controversi, contengono riflessioni sullo stupro definite dagli inquirenti inquietanti, in cui viene descritto come una presunta “dimostrazione di forza”. Elementi che, secondo l’accusa, potrebbero contribuire a delineare un profilo psicologico complesso. La difesa, invece, minimizza: “Al massimo emerge il ritratto di una persona immatura e infantile“, ha dichiarato l’avvocato Liborio Cataliotti.

Il nodo del movente e le indagini

Le chat sarebbero state analizzate anche dal consulente informatico Paolo Del Checco, ma senza un peso decisivo nell’impianto accusatorio. Resta però centrale il tema del movente, che per la Procura potrebbe essere legato a una frustrazione sentimentale. Un’ipotesi che la difesa contesta con forza, cercando di separare nettamente la figura della ragazza citata nei messaggi da quella di Chiara Poggi.

Verso l’interrogatorio: Sempio decide la strategia

Intanto Andrea Sempio si prepara al confronto con i magistrati. La decisione su come affrontare l’interrogatorio – rispondere, avvalersi della facoltà di non rispondere o presentare una memoria – sarà presa all’ultimo momento.

Indagine agli sgoccioli: ora parlino le carte

Siamo agli sgoccioli di un’indagine complessa. A breve ci sarà la discovery e capiremo meglio quali sono gli elementi in mano alla Procura. Finalmente parleranno le carte e non le suggestioni.

Il rischio di un nuovo processo mediatico

La speranza è sempre quella: che non venga fatto a Andrea Sempio ciò che è stato fatto a Alberto Stasi, mostrificato dai media e condannato dall’opinione pubblica ancora prima di essere indagato. Sembra ormai di trovarsi di fronte a una guerra tra bande, tra innocentisti e colpevolisti, e troppo spesso ci si dimentica delle persone coinvolte e del fatto che si parla di un omicidio crudele.

Il rispetto per Chiara e per la verità

Ci sono vite distrutte e, nel rispetto di Chiara Poggi, bisogna fare le cose nel modo giusto: quello che forse non è stato fatto in passato. Deve valere per Andrea Sempio la presunzione d’innocenza, un diritto di cui, purtroppo, Alberto Stasi non ha sempre goduto.

Il dubbio che non può essere ignorato

Bisogna avere l’onestà intellettuale di dire che forse c’è una persona innocente in carcere, che ha vissuto gli anni della gioventù in un vortice terribile. Questa storia dovrebbe insegnarci a essere più prudenti e onesti.

Non è un giallo: sono vite reali

Ci troviamo davanti a persone, con le loro vite e le loro famiglie. Non sono personaggi di un giallo per cui fare il tifo. E forse è proprio da qui che bisogna ripartire: dal rispetto, dalla verità e dal silenzio necessario quando a parlare devono essere solo i fatti.

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