× Sponsor
4 Maggio 2026
4 Maggio 2026
spot_img

Sanità territoriale al collasso Vibo, tutti contro l’Asp: “Cantieri aperti, ma senza governance il diritto alla salute resta negato”

Dopo la conferenza del nuovo commissario, Soccorso Capomolla contesta la narrazione ufficiale: ritardi nella prevenzione, territorio indebolito, risorse inutilizzate e aumento del rischio clinico

spot_img

“Una comunicazione improntata alla continuità, alla prosecuzione di un percorso già avviato e alla promessa di risultati concreti”. È questa l’immagine offerta dalla prima uscita pubblica del nuovo commissario dell’ASP di Vibo Valentia. Ma proprio in questa impostazione, secondo il diretto del Don Mottola, Soccorso Capomolla, si annida un equivoco di fondo.

Non basta costruire strutture o chiudere cantieri – si legge nella nota – se non si definisce come quei contenitori devono funzionare”. Il riferimento è ai progetti legati al PNRR: Case della Comunità, posti letto, piani assunzionali. Elementi necessari, ma non sufficienti senza indicatori operativi, meccanismi di gestione e governo della domanda sanitaria.

Prevenzione in ritardo: il primo indicatore che manca

Uno dei punti più critici riguarda la prevenzione, considerata il vero termometro di un sistema sanitario efficiente. I dati disponibili collocano la Calabria sotto la soglia minima dei Livelli Essenziali di Assistenza: “Le coperture degli screening oncologici restano lontane dagli standard nazionali”, denuncia l’associazione: “Mammografie spesso sotto il 50%, colon-retto sotto il 40%, screening cervicale distante dal 70–80% atteso.  Il risultato è noto: diagnosi tardive, aumento della mortalità evitabile e pressione crescente sugli ospedali. Nel territorio vibonese non si registrano segnali di recupero”.

Ospedali fragili e territorio assente

La rete ospedaliera continua a mostrare criticità strutturali e organizzative. Tra queste, resta aperta la questione dell’adeguamento antisismico del presidio, definita “una questione di sicurezza pubblica, non un dettaglio tecnico”.  Parallelamente, emerge un dato emblematico: oltre il 50% degli accessi al pronto soccorso riguarda codici verdi dimessi in giornata:  “Non è un problema di emergenza, ma di territorio che non filtra la domanda sanitaria”.

Guardia medica: meno presidi, più pressione sugli ospedali

La riduzione delle postazioni di continuità assistenziale viene indicata come un segnale opposto rispetto al rafforzamento del territorio: “A fronte di un fabbisogno di 163 medici, ne risultano operativi 131: una scopertura del 20%, con oltre 380 turni mensili non coperti.  Non è solo una carenza, è una carenza non governata”.Secondo la proposta avanzata, basterebbe incentivare i turni eccedenti per recuperare gran parte del fabbisogno, con un costo annuo stimato inferiore ai 700 mila euro:  “Non è una spesa, ma un investimento capace di ridurre accessi impropri e migliorare gli esiti”.

Il paradosso delle risorse inutilizzate

Uno dei passaggi più critici riguarda la gestione della sanità territoriale: strutture disponibili, posti accreditati e fondi stanziati che però restano in parte inutilizzati: “Si genera una frattura patologica tra domanda e offerta”, si legge nella nota.Liste d’attesa lunghe convivono con posti liberi, dimissioni protette negate e servizi non integrati. E ancora: “Non manca la capacità, manca la capacità di usarla”.

Le conseguenze non sono solo organizzative, ma cliniche. Ogni anno circa 1.800 pazienti necessitano di continuità assistenziale dopo la fase acuta: “Dove il territorio è debole aumentano riospedalizzazioni e mortalità precoce fino al 20%”. Il dato più critico: centinaia di pazienti sperimentano eventi clinici maggiori entro 30 giorni: “Non sono numeri. Sono esiti”.

Governance e responsabilità

Il punto centrale diventa quindi la governance.“Non siamo di fronte a criticità episodiche, ma a una mancata gestione complessiva”. Secondo il “Soccorso Capomolla”, la responsabilità non può essere elusa: manca integrazione tra servizi, riduzione dei tempi, operatività dei percorsi.A questo si aggiunge l’assenza di confronto con operatori e cittadini: “Quando il dialogo si interrompe, il sistema diventa autoreferenziale e perde capacità di miglioramento”.

Una questione sanitaria e democratica

Il problema, conclude la nota, supera l’ambito sanitario: “Quando il diritto alla salute viene limitato non per mancanza di risorse ma per incapacità di gestione, diventa una questione democratica”. Il rischio è che il sistema pubblico perda la sua natura universale, trasformandosi in un modello selettivo.

spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img